Obblighi di monitoraggio fiscale, proporzionalità delle sanzioni e libertà fondamentali

Di Antonio Marinello -

Con la sentenza del 27 gennaio 2022, Commissione c. Spagna, causa C-788/19, la Corte di Giustizia ha censurato la normativa iberica relativa all’obbligo, previsto per i soggetti residenti, di dichiarare i beni e diritti posseduti all’estero. A seguito di un esame che ha interessato soprattutto le conseguenze sanzionatorie derivanti dall’inosservanza dell’obbligo dichiarativo, la Corte ha ritenuto che le misure adottate eccedessero quanto necessario al perseguimento degli obiettivi di tutela dei controlli fiscali e di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale e ha, quindi, concluso per la contrarietà delle stesse rispetto al principio di libera circolazione dei capitali. Si tratta di una pronuncia di estremo interesse, nella quale vengono in considerazione numerosi profili di rilievo teorico relativi a diversi ambiti, dalle libertà fondamentali garantite dal diritto dell’Unione, alle possibili cause di giustificazione per le restrizioni a tali libertà, fino alla rilevanza del principio di proporzionalità nella valutazione delle misure adottate dai singoli Stati membri. Altrettanto interesse rivestono le possibili implicazioni di questa sentenza sull’ordinamento italiano, in particolare sulle disposizioni che regolano gli obblighi di monitoraggio fiscale e le correlate sanzioni, posto che la disciplina domestica presenta notevoli consonanze con l’impianto normativo spagnolo.

In its judgment of 27 January 2022 (C-788/19, Commission v. Spain), the Court of Justice ruled that the Spanish legislation on the obligation of residents to declare their property and rights abroad infringed EU law. After an analysis which mainly concerned the consequences of penalties resulting from non-compliance with the declaratory obligation, the Court considered that those measures exceeded what was necessary to achieve the objectives of protecting tax controls and combating tax evasion and avoidance and that, for this reason, they were contrary to the principle of the free movement of capital. The Court’s judgement is of considerable interest, as it takes into account numerous theoretical profiles relating to different areas, from the fundamental freedoms guaranteed by EU law, the possible grounds for the restrictions on those freedoms, up to the relevance of the principle of proportionality in the assessment of the measures taken by individual Member States. Equally relevant are the possible implications of this ruling on the Italian legal system, in particular on the provisions governing tax monitoring obligations and related sanctions, since the domestic discipline has significant consonances with the Spanish regulatory system.