Esenzione da imposta sulle successioni e i trasferimenti di partecipazioni: osservazioni a valle della Risposta ad interpello n. 552 del 2021

Di Valentina Buzzi e Giulia Sorci -

Abstract

In base alla Risposta ad interpello n. 552/2021, il trasferimento di una partecipazione di controllo in una holding neocostituita la quale a sua volta detiene, come unico asset, una partecipazione di minoranza in una società operativa non può usufruire dell’esenzione da imposta sulle successioni e donazioni di cui all’art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (di seguito anche solo “TUS”). L’impostazione dell’Agenzia può essere condivisibile nella misura in cui sia volta a contrastare l’indebita applicazione dell’esenzione nei casi di precostituzione del controllo in modo artificioso. Non dovrebbe essere invece applicabile quando la holding non si limita alla mera detenzione di partecipazioni.

Inheritance tax exemption on controlling shareholdings: a comment on the Answer to the Ruling No. 552 of 2021. – According to the Answer to Ruling No. 552/2021, the transfer of a controlling interest in a newly incorporated holding company which, in turn, only has a minority shareholding in an operating company cannot benefit from the exemption from inheritance and gift tax provided for by art. 3, paragraph 4-ter of Legislative Decree no. 346 of 31 October 1990 (hereinafter also referred to as “TUS”). The Agency’s approach can be shared insofar as it aims to contrast the application of the exemption when the control is artificially created, and therefore excluded when the holding company is operative.

 

 

Sommario: 1. Introduzione. L’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni e il trasferimento di partecipazioni di controllo in società holding. – 2. Le partecipazioni di controllo. – 3. La holding nei passaggi generazionali.

1. Non di rado il passaggio generazionale di imprese prevede l’utilizzo di società holding. Per definizione, la sua creazione risponde, infatti, ad esigenze di razionalizzazione della struttura proprietaria e consente di attivare ad un unico livello strumenti ideati per favorire la continuità aziendale, come i patti di famiglia, ovvero di adottare specifici schemi di governance in funzione degli obiettivi perseguiti dalle partecipate.

Proprio in questo contesto si inserisce la recente Risposta ad interpello n. 552/2021, la quale ritorna sull’applicabilità (o meno) dell’esenzione da imposta sulle successioni e donazioni al trasferimento di partecipazioni di controllo detenute in una holding e, nello specifico, analizza una complessa operazione di riorganizzazione societaria, volta a trasferire da ultimo la proprietà di una partecipazione di minoranza in una società attiva nel settore agroalimentare a taluni eredi. Per economia espositiva, limiteremo la descrizione del caso agli aspetti qui di interesse. Più in particolare, il socio istante, in origine titolare di una quota pari al 20% del capitale sociale di una società operativa (di seguito “Alfa”), acquista dapprima una ulteriore quota di ammontare pari allo 0,5% da un altro socio (i.e. il coniuge), per poi proseguire con il seguente iter riorganizzativo:

  1. conferimento del 20,5% del capitale di “Alfa” in una holding unipersonale di nuova costituzione (“Holding di primo livello”);
  2. successivo conferimento delle azioni di Alfa da parte della Holding di primo livello – congiuntamente a quelle detenute dal socio di maggioranza –, in una Super-holding (“Holding di secondo livello”);
  3. trasferimento, in comunione volontaria indivisa, con nomina di rappresentante comune, della nuda proprietà delle quote della Holding di primo livello, unitamente ai diritti di voto, ai tre figli del socio Istante, il quale si riserva il diritto di usufrutto. Secondo la soluzione interpretativa proposta dal contribuente, la donazione dovrebbe godere del regime di esenzione da imposta sulle successioni e donazioni previsto dall’art. 3, comma 4-ter, TUS.

Detta disposizione, lo si rammenta, esclude da qualsiasi imposizione indiretta i trasferimenti d’azienda e di partecipazioni sociali, anche realizzati attraverso la stipula di patti di famiglia, a favore dei discendenti e del coniuge, a patto che, per le società di capitali, le partecipazioni oggetto di trasferimento consentano ai beneficiari di acquisire o integrare il controllo ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1, c.c. e quest’ultimo sia mantenuto per un periodo non inferiore a cinque anni.

Il trasferimento mediante patto di famiglia del 100% della Holding di primo livello (cfr. supra, punto n. 3), come osservato da alcuni (cfr. Scarioni P. – Fiorentino Martino A., Nuove problematiche interpretative in tema di realizzo controllato e passaggi generazionali, in il fisco, 2021, 42, 4023 ss.), dovrebbe tendenzialmente qualificarsi come una partecipazione di controllo in una società di capitali eleggibile per l’agevolazione ai sensi del tenore letterale della norma, senza considerare le partecipazioni detenute (e il fatto che queste siano o meno di controllo a loro volta).

Nella Risposta in parola, tuttavia, l’Amministrazione finanziaria, se, da un lato, sembra condividere la soluzione proposta dall’istante circa la non abusività del doppio conferimento, dall’altro, nega la spettanza dell’esclusione da imposta sulle successioni e donazioni per il trasferimento delle partecipazioni detenute nella holding di primo livello ai tre figli, sul presupposto che “l’Istante, anche a seguito delle operazioni straordinarie che caratterizzano la descritta riorganizzazione del gruppo, continua a ricoprire, seppur indirettamente (…), il ruolo di socio di minoranza rispetto alla società operativa di famiglia”.

L’atteggiamento dell’Amministrazione finanziaria, forse in parte anche dettato dalla complessità dell’operazione nel comparto delle imposte dirette, contribuisce a generare ulteriori zone d’ombra in un quadro interpretativo già poco chiaro ed oggetto, anche in passato, di ampi dibattiti dottrinali.

Infatti, nell’escludere la fruibilità dell’agevolazione, le argomentazioni utilizzate sembrerebbero “oltrepassare”, ad una prima analisi, il mero dato letterale della norma [cfr. in tal senso Gaiani L., Donazione di partecipazioni in società holding: stretta delle Entrate sui requisiti per l’esenzione da imposta, in il fisco, 2021, 37, 3548 ss.; Friedmann U. – Pischetola A. – Raponi F., Una recente prassi in tema di agevolazione di cui all’art. 3, comma 4-ter del TUS (d.lgs. n. 346/90), Settori Studi Notariato, 9 novembre 2021].

Sembra piuttosto evidente che il beneficio fiscale in commento sia da considerarsi spettante o meno, a seconda dell’interpretazione riservata, nel corso degli anni, al test del controllo. Quest’ultimo, secondo alcuni dovrebbe essere verificato in relazione solamente alla partecipazione oggetto di trasferimento (cfr. ex multis Puri P., Prime riflessioni sul trattamento fiscale del patto di famiglia, in Dir. prat. trib., 2007, I, 596 ss.), secondo altri invece (anche) a cascata, tenendo in considerazione le partecipazioni eventualmente detenute in imprese operative (cfr. ex multis Zizzo G., Il trasferimento di azienda e di partecipazione sociali per successione e donazione, in Corr. trib., 2007, 17, 1351 ss.; Gaffuri G., L’imposta sulle successioni e donazioni. Trust e patti di famiglia, Padova, 2008, 505 ss.).

2. Il principale dubbio che emerge a tal riguardo, anche in considerazione dei principi espressi nel testo della presente Risposta, è quindi se l’esenzione di cui all’art. 3, comma 4-ter, TUS debba essere applicata, nel solco tracciato dai principi ribaditi recentemente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2020 – e peraltro ivi richiamati – esclusivamente ai casi che comportano il trasferimento di partecipazioni di controllo in “un’azienda di famiglia, intesa quale realtà imprenditoriale produttiva meritevole di essere tutelata” e ciò imponga necessariamente l’adozione di un approccio look through in presenza di entità intermedie – quali le holding – senza consentire un sindacato sulla loro genuinità.

Dall’altro lato, v’è invece chi ritiene che, alla luce della finalità della norma – volta ad agevolare, lo si rammenta, non tanto l’impresa in quanto tale bensì “(…) la continuità a favore dei discendenti nel momento del passaggio generazionale” (cfr. Piantavigna P., Esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni: ratio e criticità applicative, in Corr. trib., 2021, 12, 1092 ss.) – la verifica del requisito del controllo debba prescindere da qualsiasi considerazione in merito all’entità delle quote di partecipazione detenute in società operative da una holding. Affinché la norma possa dirsi applicabile dovrebbe essere sufficiente quindi che il dante causa rinunci al controllo in una società – indipendentemente dal fatto che sia una holding o una società industriale.

Una tale impostazione potrebbe essere censurabile senz’altro nella misura in cui comportasse “il rischio di uno svuotamento” del tributo successorio come nel caso in cui l’oggetto della società sia la mera detenzione di soli beni patrimoniali, ad esempio immobili o partecipazioni in società immobiliari non di gestione (cfr. Stevanato D., I trasferimenti di aziende e partecipazioni nell’imposta di successione e donazione: aspetti critici delle nuove fattispecie di esenzione, in Dialoghi dir. trib., 2007, 589 ss.; e più recentemente, Pucci E. – Scappini, L., Partecipazioni in società di capitali: trasferimento gratuito, in Azienda & Fisco, 2010, 11, 39 ss.).

L’Amministrazione finanziaria, che allo stato attuale non si era mai pronunciata sul tema – se non in modo indiretto (cfr. Risposta ad interpello n. 450/2019 e Risposta ad interpello n. 37/2020) ed anteriormente alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 120/2020 – adotta nella Risposta in commento per “coerenza sistematica” con la ratio agevolativa una posizione intransigente e consente l’applicazione all’esenzione ai soli trasferimenti di partecipazioni di società che detengono il controllo dell’attività d’impresa ovvero di un’azienda familiare.

Un simile approccio sembrerebbe utile per escludere l’accesso all’agevolazione in parola nel caso in cui il trasferimento sia preceduto da operazioni societarie che mirano a precostituire il controllo, che in ottica anti-abuso può essere accordato solo qualora il controllo si verifichi non solo a livello della holding ma anche tra la holding e la sua partecipata operativa (cfr. Ceppellini P. – Lugano R., Il conferimento di partecipazioni di minoranza: aspetti applicativi e profili abusivi, in Corr. trib., 2020, 4, 341 ss.). Infatti, il conferimento di una partecipazione di minoranza ad un veicolo societario che non svolge altra funzione rispetto a quella di mera detenzione non può che, come nella Risposta n. 552/2021 in commento, sfociare in un diniego dell’applicabilità dell’esenzione.

Al di fuori di situazioni che possono avere dei risvolti abusivi, il ricorso all’approccio look-through dovrebbe essere limitato. Questo è quanto sembrerebbe peraltro suggerire la stessa Amministrazione finanziaria con la Risposta ad Interpello n. 343 del 23 agosto 2019 che, seppur anch’essa anteriore alla pronuncia della Corte Costituzionale, ha ritenuto non abusivo un complesso schema attuato per il passaggio generazionale di una holding che aveva come principale asset una partecipazione di minoranza in una subholding (a cui facevano capo gli investimenti di un gruppo industriale), oltre a detenere partecipazioni di controllo in altre società minori, quote di fondi comuni, terreni e fabbricati. La riorganizzazione prospettata si sostanziava in una scissione totale finalizzata alla costituzione di quattro nuove società, nelle quali l’esponente di prima generazione fino al decesso deteneva l’usufrutto e ciascun figlio la nuda proprietà. L’Amministrazione finanziaria si è espressa in senso positivo sull’applicabilità dell’esenzione da imposta sulle successioni e donazioni al trasferimento delle quote (totalitarie) da parte degli esponenti di seconda generazione, una volta avvenuto il consolidamento tra nuda proprietà e usufrutto, ai propri figli, senza imporre nessuna ulteriore analisi sull’entità delle partecipazioni detenute in portafoglio dalle singole holding. Elemento chiave sembrerebbe senz’altro il fatto che i nuovi veicoli unipersonali siano destinati di per sé “all’esercizio di attività imprenditoriali”.

Sulla base di tale assunto, la Risposta ad interpello n. 552/2021 avrebbe probabilmente avuto un esito differente e la soluzione prospettata dal contribuente sarebbe stata accolta qualora, dopo il conferimento della partecipazione di minoranza, la Holding di primo livello avesse intrapreso un’attività di investimento attiva, rappresentata invece solo come potenziale nella descrizione del fatto.

3. Ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni, con specifico riferimento alle holding, l’approccio look-through non dovrebbe essere adottato nei casi in cui questa svolga un’attività di impresa e pertanto sia di per sé da considerarsi azienda ai fini civilistici (cfr. Piazza M., Exit tax: doppia imposizione sulle partecipazioni relative all’azienda, in il fisco, 2021, 30, 2960 ss.).

E’ evidente quindi che la mera detenzione di partecipazioni, anche di controllo, aventi quale unico obiettivo il godimento dei relativi frutti, senza svolgere alcuna attività, non ricada in questa casistica (cfr. sentenza della Corte di Giustizia Europea 10 gennaio 2006, C-222/04). Come difatti già chiarito dalla normativa interna ai fini IVA, e come peraltro confermato in più occasioni dalla Corte di Giustizia Europea (cfr. sentenze 20 giugno 1996, C-155/94 e 29 aprile 2004, C-77/01), è escluso che rappresenti attività commerciale il mero possesso di titoli, costituenti immobilizzazioni, senza che si realizzi un intervento effettivo nella gestione operativa delle società partecipate [cfr. art. 4, comma 5, lett. b), D.P.R. n. 633/1972].

Al contrario, dovrebbe avere natura “commerciale” la holding che esercita concretamente attività di gestione e coordinamento delle partecipazioni detenute ed eroga servizi in modo accentrato alle società controllate (cfr. circ. 8 luglio 2011, n. 32/E).

L’analisi deve essere, tuttavia, svolta caso per caso appurato che fisiologicamente le holding sono caratterizzate da “strutture organizzative leggere” che non richiedono una presenza fisica significativa e la classificazione in una categoria o nell’altra potrebbe presentare delle aree grigie [cfr. ex multiis, circ. 30 marzo 2016, n. 6/E e Comunicazione della Commissione Europea del 10 dicembre 2007 COM (2007)785].

A ben vedere, la holding potrebbe agire in qualità di impresa d’investimento, ovvero, ad esempio, quale veicolo di gestione di un patrimonio familiare (i.e. family office) (così come definito dal Considerando n. 7 della Direttiva 8 giugno 2011, n. 2011/61/EU) che quindi, per definizione, non si limita a detenere in modo passivo attività finanziarie, ma pondera attivamente le scelte di investimento, produce report sulla gestione e cura la gestione amministrativa day-by-day (cfr. Assonime, circ. 14 giugno 2016, n. 17). In questo caso, la gestione attiva e dinamica nonché la complessità dei processi decisionali potrebbero essere valutati positivamente ai fini dell’applicabilità dell’esenzione da imposta sulle successioni e donazioni in caso di trasferimento di una partecipazione di controllo in una holding nel contesto di un passaggio generazionale, senza la necessità dell’analisi della composizione degli asset detenuti da quest’ultima.

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Contrino A. e altri, Fondamenti di diritto tributario, Padova, 2020

Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 36-2011/T

Consiglio Nazionale del Notariato, Quesito Tributario n. 71-2015/T

Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 17-2020/T

Ceppellini P. – Lugano R., Il conferimento di partecipazioni di minoranza: aspetti applicativi e profili abusivi, in Corr. trib., 2020, 4, 341 ss.

Friedmann U. – Pischetola A. – Raponi F., Una recente prassi in tema di agevolazione di cui all’art. 3, comma 4-ter del TUS (d.lgs. n. 346/90), Settori Studi Notariato, 9 novembre 2021

Gaffuri G., L’imposta sulle successioni e donazioni. Trust e patti di famiglia, Padova, 2008, 505 ss.

Gaiani L., Donazione di partecipazioni in societa` holding: stretta delle Entrate sui requisiti per l’esenzione da imposta, in il fisco 2021, 37, 3548 ss.

Muleo S., Lezioni di diritto tributario, Torino, 2021

Piantavigna P., Esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni: ratio e criticità applicative, in Corr. trib., 2021, 12, 1092 ss.

Piazza M., Exit tax: doppia imposizione sulle partecipazioni relative all’azienda, in il fisco, 2021, 30, 2960 ss.

Pucci E. – Scappini, L., Partecipazioni in società di capitali: trasferimento gratuito, in Azienda & Fisco, 2010, 11, 39 ss.

Puri P., Prime riflessioni sul trattamento fiscale del patto di famiglia, in Dir. prat. trib., 2007, I, 596 ss.

Scarioni P. – Fiorentino Martino A., Nuove problematiche interpretative in tema di realizzo controllato e passaggi generazionali, in il fisco, 2021, 42, 4023 ss.

Stevanato D., I trasferimenti di aziende e partecipazioni nel l’imposta di successione e donazione: aspetti critici delle nuove fattispecie di esenzione, in Dialoghi dir. trib., 2007, 589 ss.

Tesauro F., Istituzioni di diritto tributario. Parte speciale, Torino, 2020

Zizzo G., Il Trasferimento di azienda e di partecipazione sociali per successione e donazione, in Corr. trib., 2007, 17, 1351 ss.

Scarica il commento in formato pdf

Tag:, , , , , , , ,