Next Generation UE e nuovo sistema di risorse proprie: un passaggio decisivo verso la costituzione di un muovo modello fiscale europeo?

Di Giovanna Petrillo -

Abstract

Muovendo dal carattere parziale e incompiuto dello stadio evolutivo dell’UE, ci si propone di verificare, all’interno di una prospettiva di revisione delle attuali forme di finanziamento dell’UE, l’impatto del nuovo sistema di risorse proprie correlate al Piano Next Generation UE in rapporto alla creazione di un nuovo modello fiscale europeo.

Next Generation EU and new system of own resources: a decisive step towards the creation of a new European tax model? – Starting from the partial and unfinished nature of the evolutionary stage of the EU, we propose to verify, within a perspective of revision of the current forms of EU financing, the impact of the new system of own resources related to the EU Next Generation Plan in relation to the creation of a new European tax model.

 

 

Sommario: 1. Termini della questione. – 2. L’introduzione delle nuove risorse proprie quale occasione di riflessione sui limiti della mancanza di una politica di spesa pubblica e di tassazione comune. – 3. La dotazione di un sistema di risorse proprie e la linea di demarcazione fra due visioni antitetiche di integrazione europea: il federalismo e la cooperazione intergovernativa.

 

 

1. Le sfide politiche a cui l’Unione Europea è chiamata a rispondere in questo particolare momento storico devono necessariamente rapportarsi all’esigenza di individuare un sistema di vera fiscalità comune non più limitato al solo corretto funzionamento del mercato interno.

La riflessione sull’opportunità di una politica fiscale comune nell’UE, involge, invero, tematiche estremamente complesse che si ricollegano a problemi cronici relativi al trasferimento di nuove competenze a livello europeo e che allo stesso tempo si legano ad alcune contingenze specifiche dell’attuale fase del processo di integrazione europea. Come è noto, posto che i modelli di Stato sono stati messi in crisi dai processi di armonizzazione e integrazione fiscale si è reso necessario, analogamente a quanto verificatosi riguardo all’armonizzazione delle politiche di bilancio, anche un equivalente processo di armonizzazione delle politiche tributarie.

Accanto all’idea di un Fisco che non sia d’ostacolo ad una libera circolazione che la legislazione comunitaria prevalentemente persegue, si è andata progressivamente ad affermare una concezione positiva dello strumento tributario nella quale le azioni europee sono volte all’indirizzo ed al coordinamento delle politiche fiscali degli Stati membri.

In quest’ottica, il processo di “integrazione” dei sistemi fiscali avrebbe dovuto tendere al superamento dei tradizionali schemi di tipo settoriale volti alla libera circolazione dei fattori produttivi ed allo sviluppo della concorrenza nel mercato unico per costituire l’elemento fondamentale delle politiche di bilancio dell’UE e degli Stati che la compongono. La prospettiva di una “integrazione” dei sistemi fiscali europei si è, però, inevitabilmente scontrata con resistenze, da parte degli Stati, a cedere porzioni crescenti di sovranità fiscale; ciò ha impedito una, seppur parziale, cessione del potere fiscale all’Unione Europea e la creazione di un vero tributo europeo che finanziasse il bilancio.

Ad oggi, mentre l’unione monetaria si basa su un trasferimento di sovranità, l’unione economica si fonda principalmente sul coordinamento di politiche nazionali indipendenti. La definizione di una capacità fiscale europea intesa in termini di potere che si esercita tanto in relazione alle entrate quanto in rapporto alla spesa pubblica assume, pertanto, una valenza fondamentale per incidere su questa sproporzione. La vera essenza della capacità fiscale risiede, infatti, nell’indipendenza dalla volontà dei singoli Stati membri ricollegandosi, di converso, alla capacità di autodeterminazione propria degli Stati sovrani (In tal senso v. Lionello L. – Rossolillo G., Cosa significa creare una capacità fiscale europea e perché è così importante per il processo di integrazione? in Il Federalista, 2019, 3, 179 ss.).

In questo contesto, si inseriscono i programmi di sostegno europei articolati su più direttrici: il Next Generation Europe (NGEU), e la sua componente principale, il Recovery Fund, previsto a fine maggio 2020 dalla Commissione, che dovrebbe costituire il primo programma di intervento idoneo a creare debito europeo di dimensioni inedite senza previa garanzia degli Stati, rivolto a finanziare “Programmi nazionali per la ripresa e la resilienza”, integrati nella programmazione di bilancio europea (Quadro di finanziamento pluriennale 2021-2027).

Posto che, tradizionalmente, la solidarietà dei testi normativi europei non è funzionale ad una giustizia distributiva (nel senso che l’Unione Europea non presenta fra i suoi obiettivi principali un’idea della solidarietà in grado di recuperare le disuguaglianze, quale presupposto imprescindibile per la tutela e la promozione di ogni persona umana) è significativo rilevare la novità portata dalla pandemia nel senso di una nascente solidarietà unionale non solo fra Stati ma anche fra popoli nella misura in cui la responsabilità del finanziamento del bilancio comune è, sul piano dell’effettività, attribuita alle nuove risorse proprie.

L’istituzione di un dovere tributario europeo, fondato sul principio di solidarietà, potrebbe pertanto rappresentare un motore dell’integrazione politica, rilanciando la coesione sociale come obiettivo centrale delle politiche pubbliche eurounitarie.

In particolare, risulta di interesse verificare se l’accordo sul Next Generation EU e su un debito comune europeo, che gli Stati rimborseranno progressivamente tramite l’introduzione di nuove imposte europee, possa considerarsi effettivamente indicativo della creazione di una autentica capacità fiscale europea, espressione di una nuova sovranità da affiancare a quella degli Stati nazionali.

2. La crisi pandemica ha aperto una nuova fase nel processo di integrazione: da un punto di vista istituzionale le misure europee adottate contro la pandemia superano la precedente decisione dell’Eurogruppo rispetto al BICC, in quanto prevedono la creazione di una capacità di spesa, (Next Generation EU – NGEU) aggiuntiva rispetto al Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027, dedicata alla fase di ripresa dopo la crisi, finanziata da nuovo debito europeo.

Il finanziamento del NGEU prevede, infatti, l’emissione sul mercato di titoli comuni europei da parte della Commissione per conto dell’UE per l’importo di 750 miliardi di euro. Detto aumento, dovrà essere finanziato ricorrendo all’introduzione graduale di nuove risorse proprie europee, che l’accordo interistituzionale tra Parlamento europeo, Commissione e Consiglio ha già definito attraverso un preciso calendario dal 2021 al 2026.

Ciò posto, considerando il maggior indebitamento degli Stati, a seguito dell’epidemia di Covid-19, l’acquisizione effettiva di gettito integra non solo una indefettibile esigenza di copertura e di riparto delle spese pubbliche ma anche e soprattutto una priorità dello Stato ai fini della sua stessa sopravvivenza economica e politica nell’ambito della comunità internazionale. Seguendo quest’ordine di idee, la politica fiscale dovrebbe acquisire un rilievo propriamente strategico in vista del superamento della logica europea ristretta nell’ambito del perimetro della tutela della concorrenza nel mercato unico (in questi termini si esprime Pepe F., L’emergenza Covid-19 nell’Unione Europea: verso una solidarietà tributaria “strategica”?, in questa Rivista, 30 aprile 2020).

Il principio di base che è stato posto a fondamento della proposta della Commissione è, infatti, quello dell’assunzione da parte dell’UE dell’onere di sostenere finanziariamente l’uscita dalla crisi ricorrendo alla solidarietà fra i contribuenti degli Stati membri. Pertanto è fondatamente auspicabile che il percorso diretto all’introduzione delle nuove risorse proprie possa avviare una seria riflessione sull’esigenza di pervenire, avvicinando l’approdo federale, ad un rafforzamento dei poteri del Parlamento UE che preveda l’attribuzione all’organo elettivo del potere di istituire e regolare tributi propri (sul punto, cfr. Selicato P., Accordi europei e sovranità fiscale nazionale: le ricadute dell’emergenza Covid-19, in federalismi.it, 2021, 7)

In particolare, nella Comunicazione “Next Generation EU” si prevede l’istituzione di nuovi tributi “verdi”, di un’imposta sugli extraprofitti delle imprese di maggiori dimensioni e di una digital tax (cfr. D’Ambrosio A.I., Crisi economica post-pandemia: un “volano” per la digital service tax?, in Riv. tel. dir. trib., 22 gennaio 2021).

Oltre al contributo sulla plastica non riciclata, entrato in vigore il 1° gennaio 2021, si ha riguardo all’istituzione di una contribuzione sul sistema di scambio delle quote di carbonio e sul meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera nonché all’introduzione a partire dal 2023 di un tributo sull’economia digitale. La Commissione Europea presenterà, altresì, entro giugno 2024, una proposta volta all’introduzione di nuove risorse “supplementari” che andrebbero a ricomprendere un’imposta sulle transazioni finanziarie, un contributo finanziario collegato al settore societario ed una nuova base imponibile comune per l’imposta sulle società.

L’obiettivo principale dichiarato del Recovery Plan è stato quello di superare la crisi determinata dalla pandemia, affrontando la sfida della doppia transizione, ecologica e digitale, garantendo, al contempo (peraltro con un alquanto disinvolto richiamo ad un concetto fondamentale) l’equità sociale della manovra.

In quest’ottica l’emissione di titoli garantiti dal bilancio dell’Unione si connette alla necessità di avere a disposizione, in aggiunta alle risorse proprie tradizionali ed alla nuova risorsa garantita da un prelievo sugli imballaggi di plastica non riciclata, nuove forme di prelievo legate alle politiche per contrastare i cambiamenti climatici, ma anche all’applicazione di principi di equa tassazione in un mondo globalizzato.

Tuttavia, l’introduzione delle nuove imposte, in particolare quella dell’imposta sulle società e della web tax, dovrà osservare la gravosa procedura prevista dall’art. 311 TFUE, con l’approvazione unanime del Consiglio e la ratifica dei Paesi membri.

In modo specifico, su quest’ultimo profilo considerato, è opportuno osservare che l’abbandono dell’unanimità nei settori nei quali essa è tuttora applicata e la sua sostituzione con la maggioranza qualificata rappresenta, una delle riforme indispensabili per l’emancipazione dell’Unione Europea dal controllo che gli Stati membri tuttora esercitano sul suo funzionamento. Si tratta, invero, di un passaggio certamente fondamentale ma da solo comunque inidoneo a determinare l’uscita dalla logica intergovernativa nella quale si muovono in questa materia i Trattati.

Sicuramente, infatti, in una prospettiva comunque di più lungo termine, solo la stretta interdipendenza fra integrazione fiscale e soppressione del principio dell’unanimità nonché l’attribuzione di poteri “sostanziali” al Governo e al Parlamento europei, nel rispetto dei principi fondamentali di sussidiarietà e di proporzionalità, potranno efficacemente incidere su un sostanziale ravvicinamento degli ordinamenti tributari degli Stati membri.

Pertanto, per superare le critiche fondatamente mosse all’attuale sistema di governance dell’Unione andrebbe ricompresa nella funzione rappresentativa del Parlamento Europeo anche la potestà normativa tributaria. Invero, rispetto a quest’ultimo assorbente profilo, il Next Generation UE prevede l’attribuzione alla Commissione ed al Consiglio del potere di istituire ed amministrare i tributi racchiusi nella proposta, senza tuttavia risolvere il problema della legittimazione democratica e del consenso al tributo.

Come si evince dal Rapporto Monti sulle risorse proprie (gennaio 2017), per creare vere e proprie imposte europee (e quindi per potersi ragionare concretamente in termini di autonomia finanziaria dell’Unione) è necessario che queste ultime siano decise dall’Unione sulla base delle proprie scelte di politica economica e confluiscano direttamente nel bilancio dell’Unione. Da tanto discende che un’imposta europea dovrebbe essere decisa e riscossa dall’Unione Europea e la sua entità dovrebbe essere prevista dallo stesso legislatore dell’Unione.

Facendo propri gli orientamenti dottrinali elaborati sul piano domestico, potrebbe, pertanto, operarsi una classificazione distinguendo fra tributi europei propri, istituiti e disciplinati direttamente dalla legislazione unionale i cui gettiti prodotti confluiscono al bilancio europeo, e tributi europei derivati ossia prelievi il cui gettito è parzialmente attribuito all’Unione Europea e che sono oggetto di armonizzazione o ravvicinamento a livello europeo anche se la disciplina di dettaglio risulti poi prevista a livello nazionale (in merito, v. Sciancalepore C., Le risorse proprie nella finanza pubblica europea, Bari, 2020).

In definitiva per poter diventare delle imposte europee, le “risorse proprie” devono essere espressione di un potere fiscale europeo.

3. Uno degli elementi che caratterizza il legame politico tra governanti e governati è integrato dalla scelta della destinazione delle risorse acquisite mediante il potere di imposizione tributaria, che consente di raccogliere i mezzi necessari per assicurare la tutela dei diritti sociali e risulta finalizzato al raggiungimento di obiettivi di redistribuzione del reddito. Sul piano costituzionale, questa idea è rappresentata dal concetto di interesse fiscale, che imprime al dovere tributario una connotazione finalistica volta alla redistribuzione delle risorse finanziarie necessarie per la garanzia dei diritti sociali, che trovano nel prelievo fiscale uno degli strumenti fondamentali di copertura (così, Antonini L., Dovere tributario, interesse fiscale e diritti costituzionali, Milano, 1996, 199).

Pertanto, nel caso in cui si voglia rilanciare un progetto di Unione Europea che declini le esigenze di natura sociale racchiuse nell’art. 9 TFUE non si può prescindere da una riflessione sulla disciplina di una spesa pubblica centralizzata sostenuta da una fiscalità europea.

La logica dalla quale muovere è che unione economica, unione politica, unione sociale e unione fiscale non possono più essere trattate in modo disgiunto, ma necessitano di essere considerate come aspetti strettamente collegati del processo di integrazione europeo (in tal senso, Patroni Griffi A., Ragioni e radici dell’Europa sociale: frammenti di un discorso sui rischi del futuro dell’Unione, in federalismi.it, 2018, 4).

Emerge con chiarezza, infatti, che una politica fiscale comune integrerebbe il presupposto per una potenziale attività redistributiva tra gli Stati membri, in un sistema informato alla solidarietà intesa in termini di elemento tipicamente funzionale alla costruzione di un demos europeo, impattando positivamente sull’attuazione dei diritti sociali.

In linea di discontinuità con la logica del Fiscal compact o del Trattato MES che istituivano strumenti intergovernativi per gruppi di Stati membri, dovrebbe allora prevedersi in sede di revisione del Trattato UE il richiamo al principio di autonomia finanziaria unitamente all’attribuzione all’Unione di un potere di coordinamento inteso in termini di strumento essenziale di raccordo di poteri multilivello.

Dotare l’Unione Europea di un sistema di risorse proprie assume, dunque, una valenza fondamentale in quanto detta attribuzione rappresenta la linea di demarcazione fra due visioni antitetiche di integrazione europea quali il federalismo e la cooperazione intergovernativa.

In quest’ottica, mentre l’armonizzazione delle legislazioni nazionali e le misure di integrazione negativa si inquadrano nel metodo del funzionalismo finora seguito dal processo di integrazione, un potere tributario dell’eurozona andrebbe a presupporre, in una logica diametralmente diversa, la creazione di un’unione politica (così, Rossolillo G., Fiscalità e sovranità, Riflessioni sulla ripartizione delle competenze fra Stati membri e Unione europea, in Diritto dell’Unione Europea, 2018, 1).

Ebbene, funzionale alla dotazione all’UE di una maggior autonomia finanziaria, in una logica di accelerazione del processo di integrazione europea, è l’istituzione di un tributo europeo che alimenti il bilancio unionale nell’ottica dell’attuazione del principio di solidarietà fra cittadini europei (si vedano Vanistendael F. – Bizioli G. – Burges I. – Garcìa Prats F.A. – Gutmann D. – Essers P. – Haslehner W. – Kofler G. – Kube H. – Jimenez A.M. – Pistone P. – Reimer E. – Traversa E., European Solidarity Requires EU Taxes, in Tax Notes Int., 2020, 577-578).

Il progetto volto alla creazione di un tributo proprio dell’Unione dovrebbe, più in particolare, rispondere a diversi criteri, in primo luogo all’equità, che dovrebbe orientare il tributo in parola a realizzare una redistribuzione del reddito, ad avere il medesimo impatto su contribuenti posti sullo stesso livello in tutta l’UE e, da ultimo, a riscuotere entrate dagli Stati membri in relazione alla loro forza economica.

Ciò posto, sebbene l’accordo sul Next Generation EU e su un debito comune europeo, che gli Stati rimborseranno progressivamente tramite l’introduzione di nuove imposte europee che forniranno risorse proprie al bilancio europeo, rappresenti un primo passaggio verso una dimensione sempre più unionale della politica economica europea esso tuttavia, per la sua natura straordinaria e contingente, non elide la necessità di una riforma dei meccanismi istituzionali e delle politiche dell’Unione Europea.

Non è, dunque, corretto ritenere il Nex Generation UE la soluzione a tutte le criticità che ad oggi hanno caratterizzato il sistema di governance economica europea, certamente, tuttavia, l’approvazione di questo piano è indicativa della presa di coscienza, ad opera delle istituzioni europee, dei problemi sin qui emersi nel processo di integrazione e della conseguente necessità di dare corso ad un cambio di prospettiva incentrato maggiormente su un comune percorso di crescita e di gestione dei rischi.

Più in particolare, il nuovo sistema di risorse proprie pare caratterizzarsi per l’aumento dell’ammontare del bilancio dell’Unione, in special modo per il rimborso dei prestiti, senza tuttavia incrementare a pieno l’autonomia finanziaria dell’Unione stessa.

Vero è, infatti, che per unione fiscale occorre intendere una fiscalità condivisa tra gli Stati federati e il centro federale, in virtù della quale gli uni e l’altro dispongono di una propria sovranità fiscale con cui sostenere le rispettive competenze.

In quest’ottica, il Next Generation EU tendenzialmente si avvicina, pur in attesa di una modifica dei Trattati che crei una effettività capacità fiscale europea, alla logica dell’unione fiscale, anche se l’utilizzo dei suoi fondi, da parte degli Stati beneficiari, avviene secondo la logica della regolazione fiscale. L’UE si è, pertanto, collocata a metà strada tra il regime della regolazione fiscale e quello dell’unione fiscale (in tal senso, si veda Fabbrini S., Regimi fiscali e visioni dell’Unione Europea, in open.luiss.it, 4 agosto 2021).

Orbene, permettere all’Unione Europea di imporre un tributo significa consentire alla stessa di esercitare direttamente un potere di indirizzo con riferimento alle scelte di finanziamento della spesa comune, alle forme ed alle modalità dell’intervento pubblico nell’economia e, in senso più ampio, agli indirizzi politici.

La creazione di una autentica capacità fiscale europea, espressione di una nuova sovranità da affiancare a quella degli Stati nazionali, richiede, pertanto, che la UE diventi un soggetto capace di imporre autonomamente delle imposte e di decidere collettivamente l’impiego delle risorse raccolte.

In questa prospettiva, non si potrà prescindere dalla verifica della compatibilità dell’impianto dei singoli prelievi fiscali attribuiti alla competenza unionale con i princìpi fondamentali degli ordinamenti tributari nazionali ossia, in concreto, con la loro capacità di resistere ai cosiddetti “controlimiti” (in argomento, v. Gallo F., Il diritto tributario italiano in Europa: coerenza o resilienza?, in Giur.comm., 2019, 973 ss.). In primo luogo, una simile attribuzione dovrà collegarsi alla presenza di indici di ricchezza valutabili in termini di presupposto di un’imposizione “europea”, ciò in quanto nell’ordinamento tributario domestico il principio di capacità contributiva costituisce un sicuro controlimite da osservare.

In questo contesto, un futuro modello fiscale europeo dovrà necessariamente essere supportato da una adeguata legittimazione democratica. In questa direzione si segnala l’orientamento del Parlamento europeo espresso con la risoluzione legislativa sul sistema delle risorse proprie del 15 settembre 2020, in cui si chiarisce in modo significativo che “In vista delle future deliberazioni sulle modifiche dei trattati, e sfruttando lo slancio impresso dalla Conferenza sul futuro dell’Europa, è opportuno rafforzare la legittimità democratica, la rendicontabilità, la resilienza e l’allineamento delle entrate del bilancio dell’Unione ai suoi principali obiettivi politici, conferendo al Parlamento europeo competenze più ampie nel processo decisionale legislativo e un ruolo più attivo nel monitoraggio dell’attuazione del sistema delle risorse proprie e della relativa legislazione settoriale”.

Per evitare che l’attuale processo decisionale nell’Unione Europea si arresti in un pericoloso immobilismo, è, dunque, auspicabile che il periodo post pandemico possa rappresentare l’occasione per una più decisa modernizzazione delle basi strutturali dell’Unione determinando, sul piano dell’effettività, un reale cambiamento di passo informato alla flessibilità, alla produttività ed all’inclusione.

La strada, non certo priva di ostacoli, da percorrere a fronte di questo complesso processo dovrà essere necessariamente rappresentata da una riforma dei Trattati funzionale ad una rivendicazione di una prerogativa essenziale del Parlamento europeo: la potestà tributaria.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Antonini L., Dovere tributario, interesse fiscale e diritti costituzionali, Milano, 1996

Boria P., Diritto tributario europeo, Milano, 2017

Boria P., L’ordine internazionale della competizione fiscale, in Riv. dir. trib. int., 2019, 2, 7 ss.

Buzzacchi C., La solidarietà tributaria. Funzione fiscale e principi costituzionali, Milano, 2011

Carinci A., La questione fiscale nella Costituzione europea, tra occasioni mancate e prospettive per il contribuente, in Rass. trib., 2005, 2, 543 ss.

Carpentieri L., La sovranità tributaria alla prova dell’Unione Europea e delle spinte federaliste interne, in Papa A. (a cura di), Le regioni nella multilevel governance europea, Torino, 2016, 201 ss.

Contaldi G., La solidarietà europea in campo economico ai tempi dalla pandemia da Covid-19, in Ordine internazionale e diritti umani, 2020, 440-460

Contrino A. – Farri F., Emergenza coronavirus e finanziamento della spesa pubblica: è possibile trarre indicazioni per la futura politica fiscale italiana?, in questa Rivista, 28 marzo 2020

D’Ambrosio A.I., Crisi economica post-pandemia: un “volano” per la digital service tax?, in questa Rivista, 22 gennaio 2021

Della Cananea G., La disciplina giuridica delle finanze dell’Unione e delle finanze nazionali, in Chiti M.P. (a cura di), Diritto amministrativo europeo, Milano, 2018, 301 ss.

Fabbrini S., Regimi fiscali e visioni dell’Unione Europea, in open.luiss.it, 4 agosto 2021

Ferraro L., La Corte di Karlsruhe e il programma di acquisto dei titoli pubblici da parte della BCE (PSPP): principio democratico versus solidarietà?, in Rivista associazione italiana dei costituzionalisti, 2021, 3

Fregni M.C., Legitimacy in decision making in tax law: some remarks on taxation, representation and consent to imposition, in Riv. dir. fin. sc. fin., 2017, 4, I, 410 ss.

Gallo F., Giustizia sociale e giustizia fiscale fra decentramento e globalizzazione, in Riv. dir. trib., 2004, 10, 1069 ss.

La Scala A.E, I principi fondamentali in materia tributaria in seno alla Costituzione dell’Unione Europea, Milano, 2005

Lionello L. – Rossolillo G., Cosa significa creare una capacità fiscale europea e perché è così importante per il processo di integrazione? in Il Federalista, 2019, 3, 179 ss.

Majocchi A., Next Generation EU: verso una fiscalità federale, in Centro studi sul federalismo, Commento n. 180 – 29 maggio 2020

Mastroiacovo V., Principio di legalità nel diritto comunitario: riflessioni in materia tributaria, in Riv. dir. trib., 2011, 9, I, 807 ss.

Melis G., Coordinamento fiscale nell’Unione Europea, in Enc. Dir., Annali, vol. I, Milano, 2007, 394 ss.

Patroni Griffi A., Ragioni e radici dell’Europa sociale: frammenti di un discorso sui rischi del futuro dell’Unione, in federalismi.it, 2018, 4

Pepe F., L’emergenza Covid-19 nell’Unione Europea: verso una solidarietà tributaria “strategica”?, in Riv. tel. dir. trib., 30 aprile 2020

Perrone A., Tax competition e giustizia sociale nell’Unione Europea, Padova, 2019

Ragucci G., Le prerogative del Parlamento in materia di tributi e di spese, alla luce delle decisioni della Corte di Karlsruhe sugli aiuti della Grecia, e sul MES-Fiscal compact, in Riv. dir. fin. sc. fin., 2012, 3, 410 ss.;

Rivosecchi G., Autonomia finanziaria e procedure di bilancio della Comunità europea, in Chiti M.P. – Greco G. (diretto da), Trattato di diritto amministrativo Europeo, vol. II, Milano, 2007, 653 ss.

Rossolillo G., Fiscalità e sovranità, Riflessioni sulla ripartizione delle competenze fra Stati membri e Unione europea, in Diritto dell’Unione Europea, 2018, 1

Selicato P., Accordi europei e sovranità fiscale nazionale: le ricadute dell’emergenza Covid-19, in federalismi.it, 2021, 7

Sciancalepore C., Le risorse proprie nella finanza pubblica europea, Bari, 2020

Vanistendael F. – Bizioli G. –  Burges I. – Garcìa Prats F.A. – Gutmann D. – Essers P. – Haslehner W. – Kofler G. – Kube H. – Jimenez A.M. – Pistone P. – Reimer E. – Traversa E., European Solidarity Requires EU Taxes, in Tax Notes Int., 2020, 577-578

Scarica il commento in formato pdf

Tag:, , , , , , , ,