EDITORIALE – DICEMBRE 2021   –   Natale a Betlemme: la giustizia fiscale alla base storica della “pienezza dei tempi”.

Di Francesco Farri -

Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: ‘E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele’»” (Mt 2, 4-6, con riferimento al libro del profeta Michea 5, 1).

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Il compimento della promessa delle Scritture, con la nascita a Betlemme di colui che l’Antico Testamento attendeva come il Messia d’Israele, è stato reso possibile sul piano storico da una riforma fiscale e, in particolare, dall’esigenza che tutti concorressero al pagamento dei tributi.

L’imperatore Augusto volle dar vita a una vasta riforma del sistema fiscale dell’impero, che stava pacificando, e per far ciò gli era necessaria la registrazione di tutti gli abitanti dell’impero e delle loro ricchezze. Per questi motivi egli indisse e fece indire dai propri governatori provinciali numerosi “censimenti”, procedimenti di registrazione della popolazione che, come indica la stessa etimologia, avevano quale finalità essenziale quella di garantire l’osservanza da parte di tutti degli obblighi di natura fiscale.

Questo fu il contesto storico che portò alla nascita di Gesù di Nazareth nella città di Betlemme.

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto” (Lc 2, 1-6).

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La riforma fiscale dell’imperatore Augusto fu una riforma improntata a criteri di equità e giustizia, finalizzata a ridurre il carico impositivo delle province assoggettate all’impero e a ridurre il potere e la discrezionalità degli appaltatori della riscossione, i pubblicani (Rostovtsev M., The Social and Economic History of the Roman Empire, Oxford, 1971, I ed. 1926, vol I, 388, trad it., Storia economica e sociale dell’Impero Romano, Firenze, 1953, 56); lo riconoscono anche i più critici, come Adams C., For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità, Macerata, 2007, I ed. Lanham USA, 1993, 136). Come ogni riforma fiscale, essa richiese per essere attuata molti anni e più censimenti: anche oggi, del resto, le riforme fiscali richiedono tempi lunghi di attuazione, ed è agevole osservare come a maggior ragione ciò dovesse avvenire nell’età antica.

Tali censimenti hanno riguardato anche gli abitanti della provincia della Giudea e, al di là delle inevitabili incertezze di ricostruzione dei dettagli degli eventi, appare storicamente assodato (cfr., per tutti, Stöger A., Das Evangelium nach Lukas, vol. I, t. 3/1, Düsseldorf, 1963, 372 ss.; Di Renzo F., Il sistema tributario romano, Napoli, 1950, 159) che censimenti fiscali della popolazione della Giudea si protrassero per vari anni tra il 9 a.C., data del grande censimento ordinato da Augusto della popolazione di tutti i cittadini romani (Res Gestae Divi Augusti, 14 d.C., cap. VIII), il “censimento di tutta la terra” di cui parla il Vangelo di Luca, primo indetto da Augusto dopo l’inizio del suo principato, e il 6 d.C. sovrinteso, appunto, dal Governatore di Siria e Giudea Publio Sulpicio Quirinio (Giuseppe Flavio, Ιουδαϊκή αρχαιολογία, 93 d.C., XVIII, 1, 1), riguardante le persone prive di cittadinanza romana residenti nella provincia della Giudea, la cui conclusione costituì occasione per la rivolta della setta radicale degli zeloti capeggiata da Giuda il Galileo (At 5, 37).

Per una delle fasi di questa “delicata e grandiosa operazione” di censimento era richiesto che le persone proprietarie di appezzamenti di terreno li registrassero nel luogo dove essi erano situati (Di Renzo F., op. cit., 160). Giuseppe della casa di Davide, che presumibilmente disponeva di alcuni appezzamenti di terreno nella città paterna, Betlemme di Giuda, anche se all’evidenza non doveva disporre di fabbricati abitabili, si trovò per questa ragione a spostarsi con la moglie dal luogo di sua residenza, Nazareth, a Betlemme (Ratzinger J., Gesù di Nazareth. L’infanzia di Gesù, Milano, 2012, 75 ss.; Stöger A., op. cit.).

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Fu questo il contesto, apparentemente casuale, che portò alla nascita di Gesù nella città di Betlemme, città della promessa indicata dal profeta Michea come il luogo da cui sarebbe sorto il Messia d’Israele.

La Divina Provvidenza decise quindi di utilizzare uno strumento fiscale, il censimento, per dare compimento sul piano storico alle scritture e dare al mondo quel Salvatore profetizzato fin dall’Antico Testamento, che doveva nascere a Betlemme di Giuda. “Senza saperlo, l’imperatore contribuisce all’adempimento della promessa” (Ratzinger J., op. cit., 78).

La “pienezza dei tempi” (Gal 4, 4) ha dunque avuto, storicamente, una dimensione fiscale determinante. I tempi sono stati maturi per la redenzione dell’umanità quando ebbe luogo un processo profondo di pacificazione del vivere civile che aveva, al suo centro, anche un obiettivo di giustizia ed equità fiscale, come fu la riforma fiscale di Augusto. “Per la prima volta esiste una grande area pacificata, in cui i beni di tutti possono essere registrati e messi al servizio della comunità. Solo in questo momento … un messaggio universale di salvezza, un universale portatore di salvezza può entrare nel mondo: è, difatti, ‘la pienezza dei tempi’” (Ratzinger J., op. cit., 72).

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È nota la centralità che il messaggio evangelico dedica ai tributi come cifra fondamentale del vivere civile. La cura pastorale che Gesù di Nazareth ebbe per la formazione morale degli incaricati della riscossione delle imposte non ha avuto pari presso altre categorie di funzionari pubblici: dalla redenzione di Zaccheo (Lc 19, 1-10) ai convivii con i pubblicani (Mt 9, 10-13; Mc 2, 15-17; Lc 5, 30-32), fino alla scelta di Matteo come Apostolo (Mt 9,9–13; Mc 2,13–17; Lc 5,27–28), il Nazareno ha avuto particolare cura nel rendere le persone coinvolte nell’attuazione dei tributi consapevoli dell’alto valore del loro servizio e dell’importanza che esso fosse svolto con giustizia e specchiatezza morale. La stessa predicazione del precursore di Gesù, Giovanni il Battista, che la Tradizione annuncia nel tempo di Avvento per la preparazione al Natale, si rivolge ai pubblicani: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato” (Lc 3, 13). Molto significativamente, poi, per fondare il principio di laicità, Gesù assunse come paradigma proprio l’obbligo di pagare i tributi da parte dei contribuenti (Mt 22, 17-22; Mc 12, 13-17; Lc 20, 22-26).

In questo quadro, il collegamento della nascita del Messia con una grande riforma per la giustizia fiscale sembra voler sancire solennemente che la solidarietà sociale, di cui il pagamento delle giuste imposte è elemento costitutivo, rappresenta una cifra essenziale della salvezza dell’umanità. Sembra voler sancire solennemente, in altre parole, che la giusta imposizione in quanto tale dovrebbe essere un valore antropologico universale valido per tutti, come tale costituente tessera di un vero e proprio diritto “naturale” e, correlativamente, presupposto indefettibile per le scelte di diritto positivo che è chiamato ad effettuare ciascun legislatore di ciascun paese in ciascuna epoca in materia di tributi.

I contenuti concreti che a tali principii di solidarietà sociale e giustizia tributaria dovranno essere dati potranno, quindi, naturalmente variare a seconda dei contesti. E la maggior parte delle singole norme tributarie rimarranno, in sé considerate, tecniche e non espressive di intrinseci valori di giustizia. Ma nel suo complesso il sistema dovrà sempre tendere a realizzare quei valori di giustizia che si connettono nell’intimo all’autentica realizzazione della persona umana come singolo e come membro delle comunità cui appartiene.

Per utilizzare le parole di Tommaso d’Aquino, “debet enim esse disciplina conveniens unicuique secundum suam possibilitatem observata etiam possibilitate naturae et secundum humanam consuetudinem” (Summa Theologiae, 1265, I-II, q. 95, a. 3).

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Così, i legislatori fiscali, i giudici tributari, i funzionari dell’amministrazione finanziaria e i contribuenti di ogni tempo ricevono dal messaggio storico che si collega al Natale una chiamata particolare e speciale a ricercare, realizzare ed attuare, ciascuno nel proprio ambito fissato dal diritto positivo, un sistema fiscale giusto ed equo.

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