La Suprema Corte si pronuncia in tema di rapporto tra revocazione e ricorso in cassazione

Di Andrea Colli Vignarelli -

(commento a/notes to Cass., ord. 24 dicembre 2021, n. 41509)

Abstract

L’ordinanza in esame si pronuncia in tema di rapporto tra giudizi di cassazione e revocazione, giungendo nel caso di specie alla conclusione che, nell’ipotesi di revocazione della sentenza di appello in senso favorevole al contribuente – ricorrente anche in cassazione con contemporanea pendenza dei due giudizi – il ricorso in cassazione va dichiarato inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, essendo cessata la materia del contendere nel giudizio di legittimità. Conseguentemente, trattandosi di un caso di inammissibilità sopravvenuta alla proposizione del ricorso per cassazione, la Corte dichiara le spese del giudizio di legittimità interamente compensate tra le parti, nonché non dovuto dal ricorrente il pagamento del c.d. “doppio contributo unificato”.

The Supreme Court rules on the relationship between cassation judgment and revocation. – The ordinance in question deals with the relationship between cassation judgments and revocation, reaching the conclusion that, in the event of revocation of the appeal sentence in favor of the taxpayer – who is also a plaintiff in the cassation case with the two judgments pending at the same time – the cassation appeal must be declared inadmissible due to lack of interest, since the matter in issue in the judgment of legitimacy has ceased to exist. Consequently, given that this is a case of inadmissibility after the appeal has been lodged, the Court declares that the costs of the legitimacy judgment have been fully offset between the parties, and that the appellant is not required to pay the so-called “unified double contribution”.

Sommario: 1. Premessa. – 2. Ratio dell’attuale disciplina. – 3. La prevalenza “condizionata” della revocazione. – 4. La sospensione del termine per proporre il ricorso per cassazione o del relativo procedimento. – 5. La mancata sospensione. Il caso concreto.

1. Con la recente ordinanza 24 dicembre 2021, n. 41509, la Suprema Corte si sofferma sulla problematica del rapporto tra giudizio di cassazione e giudizio di revocazione, in quanto, nel caso concreto, la sentenza del giudice di appello, impugnata in cassazione, era stata revocata dalla Commissione regionale, a seguito di ricorso del contribuente ex 395 c.p.c., comma 1, n. 4 (errore di fatto), con conseguente annullamento dell’avviso di accertamento e dell’atto di contestazione delle sanzioni.

2. La Corte innanzitutto evidenzia che l’attuale normativa (art. 398, comma 4, c.p.c., come modificato dall’art. 68 L. 26 novembre 1990, n. 353), consente la contemporanea pendenza dei due giudizi, a differenza della previsione precedente che, dando la prevalenza al ricorso in revocazione, comportava ex lege la sospensione del giudizio di cassazione, impedendo di fatto l’anzidetta contemporanea pendenza. La ratio della modifica normativa, come evidenziato in dottrina (e ribadito dalla pronuncia in esame), consiste nell’evitare un uso strumentale della revocazione, a soli fini dilatori, in quanto la sospensione automatica del termine per impugnare in cassazione o del relativo procedimento – che operava anche nel caso di ricorso in revocazione inammissibile o improcedibile o manifestamente infondato (cfr. Rota F., Revocazione nel diritto processuale civile, in disc. priv., Sez. civ., Torino, 1998, XVII, 488, nota 107; Onniboni C., Della revocazione, in Consolo C. – Luiso F.P., Codice di procedura civile commentato, Milano, 2000, 2015; Cerino Canova A. – Tombari Fabbrini G., Revocazione [Diritto processuale civile], in Enc. giur. Treccani, Roma, 1991, XXVII, 6; Russo M., Rapporti tra revocazione e sospensione del termine per ricorrere per cassazione, in Giur. it., 2020, 3, 593, nota 11; in giurisprudenza cfr. Cass., 30 giugno 1951, n. 1751, in Giur. compl. Cass. civ., 1951, III, 1502, con nota di Bianchi D’Espinosa; Corte d’Appello di Trieste, 24 aprile 1956, in Giur. it., 1957, I, 230, con nota di Attardi; Cass., 25 marzo 1988, n. 251, in Foro it., 1988, I, 1377, con nota di Barone) – aveva “l’effetto pratico […] di differire sensibilmente il momento di formazione del giudicato” (così Consolo C., Proposizione della domanda, in Consolo C. – Luiso F.P. – Sassani B., Commentario alla riforma del processo civile, Milano, 1996, 515). Precisa infatti la Corte che “il nuovo meccanismo di interconnessione fra i due giudizi è stato inserito per impedire manovre dilatorie delle parti, tese a procrastinare il passaggio in giudicato della sentenza d’appello, con l’utilizzo strumentale dell’istituto della revocazione”.

3. La Corte osserva inoltre che, anche se l’attuale normativa non esclude la contemporanea pendenza dei due giudizi, è previsto peraltro un “temperamento”: infatti, “resta salva […] la possibilità per le parti di chiedere la sospensione del termine per proporre il ricorso per cassazione o del giudizio di cassazione stesso”. Quindi, se prima della modifica apportata al citato comma 4 dell’art. 398 c.p.c. dalla L. n. 353/1990, era accordata in ogni caso preferenza alla revocazione – per l’opportunità di far precedere l’impugnativa di merito rispetto a quella di legittimità – attualmente, escluso ogni effetto sospensivo automatico dell’istanza di revocazione sul termine per impugnare o sul procedimento in cassazione, se già instaurato, la revocazione ha la preferenza sulla cassazione solo nel caso in cui il giudice della revocazione abbia accordato l’anzidetta sospensione.

La Corte precisa che “il giudizio di revocazione è pregiudiziale al processo di cassazione” – ed è per questo che il legislatore consente una sospensione (non più “automatica”, per il motivo prima visto) di quest’ultimo o dei relativi termini di impugnativa – “in quanto, nell’iter logico della decisione, i vizi che si fanno valere con la revocazione, mezzo di impugnazione a critica vincolata ex art. 395 c.p.c., si collocano in un momento anteriore rispetto ai vizi, che si denunciano con il ricorso per cassazione, anch’esso a critica vincolata ex art. 360 c.p.c.”; la “subordinazione” del giudizio di cassazione a quello di revocazione è comunque solo “eventuale” (e collegata alla sospensione disposta dal giudice della revocazione), “e risponde alla esigenza di assegnare priorità alla impugnazione di merito, tesa a far valere vizi di ‘giustizia’ della sentenza, rispetto a quella di pura legittimità, che si innerva della ‘violazione o falsa applicazione di norme di diritto’” (sulla problematica della sentenza ingiusta – sentenza viziata, si rinvia a Colli Vignarelli A., La revocazione delle sentenze tributarie, Bari, 2007, 14 ss.). In particolare, la (eventuale) priorità della revocazione è prevista “siccome fondata su vizi estranei al procedimento decisorio e agevolmente riscontrabili, rispetto al ricorso per cassazione, che postula invece il controllo sulla conformità al diritto della decisione e sulla sua logicità” (cfr. Pistolesi F., Il processo tributario, Torino, 2021, 291 s.)

In proposito occorre precisare che il rapporto tra ricorso in cassazione e revocazione è comunque un rapporto di “concorrenza”, potendo le due impugnazioni proporsi e svolgersi contemporaneamente avverso la medesima sentenza – ed in modo autonomo – qualora il giudice della revocazione non ritenga di concedere il richiesto provvedimento di sospensione, ex art. 398, comma 4, c.p.c. La concorrenza tra i due rimedi è possibile in quanto “la revocazione comporta la deduzione di vizi di merito, non spendibili con il ricorso per cassazione”; conseguentemente, la “concorrenza fra le due suddette impugnazioni” risulta “perfettamente ammissibile stante la diversità dei motivi adducibili a conforto delle stesse” (così Pistolesi F., La revocazione, in Baglione T. – Menchini S. – Miccinesi M., Il nuovo processo tributario, Milano, 2004, 753; Id., Il processo tributario, cit., 291; Tesauro F., Manuale del processo tributario, Torino, 2020, 296 s.).

4. “La proposizione della revocazione non sospende il termine per proporre il ricorso per cassazione o il procedimento relativo. Tuttavia, il giudice davanti a cui è proposta la revocazione, su istanza di parte, può sospendere l’uno o l’altro fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla revocazione, qualora ritenga non manifestamente infondata la revocazione proposta”: così recita testualmente il più volte citato comma 4 dell’art. 398 c.p.c., richiamato dall’ordinanza in esame.

La sospensione di cui si discute potrà essere disposta previa valutazione discrezionale del giudice circa la non manifesta infondatezza della revocazione proposta, ricomprendendosi nell’ipotesi legislativamente prevista anche la valutazione circa la non manifesta inammissibilità o improcedibilità dell’istanza di revocazione (v. Consolo C., Codice di procedura civile. Commentario, Milano, 2018, III, Sub art. 398, Rapporti tra revocazione e cassazione,15; Id., Proposizione della domanda, cit., 520; Rota F., Revocazione, cit., 488, nota 108).

Il provvedimento di sospensione, che va dato con ordinanza (motivata: per il processo tributario, v. Pistolesi F., La revocazione, cit., 755; per il processo civile, v. Consolo C., Proposizione della domanda, cit., 520; Cerino Canova A. – Tombari Fabbrini G., Revocazione, cit., 7) della Commissione tributaria regionale, non avendo contenuto decisorio, non è soggetto ad alcun rimedio, neanche a ricorso in cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. (così Pistolesi F., La revocazione, cit., 755; Consolo C., Proposizione della domanda, cit., 522; Cerino Canova A. – Tombari Fabbrini G., Revocazione, cit., 7), e ciò certamente “attenua” la rilevanza della sua motivazione, pur richiesta dalla dottrina unanime; si discute invece se sia revocabile dal giudice che l’ha pronunciata (per la revocabilità v. Cerino Canova A. – Tombari Fabbrini G., Revocazione, cit., 7; Rota F., Revocazione, cit., 487; per l’opinione contraria v. Pistolesi F., Il processo tributario, cit., 292; Id., La revocazione, cit., 755; Consolo C., Proposizione della domanda, cit., 521).

La disposta sospensione non impedisce la proposizione del ricorso in cassazione, determinandone l’inammissibilità; quest’ultimo semplicemente è temporaneamente inoperativo, potendo dunque venire in seguito trattato e deciso, una volta venuta meno la causa di sospensione (così Pistolesi F., La revocazione, cit., 755; Onniboni C., Della revocazione, cit., 2017); in proposito in giurisprudenza (Cass., SS.UU., 14 maggio 2014, n. 10416) si è specificato che, in tema di revocazione, “nessuna disposizione del codice di procedura civile inibisce alla parte, che pure abbia ottenuto la sospensione del termine per la proposizione dell’impugnazione ex art. 398 cod. proc. civ., di svolgere egualmente l’impugnazione, tenuto conto delle circostanze e di ragioni di opportunità difensiva”.

Un problema particolare riguarda il momento in cui inizia a decorrere il periodo di sospensione del termine per impugnare in cassazione, una volta concessa la sospensione dal giudice della revocazione. In proposito occorre evidenziare che sono state prospettate in giurisprudenza due differenti interpretazioni, una minoritaria – secondo cui la sospensione retroagisce al momento della proposizione dell’istanza presentata dalla parte che impugna in revocazione (per tutte v. Cass., 12 maggio 2017, n. 11832) – e una maggioritaria – secondo cui il periodo di sospensione decorre dal momento della comunicazione del provvedimento del giudice della revocazione che la concede (in tal senso, tra le altre, v. Cass., 10 aprile 2018, n. 8759; Cass., 25 maggio 2017, n. 13189); la questione è stata comunque risolta dalle Sezioni Unite della Cassazione, accogliendo la tesi prevalente (Cass., SS.UU., 30 agosto 2019, n. 21874; per una critica a quest’ultima, v. Russo M., Rapporti tra revocazione e sospensione del termine per ricorrere per cassazione, cit., 593 ss.).

La sospensione cessa, così come previsto dall’art. 398, comma 4, c.p.c. (anche nella sua versione originaria), alla data della comunicazione della sentenza che ha pronunciato sulla revocazione, senza che abbia rilevanza il suo passaggio in giudicato (cfr. Cerino Canova A. – Tombari Fabbrini G., Revocazione, cit., 6; Rota F., Revocazione, cit., 487; contra, Consolo C., Proposizione della domanda, cit., 516 s.; Id., La revocazione delle decisioni della Cassazione e la formazione del giudicato, Padova, 1989, 213 s.; Tavormina, Concorso tra revocazione e ricorso per Cassazione: il problema dell’uovo e della gallina, in Giur. it., 1980, 1, I, 1640); da quel momento riprende a decorrere, per la parte residua, il termine per proporre ricorso in cassazione (che era rimasto semplicemente sospeso e non interrotto: cfr. Onniboni C., Della revocazione, cit., 2016; Trisorio Liuzzi G., Proposizione della revocazione e sospensione del giudizio di cassazione, in Foro it., 1999, 4, I, 1282). Nell’ipotesi di mancata costituzione della controparte, la ripresa del termine opera dalla semplice pubblicazione della sentenza che ha pronunciato sulla revocazione (Onniboni C., Della revocazione, cit., 2016; Cass., 14 novembre 1979, n. 5918, in Foro it., 1980, I, 673; Cass., 26 febbraio 1988, n. 2044, in Rep. Foro it., 1988, voce Revocazione, n. 21), mentre, qualora si verificasse una circostanza che comporti l’estinzione del giudizio di revocazione, il termine riprende il suo corso dalla data di comunicazione dell’ordinanza di estinzione o, in mancanza di un formale provvedimento, dalla data dell’evento estintivo (Pistolesi F., La revocazione, cit., 755; Onniboni C., Della revocazione, cit., 2016).

Nel caso di sospensione del procedimento in cassazione già instaurato, essendo quest’ultimo dominato dall’impulso d’ufficio, per la sua ripresa non si richiede una formale istanza di riassunzione ex art. 297 c.p.c., bastando a tal fine una semplice segnalazione informale della cessazione della causa di sospensione (Onniboni C., Della revocazione, cit., 2017; Rota F., Revocazione, cit., 488, nota 112; in giurisprudenza Cass., 20 febbraio 2015, n. 3362), o comunque “un’istanza di trattazione della causa” (così Pistolesi F., Il processo tributario, cit., 292).

5. Nell’ipotesi di mancata sospensione – quindi, come precisa la Cassazione, “nell’ipotesi in cui il giudice del provvedimento impugnato abbia ritenuto che l’istanza di revocazione fosse manifestamente infondata (non concedendo la chiesta sospensione del termine per proporre ricorso per cassazione o il relativo procedimento), ai sensi dell’art. 398 c.p.c., comma 4, oppure nell’ipotesi in cui la parte impugnante con la revocazione non abbia chiesto la sospensione del termine per presentare il ricorso per cassazione” – il soggetto interessato, qualora intenda coltivare anche il giudizio di cassazione, deve proporre ricorso entro il termine di legge, che scade decorsi sessanta giorni dalla notificazione della sentenza ex 325 e 326 c.p.c. (Rota F., Della revocazione, in Carpi F. – Taruffo M., Commentario breve al codice di procedura civile, Padova, 2002, 1182). In proposito occorre peraltro ricordare che “è ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale che tende a riconoscere alla notifica del ricorso per revocazione, contro la sentenza emessa dal giudice di seconde cure, l’effetto di far decorrere il termine ‘breve’ di sessanta giorni per la proposizione del ricorso dinanzi alla Suprema Corte” (così Formica P. – Peruzzu L., Giudizio di revocazione: maggiori certezze e uniformità di tutela, in il fisco, 2016, 2, 132 ss.); infatti, in base al citato consolidato orientamento, “la notificazione della citazione per la revocazione di una sentenza in grado di appello provoca, nei confronti del notificante, conoscenza legale della sentenza agli effetti della decorrenza del termine breve per proporre ricorso per Cassazione. La conseguenza derivante della predetta circostanza, è che il successivo ricorso per Cassazione da parte del notificante sarà tempestivo se proposto con riguardo non solo ad un anno [oggi sei mesi: n.d.r.] a decorrere dal deposito della sentenza, ma anche in relazione al termine di sessanta giorni dalla notifica della istanza di revocazione” (così Cruciani F. – La Commara U., L’istituto della revocazione nel processo tributario: i recenti orientamenti giurisprudenziali, in il fisco, 2004, 40, 6807)[1].

In caso di contemporanea pendenza del giudizio di cassazione e del giudizio di revocazione, occorre distinguere, come specifica sempre la Corte nell’ordinanza in esame, “l’ipotesi in cui la sentenza sulla revocazione sia anteriore all’esito del giudizio di cassazione, dall’ipotesi in cui il provvedimento che chiude il processo di cassazione sia anteriore all’esito del giudizio di revocazione” (per i problemi di coordinamento che si verificano nel caso di mancata sospensione del giudizio di Cassazione si rinvia a Marinelli M., Sub art. 66, in Consolo C. – Glendi C., Commentario breve alle leggi del processo tributario, Padova, 2012, 786; Consolo C., Proposizione della domanda, cit., 522 ss.; Onniboni C., Della revocazione, cit., 2018; Rota F., Revocazione, cit., 487).

Nel caso di specie, il contribuente-ricorrente aveva prodotto in giudizio la sentenza della Commissione regionale di accoglimento del ricorso per revocazione presentato dal contribuente stesso, con conseguente accoglimento delle sue istanze e annullamento degli avvisi di accertamento originariamente impugnati. Sul punto la Suprema Corte afferma che: A) “il ricorso per cassazione deve essere dichiarato inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, per essere cessata la materia del contendere nel giudizio di cassazione”; B) in proposito è irrilevante la possibilità di impugnazione (in cassazione) della sentenza di revocazione, atteso che l’impugnazione è meramente eventuale, mentre C) è attuale la carenza di interesse del ricorrente alla prosecuzione del giudizio di cassazione, “essendo venuta meno la pronuncia che ne costituiva l’oggetto”; D) quindi, cessando la materia del contendere, l’interesse ad agire, nonché ad impugnare, viene meno, dovendo lo stesso “sussistere non solo nel momento in cui è proposta l’azione o l’impugnazione, ma anche nel momento della decisione, in relazione alla quale, ed in considerazione della domanda originariamente formulata, va valutato l’interesse ad agire”; E) da quanto detto, come già evidenziato, “consegue la declaratoria di inammissibilità del ricorso” in cassazione proposto[2].

Infine, trattandosi di inammissibilità sopravvenuta alla proposizione del ricorso per cassazione – in considerazione della sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente a proporre il ricorso – la Corte dichiara la compensazione integrale delle spese del giudizio di legittimità tra le parti, nonché l’insussistenza dei presupposti per imporre al ricorrente il pagamento del c.d. “doppio contributo unificato” (di cui all’art. 13, comma 1-quater, introdotto nel D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – Testo unico in materia di spese di giustizia – dall’art. 1, comma 17, L. 24 dicembre 2012, n. 228, a decorrere dal 31 gennaio 2013).

[1] In giurisprudenza, v. Cass., 22 marzo 2013, n. 7261, ove si afferma che “è orientamento consolidato di questa Corte (confronta, ex multis, Cass. n. 14267 del 2007) che la notificazione della citazione per la revocazione di una sentenza di appello equivale (sia per la parte notificante che per la parte destinataria) alla notificazione della sentenza stessa ai fini della decorrenza del termine breve per proporre ricorso per cassazione, onde la tempestività del successivo ricorso per cassazione va accertata non soltanto con riguardo al termine di un anno [oggi sei mesi: n.d.r.] dal deposito della pronuncia impugnata, ma anche con riferimento a quello di sessanta giorni dalla notificazione della citazione per revocazione, a meno che il giudice della revocazione, a seguito di istanza di parte, abbia sospeso il termine  per ricorrere per cassazione, ai sensi dell’art. 398 c.p.c., comma 4”.

[2] In senso analogo, cfr. Cass., 12 maggio 2020, n. 8773 – ove si legge che “la revocazione della sentenza d’appello impugnata con ricorso per cassazione determina la cessazione della materia del contendere, che dà luogo all’inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, in quanto l’interesse ad impugnare deve sussistere non solo nel momento in cui è proposta l’impugnazione, ma anche al momento della decisione, a nulla rilevando che la sentenza di revocazione possa essere a sua volta impugnata per cassazione, ciò che costituisce una mera possibilità, mentre la carenza di interesse del ricorrente a coltivare il ricorso è attuale, per essere venuta meno la pronuncia che ne costituiva l’oggetto” – la quale richiama Cass., SS.UU, 28 aprile 2017, n. 10553, Cass., SS.UU, 29 novembre 2006, n. 25278, e Cass., 25 settembre 2013, n. 21951, tutte pronunce cui fa riferimento anche l’ordinanza in commento; più di recente, v. Cass., 2 aprile 2021, n. 9201, pure richiamata dalla citata ordinanza.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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