IL PUNTASPILLI   – TRE –

DiEnrico Marello -

16 settembre 2022

Il volto del giudice e la sua riconoscibilità sono cardini dei sistemi processuali moderni. Si ha il diritto a conoscere la persona che materialmente dovrà redigere il provvedimento giurisdizionale, da cui dipenderanno eventi più o meno lesivi della sfera personale. Il volto del giudice, visibile, comprensibile, necessariamente fonte di giustizia spiegabile, trova il suo riflesso nel documento che definisce il procedimento, la sentenza.

Le sentenze sono sottoscritte dai giudici: è la traccia dell’operato, è lo strumento di riconoscibilità e di responsabilità.

Non solo le parti del processo hanno diritto di sapere chi ha assunto una certa sentenza: esiste anche un interesse pubblico alla conoscibilità dell’autore di una certa decisione. I provvedimenti giurisdizionali hanno un’efficacia che trascende ampiamente quella della definizione del rapporto: incidono sulla giurisprudenza in fieri, condizionano altri giudici, indicano ai terzi come ci si dovrebbe condurre in una certa situazione.

La traccia del giudice è tanto più importante nella pubblicazione (un tempo cartacea, ora on line) della sentenza. In molti cosmi processuali, anche nel nostro ordinamento, è, anzi, una traccia ricercata dal giudice stesso, che firma un trend, una decisione savant, una dissenting opinion di rottura, o anche solo dimostra una produttività martellante.

Un’altra prospettiva di analisi: la pubblicità dei procedimenti, se si esclude qualche processo penale di risonanza, è oggi ampiamente frustrata. Questo vuoto di pubblicità assume dimensioni angosciose nelle Commissioni (pardon, Corti) tributarie: spesso mancano anche fisicamente gli spazi per accogliere un eventuale pubblico.

Una pubblicità a posteriori si può recuperare con le banche dati accessibili al pubblico, da cui sia possibile conoscere le decisioni assunte: non più una pubblicità del procedimento in corso, ma del procedimento concluso e della regola di giudizio espressa.

Non stupisce, quindi, che nelle principali banche dati aperte al pubblico, i nominativi dei giudici siano ben visibili: Italgiure-Cassazione e la banca dati della Giustizia Amministrativa indicano chiaramente presidente e relatore.

A questo punto, il lettore, che non abbia già rinunciato per noia paralizzante, si starà chiedendo quale sia il punto di tutto questo per una rivista tributaria.

Il punto è che nella grande maggioranza delle sentenze pubblicate nelle ultime settimane sul def.finanze.it sono scomparse le intitolazioni contenenti, tra l’altro, il nominativo dei giudici. Non è più possibile conoscere nome e cognome di un presidente o di un relatore. La sentenza diventa un’espressione senza volto. Si conosce l’organo e la sezione, ma i nominativi sono stati dissolti nel nulla.

Non so se si tratti di un errore tecnico (difficile), o di una scelta ponderata (più facile). Potrebbe essere che si sia voluto preparare il campo per il database ampio che verrà. Forse si è voluto, in questa prospettiva, seguire una sorta di modello francese, in cui si vieta la profilazione del giudice. Nel modello francese, però, non si è deciso di non pubblicare i nomi dei giudici: i nomi vengono pubblicati e si vieta di profilare l’operato del giudice. Ah, dimenticavo: in Francia è stata una legge a vietare la profilazione, la scelta non è avvenuta materialmente in qualche cammarilla. E ancora, la Francia costituisce un caso isolato: in molti altri ordinamenti (p.e. gli USA), la profilazione del giudice è ritenuta, al contrario, una parte importante del sistema e si comprende bene la ragione: se devo rivolgermi ad un giudice per ottenere giustizia su un certo argomento, sapere che proprio quella specifica persona adotta una certa linea di giudizio, mi lascia comprendere se merita proporre un’azione o no.

Insomma, la faglia è qui: la pubblicità della sentenza e la sua riconducibilità ad uno specifico soggetto sono valori fondamentali dei nostri sistemi processuali. La conoscibilità delle sentenze tributarie è centrale nell’indirizzare gli operatori. Molto importanti saranno i modi attraverso cui saranno resi disponibili al pubblico e agli studiosi le decisioni tributarie, attraverso il nuovo database pubblico messo in programma e finanziato.

Ecco, quindi, lo spillo da appuntare: il volto del giudice deve essere conosciuto, la sua firma pubblicata. Pubblicare sentenze tributarie senza volto non è solo un brutto inizio, ma contrasta con alcuni valori che, se si vogliono mutare o limitare, devono essere discussi pubblicamente in Parlamento.

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