Gli interessi giuridici sottesi agli strumenti di composizione delle controversie fiscali internazionali ed il (correlato) problema dell’effettiva tutela del contribuente nella direttiva 2017/1852 e nel d.lgs. 49/2020

Di Antonio Perrone -

L’emanazione della Direttiva 2017/1852 del Consiglio ed il recepimento della stessa da parte del D.lgs. 10 giugno 2020, n. 49, hanno rinnovato ed accresciuto l’attenzione verso il tema degli interessi giuridici sottesi alle procedure di soluzione delle controversie fiscali internazionali. In particolare, proprio lo strumento unionale pone la questione del grado di intensità di tutela degli interessi del contribuente e del “ruolo” che deve essere riconosciuto allo stesso all’interno delle procedure. V’è, da un canto, l’interesse del contribuente a che gli Stati recepiscano quegli strumenti nella pienezza delle loro previsioni; ma v’è anche un interesse diverso e più pregnante che riguarda il “contenuto” e dunque le “regole” delle procedure. Esiste, cioè, un’aspettativa giuridica positiva del “contribuente” (termine che deve essere ben inquadrato nel contesto delle tax dispute internazionali) a che quelle procedure gli riconoscano un fascio di ben precise garanzie, consentendo allo stesso di divenire un “attore” (e non un mero “spettatore”) delle stesse. In questa prospettiva, si definisce l’aspettativa giuridica del contribuente come “diritto” ad un’equa ripartizione del suo carico fiscale fra gli Stati coinvolti nella disputa, conforme ai criteri internazionali in materia di distribuzione della potestà impositiva fra diverse giurisdizioni. La definita aspettativa giuridica, però, non deve essere intesa come diritto alla “certezza” che la ripartizione sia equa, ma come diritto a che sia garantita la percorribilità di tutte le strade che possono approssimarsi a quella “certezza”. L’analisi, poi, si estende alle “regole” della Direttiva e del Decreto, ed evidenzia come il limitato riconoscimento della partecipazione del contribuente alla procedura unionale e l’affermazione del c.d. vincolo del giudicato rappresentano altrettanti limiti al pieno riconoscimento di quel diritto. 

The EU Directive n. 2017/1852, implemented in the Italian tax law framework by the Legislative Decree n. 49/2020, arises some issues concerning the scope of the juridical interests covered by procedures laid down by these tools, especially those of taxpayer. Accordingly to the Author, by the taxpayer side, it is possible to decline two different kinds of interest. The first is the one concerning the States’ wide transposition and implementation of the international procedures aimed at settling tax disputes in their two tiers. Indeed, only this full implementation allows the taxpayer to activate with the aim of settling matters related to a different interpretation or application of the provisions of bilateral tax agreements and conventions. Instead, the second interest concerns the content of the instruments, meaning the rules of the procedures. Indeed, only these rules clearly define the “role” of the taxpayer within those instruments. This is probably the key issue as to the taxpayer side since it is still debated whether the taxpayer has to be considered as an “actor”, just like the States, or a mere “spectator”, within the settling of international tax disputes. The above mentioned Directive, although in the EU context, seems to strengthen the taxpayer’s role, however, the path is far from to be concluded since its full participation in the procedure is still submitted to fiscal authorities’ will, and the prevalence granted to the internal judgment (i.e. the “blocking effect” of the domestic res judicata) widely limits the taxpayer ability to fully exploit all the means made available by the international procedures.