Il regime fiscale di svalutazioni e perdite su crediti degli intermediari finanziari: un confronto tra i principali approcci europei.

Di Veronica Diana Braccioni -

Abstract

L’attuale instabilità e incertezza dovuta al diffondersi della pandemia ha riportato il tema dei non-performing loans, che sembrava ormai in via di risoluzione, al centro delle attenzioni e discussioni anche sul fronte istituzionale. La convergenza dei diversi sistemi regolamentari e contabili avvenuta nell’ultimo decennio non si è, tuttavia, ancora tradotta in una normativa fiscale europea condivisa relativamente alla deducibilità di svalutazioni e perdite su crediti; inoltre, sul piano dei singoli Paesi, tale normativa risulta spesso finalizzata a minimizzare le deduzioni per ragioni di gettito piuttosto che a tenere conto delle effettive necessità degli enti creditizi.

Tax Treatment of bad debts and loan losses of financial intermediaries: a comparison between the main European approaches. – The actual situation of uncertainty and instability, due to the spread of the pandemic, has brought non-performing loans issue, which seemed to be almost resolved, back in the center of Governments’ attention. The convergence of regulatory and accounting systems, occured in the European Uninion during the last decade, has not yet turned into a European common legislation with reference to bad debts and loans losses; moreover, as regard single Countries, this legislation is often focused on minimazing deductions for tax revenues purposes and not on the real necessities of the credit institutions.

 

 

Sommario: 1. Introduzione: le misure adottate dall’UE per far fronte al comune problema dei non-performing loans. – 2. Brevi cenni sull’evoluzione storica della disciplina italiana delle svalutazioni e perdite su crediti e il passaggio dallo specific provisions approach al general provisions approach. 3. Specific provisions approach: l’esempio del Portogallo. – 4. La Spagna e il general provisions approach. – 5. La Francia: esempio di un general provisions approach “attenuato”. – 6. Conclusioni.

 

1. I crediti deteriorati sono stati recentemente definiti come la “bomba a orologeria” del sistema bancario (Bain&Company 2020, How banks can defuse the Nonperforming loan time bomb.). L’espressione è certamente calzante: l’esperienza ha mostrato come i non-performing loans, se non gestiti adeguatamente, sia in termini regolamentari e normativi, sia in termini di organizzazione interna degli istituti bancari, possono diventare una delle principali cause di crisi del settore finanziario, andando a peggiorare condizioni economiche già deboli.

I numerosi fallimenti degli istituti finanziari, anche di rilevanti dimensioni, che si susseguirono durante il periodo della crisi, nonché le evidenti carenze normative che quest’ultima aveva posto in luce, portarono gli Organismi di vigilanza, contabili (quali lo IASB e il FASB) e i legislatori dei vari Paesi a riscrivere, nel corso degli anni, i regolamenti relativi alla prevenzione ed alla gestione del problema dei crediti deteriorati, per evitare che, in futuro, questi potessero tornare ad innescare (o a peggiorare) nuove crisi economiche.

E invero, l’ultimo decennio è stato caratterizzato da importanti novità regolamentari e contabili (si pensi, ad esempio, al Reg. (EU) 575/2013 o al più recente Reg. (EU) 2019/630, e all’introduzione dell’IFRS 9), che hanno consentito, a livello europeo, un deciso miglioramento dei bilanci bancari, precedentemente appesantiti da non-performing loans dal valore milionario (cfr. Beccalli E., I crediti deteriorati del settore bancario, in Bancaria, 2019, 11; World Bank Group, COVID-19 and Non-Performing Loan Resolution in the Europe and Central Asia region, Policy Note, December 2020).

La convergenza dei diversi sistemi regolamentari e contabili non si è, tuttavia, ancora tradotta in una normativa fiscale europea condivisa relativamente alla deducibilità delle perdite su crediti, i cui limiti sono stati spesso dettati da una “logica di cassa” (Parisotto R. – Nobili A., Differite le deduzioni IRES/IRAP per svalutazione crediti e attività immateriali, in il fisco, 2020, 4, 327 ss.; European Banking Coordination “Vienna” Initiative, Working Group on NPLs in Central, Eastern and Southeastern Europe, 2012), senza considerazione degli (elevati) accantonamenti prudenziali richiesti dagli Organismi di Vigilanza per la copertura delle esposizioni deteriorate.

A livello internazionale esistono tre diversi approcci (cfr., per tutti, Abrahamson J., International Taxation of Banking, Kluwer Law International, 2020, 133 ss.): Write-off approach, per il quale i crediti diventano fiscalmente deducibili solo nel momento in cui vengono dichiarati irrecuperabili e, pertanto, cancellati dal bilancio; Specific provisions approach: con tale metodologia, gli accantonamenti relativi a specifici crediti sono totalmente o parzialmente deducibili; – General provisions approach: i Paesi che adottano questo approccio consentono la deducibilità, in percentuali prestabilite, anche degli accantonamenti non specifici.

L’ultimo approccio – che è adottato, ad esempio, dall’Italia, dalla Spagna e dalla Germania – è, in realtà, il meno utilizzato, prediligendosi i primi due metodi.

 

2. Fino al 2013, le banche e gli intermediari finanziari italiani soggiacevano alle stesse vincolanti regole delle imprese industriali: ai fini della deducibilità delle perdite su crediti, diverse da quelle derivanti da cessioni a titolo oneroso, era infatti necessaria la sussistenza di elementi certi e precisi della perdita su crediti, ex art. 101, comma 5, TUIR, con deducibilità, poi, in più periodi di imposta. La mancata circoscrizione dei concetti di certezza e precisione da parte della normativa e della prassi aveva causato il sorgere di non poche contestazioni, anche irragionevoli, da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Tali ragioni portarono il Legislatore, prima con la Legge finanziaria 2014 (L. 27 dicembre 2013, n. 147), poi con l’art. 16 D.L. n. 83/2015, convertito dalla L. 6 agosto 2015, n. 132, a riscrivere la disciplina applicabile agli enti creditizi e finanziari (sul tema, Procopio M., Il nuovo regime tributario delle perdite su crediti nel segno del rafforzamento del principio di derivazione del reddito imponibile dalle risultanze di bilancio, in Dir. prat. trib., 2015, I, 49 ss.; Contrino A. – Trivellin M., La valutazione dei crediti, in Zizzo G., a cura di, La fiscalità delle società IAS/IFRS, Milano, 2018, 623 ss.).

In particolare, venne equiparato il trattamento di svalutazioni da valutazione o incasso dei crediti, perdite derivanti dalla derecognition dei crediti e perdite derivanti dalla cessione di detti crediti a titolo oneroso, stabilendo che le perdite su crediti verso la clientela sarebbero state deducibili ex art. 106 (e non più ex art. 101) a partire dall’esercizio di contabilizzazione, senza l’obbligo di dimostrare la sussistenza degli elementi certi e precisi (per le problematiche in tema di perdite c.d. da valutazione,

Contrino A., Il passaggio dallo IAS 39 e il seguente ampliamento a talune “perdite valutative” dell’operatività della presunzione legale di sussistenza degli “elementi certi e precisi” ai fini della deducibilità, Riv. dir. trib. Supplemento online, 25 settembre 2019). L’ art. 106 TUIR resta, ad oggi, applicabile ai soli crediti verso la clientela; quelli diversi seguono, ai fini della deduzione, le disposizioni di cui all’originario art. 101, comma 5.

La semplificazione operata dal legislatore è notevole. E infatti, dopo un susseguirsi di modifiche della normativa, che hanno visto progressivamente l’aumentare e poi il ridursi delle percentuali e degli esercizi in cui sarebbe stato possibile dedurre le componenti negative, il legislatore ha eliminato molte delle possibili difficoltà in capo alle banche nella determinazione del reddito imponibile, riducendo anche le incertezze applicative e interpretative (cfr., per tutti, Leo M., Le imposte sui redditi nel testo unico, Milano, 2020, 1941 ss). Inoltre, il diritto alla deducibilità piena ed immediata delle perdite e delle svalutazioni ha permesso agli intermediari finanziari di ridurre la quantità di DTA accumulatasi nei propri bilanci a causa delle previgenti normative.

Nell’attuale disciplina, ai sensi dell’IFRS 9, inoltre, non vengono poste differenziazioni al regime fiscale in base allo stage in cui si trova il credito (cfr. Garcea A., Il Decreto fiscale di raccordo con le novità contabili dell’IFRS 9, in Corr. trib., 2018, 8, 563-569; per l’evidenziazione di corrispondenze e variazioni tra IAS 39 e IFRS 9, con illustrazione delle relative conseguenze fiscali, v. Contrino A. – Trivellin M., La valutazione dei crediti, cit., 623 ss.), rendendo possibile, ad esempio, per una banca, dedurre una svalutazione anche prima che il credito si trovi in una situazione di sofferenza o incaglio. Dunque, i minor valori rilevati in sede di rilevazione delle perdite future attese possono considerarsi interamente deducibili nell’esercizio stesso in cui sono rilevate. In conseguenza delle evoluzioni normative dell’art. 106, pertanto, l’Italia è passata dall’applicazione del specific provisions approach all’applicazione del general provisions approach.

I benefici derivanti dal decreto 2015 sul diritto ad effettuare deduzioni integrali immediate delle svalutazioni e perdite in sede di applicazione dell’IFRS 9, sia ai fini IRES sia IRAP, sono stati tuttavia annullati parzialmente, prima, dalla L. n. 145/2018 (Legge di bilancio 2019) e, in seguito, dalla L. n. 160/2019 (Legge di bilancio 2020) (cfr. Parisotto R. – Nobili A., Differite le deduzioni IRES/IRAP per svalutazione crediti e attività immateriali, cit., 327 ss.).

In particolare, la Legge di bilancio 2019, all’art. 1, commi 1067-1069, ha stabilito che i componenti reddituali derivanti esclusivamente dall’adozione dell’IFRS 9, per quanto riguarda la rilevazione delle perdite attese future, sono deducibili dalla base imponibile IRES e IRAP per il 10% del loro ammontare nel periodo di imposta di prima adozione dell’IFRS 9 e per il restante 90% in quote costanti nei 9 periodi di imposta successivi. Con la Legge di bilancio 2020, poi, la deducibilità della quota del 10% relativa all’esercizio 2019 è stata differita al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2028, rendendo il 2019 privo di deduzioni per l’applicazione dell’IFRS 9.

3. Lo specific provisions approach, come anticipato, non permette la deducibilità delle general provisions, ma solo di accantonamenti e svalutazioni relative a specifici crediti non-performing, seppure con alcune declinazioni diverse tra uno Stato e un altro.

Tale approccio è, ad esempio, seguito dal Portogallo.

Ai sensi del Código do Imposto sobre o Rendimento das Pessoas Colectivas, artt. 28.º-A, 28.º-B, possono essere dedotte le perdite relative a crediti derivanti dalla normale attività d’impresa il cui incasso, al termine del periodo di imposta, può considerarsi dubbio. A tale fine, si considerano crediti di dubbia esigibilità quelli in cui il rischio di inesigibilità risulta debitamente giustificato: è necessario infatti che il contribuente fornisca evidenza della perdita (ad esempio, provando che il debitore è sottoposto a procedure concorsuali oppure che i termini di pagamento sono scaduti da più di sei mesi e che sono già state adottate tutte le misure possibili per recuperare gli importi dovuti).La perdita così generata può, tuttavia, essere portata integralmente in deduzione solo qualora l’inesigibilità del credito sia stata confermata nell’ambito di una procedura concorsuale oppure una volta trascorsi 24 mesi dal termine di pagamento (cfr. Valente Vieira A., Portugal – Corporate Taxation sec. 1., Country Tax Guides IBFD, 2021).Al contrario, i crediti garantiti da assicurazione o ipoteca ovvero dovuti o garantiti dallo Stato, Regioni autonome o Comuni, o dovuti da parti correlate, ovvero ancora i crediti nei confronti di persone fisiche o giuridiche che detengono, direttamente o indirettamente, più del 10% del capitale della società, non sono considerati come crediti di dubbia esigibilità e, pertanto, la relativa perdita di valore non è rilevante ai fini fiscali (art. 28.º-B, co. 3).Quanto appena esposto è applicabile sia alle banche e agli altri istituti finanziari, sia ai soggetti diversi dai precedenti. Ai soggetti sottoposti alla vigilanza della Banca del Portogallo, tuttavia, è dedicata una disciplina aggiuntiva (art. 28.º-C), che permette la deducibilità anche degli accantonamenti finalizzati a coprire specifici rischi di credito e rischi paese (cfr. Valente Vieira A., Portugal – Corporate Taxation sec. 1., Country Tax Guides IBFD, 2021), garantendo quindi una normativa più favorevole alle banche (cfr. European Commission, Review of Current Practices for Taxation of Financial Instruments, Profits and Remuneration of the Financial Sector, Taxation papers – Working Paper No. 31, 2012), le quali sono state duramente colpite dal problema dei crediti deteriorati negli anni della crisi.

4. In linea generale, la Spagna non concede la deducibilità delle general provisions. Infatti, l’art. 13 della Ley 27/2014 del 27 novembre – Impuesto sobre Sociedades, rubricato “Correcciones de valor: pérdida por deterioro del valor de los elementos patrimoniales”, prevede la deducibilità della perdita solo: (i) una volta trascorsi 6 mesi dalla scadenza del termine di pagamento, (ii) se il debitore è stato sottoposto ad una procedura concorsuale, (iii) se il debitore è stato condannato per delitti di distrazione del proprio patrimonio, (iv) qualora il credito sia stato contestato in giudizio (cfr. Trivellin M., Profili sistematici delle perdite su crediti nel reddito d’impresa, Torino, 2017, 129 ss.). Tutti casi, quindi, in cui la sofferenza risulta dalla scadenza dei termini o dall’inizio di procedure giudiziarie, a prescindere dal loro esito. Tuttavia, alle banche e agli istituti finanziari l’art. 13 dedica una disposizione specifica ove si stabilisce che “le circostanze determinanti della deducibilità degli accantonamenti per riduzione di valore dei crediti e altre attività derivanti dalle possibili insolvenze dei debitori degli istituti finanziari e quelle riguardanti l’ammontare delle perdite a copertura del suddetto rischio” devono essere stabilite da un apposito regolamento.

È stato per ciò emanato il Real Decreto 683/2017. Nella sua attuale formulazione, esso prevede la deducibilità degli accantonamenti relativi a “coberturas especificas” del rischio di credito risultanti da stime prodotte con metodologie interne. Tuttavia, il Legislatore ha deciso di limitare la deducibilità degli accantonamenti specifici, al massimo, all’importo risultante dall’applicazione delle percentuali contenute nell’allegato IX della Circular 22 dicembre 2004, n. 4 del Banco de España. Al contrario, non sono deducibili in alcun caso, similmente a quanto previsto nella normativa portoghese, gli stanziamenti relativi a crediti: (i) valutati come operazioni prive di rischio apprezzabile, in accordo con quanto stabilito dall’Allegato IX; (ii) erogati o garantiti ad enti di diritto pubblico, fatta eccezione per quelli oggetto di procedure giudiziarie relative alla loro stessa esistenza o al loro importo; (iii) garantiti, per la parte garantita da garanzie reali, valutate ai sensi dell’Allegato IX; (iv) garantiti da soggetti terzi, identificati come privi di rischio apprezzabile o in possesso di contratti di assicurazione del credito; (v) erogati a società collegate, in accordo con quanto stabilito dall’art. 18 della Ley 27/2014, salvo che si trovino in procedure concorsuali e il giudice abbia iniziato la fase di liquidazione; (vi) erogati a partiti politici, sindacati dei lavoratori, associazioni imprenditoriali, ordini professionali salvo che si trovino in procedure concorsuali e il giudice abbia iniziato la fase di liquidazione, oppure che si trovino in altre circostanze, comprovabili e debitamente giustificabili, che evidenzino una minor probabilità di incassare il credito. Inoltre, non sono deducibili gli accantonamenti per la copertura di esposizioni fuori bilancio (v. art. 9, co. 3, Reglamento del Impuesto sobre Sociedades; de la Cueva González-Cotera A. – Arroyo Ataz A., Spain – Corporate Taxation sec. 1., Country Tax Guides IBFD, 2021).

Per quanto riguarda, invece, le coperture generiche è prevista la deducibilità fino a un importo pari alla cifra risultante dall’applicazione dell’1% sulla variazione complessiva positiva, nel periodo d’imposta, dell’ammontare dei rischi che, secondo i criteri stabiliti nel citato Allegato IX, dovrebbero essere oggetto di coperture generiche, escludendo quelle corrispondenti ai crediti sopra elencati e i titoli negoziati nei mercati secondari organizzati (v. art. 9, co. 4, Reglamento del Impuesto sobre Sociedades; European Commission, Review of Current Practices for Taxation of Financial Instruments, Profits and Remuneration of the Financial Sector, cit. ). Infine, è concessa la deducibilità degli accantonamenti derivanti dalla perdita di valore dei beni immobili assegnati o incassati come pagamento del credito (v. art. 9, co. 5, Reglamento del Impuesto sobre Sociedades).

Relativamente al modello spagnolo, si può pertanto concludere che l’impostazione risulta molto simile a quella italiana nel diversificare il trattamento fiscale delle perdite su crediti del settore creditizio da quello del settore non finanziario. Il primo tuttavia concede, a differenza del secondo, la deducibilità sia delle specific sia delle general provisions, ma solo entro specifiche percentuali, che invece non sussistono più nell’ordinamento domestico.

5. Sembra utile riportare anche qualche accenno alla normativa francese in materia di accantonamenti per rischi su crediti, in quanto, almeno parzialmente, la tendenza di quest’ordinamento sembra andare in direzione opposta a quello italiano.

Nel 2012, infatti, il Governo francese aveva approvato la costituzione di due tipi di accantonamenti: (i) accantonamenti per rischi relativi a finanziamenti a medio e lungo termine erogati da banche e istituti di credito (Code général des impôts (CGI), ann. IV, art. 2 – 3-bis); (ii) accantonamenti destinati a fronteggiare i rischi relativi ai finanziamenti a medio termine che le imprese concedono (CGI, ann. IV, art. 4-bis e 4-ter).

Il primo tipo riguardava esclusivamente le banche e gli istituti di credito, mentre il secondo tutte le società industriali e commerciali.

Ai sensi dell’art. 39-1-5°, comma 15, del CGI, gli istituti bancari o di credito che effettuavano prestiti a medio e lungo termine, nonché società ammesse a svolgere operazioni di credito immobiliare, erano autorizzati a costituire un fondo destinato a fronteggiare i rischi specifici relativi a tali finanziamenti e operazioni, tranne nei casi in cui il rischio fosse trasferito ad un soggetto terzo, diverso dall’ente creditizio. Il fondo era deducibile nel calcolo dell’imposta sulle società.

Le modalità di calcolo e i limiti di questa disposizione erano fissati dall’art. 3-bis dell’allegato IV del CGI. In particolare, sussisteva un doppio limite nel calcolo dell’accantonamento: innanzitutto, l’ammontare complessivo non poteva superare il 5% dell’utile dell’esercizio rilevato a conto economico; inoltre, l’accantonamento complessivo previsto da tale disposizione non poteva superare lo 0,50% dell’importo dei finanziamenti a medio e lungo termine. La base per il calcolo del limite massimo dell’accantonamento complessivo era rappresentata, alla fine di ogni esercizio, dall’ammontare dei crediti come sopra definiti effettivamente erogati e non ancora rimborsati, anche se già scaduti. Inoltre, qualora la banca avesse deciso di accantonare un importo inferiore al limite massimo, tale differenza non poteva essere accantonata o dedotta nell’esercizio successivo. Gli accantonamenti a tale fondo speciale, poi, non potevano cumularsi con il fondo svalutazione e le perdite su crediti di dubbia recuperabilità dovevano essere attribuite in via prioritaria al fondo svalutazione, dovendosi utilizzare il fondo rischi solo nella misura in cui l’ammontare della perdita avesse superato il fondo svalutazione (v. Ministére de l’Action et des Comptes Publics, Provisions réglementées – Provisions pour risques afférents à des opérations de credit, 2012).

Tuttavia, l’art. 26 della Legge 2013-1278 del 29 dicembre 2013 ha abrogato la disposizione di cui sopra: a partire dagli esercizi chiusi al 31 dicembre 2013, non vi è più stata la possibilità per gli istituti di credito di costituire accantonamenti destinati a fronteggiare rischi relativi a finanziamenti a medio e lungo termine (v. Ministére de l’Action et des Comptes Publics, Provisions réglementées – Provisions pour risques afférents à des opérations de credit, 2014). E le banche, al pari di tutte le altre imprese, possono adesso effettuare accantonamenti e fondi relativi a “créances douteuses” (ovvero crediti certi nell’esistenza e nell’ammontare ma dal recupero incerto, data la situazione finanziaria del debitore) secondo le regole generali.

La disciplina attuale delle perdite su crediti è la seguente.

Le perdite su crediti sono deducibili, al pari degli altri oneri deducibili (chárges déductibles), qualora acquistino il carattere di certezza e precisione, come nel nostro ordinamento (cfr., per tutti, Trivellin, M., Profili sistematici delle perdite su crediti nel reddito d’impresa, cit., 127 ss.). Relativamente alle créances douteuses, è possibile dedurre accantonamenti effettuati a fronte di rischi di compromissione della posizione creditoria, dovuti a situazioni specifiche del debitore, seguendo la disciplina generale dettata dal già citato art. 39-1-5° CGI. Quest’ultima prevede che la deducibilità sia soggetta ad alcune condizioni: che l’evento da coprire sia di per sé deducibile; e che il costo – o la perdita – sia precisamente identificato, altamente probabile e relativo ad eventi in corso nel momento in cui l’accantonamento viene iscritto a bilancio (cfr. Burg P., France – Corporate Taxation. Country Tax Guides IBFD, 2021).

Sono, pertanto, deducibili unicamente gli accantonamenti specifici; tuttavia, si può inserire la Francia tra i Paesi che adottano il general provision approach, poiché per le banche è riconosciuto il diritto di effettuare una deduzione relativa agli accantonamenti effettuati per crediti erogati a debitori che si trovano in Paesi a rischio (“provision pour risque pays”), la quale è limitata a un valore compreso tra lo 0,5% e il 5% del valore dei crediti detenuti in questi Paesi (cfr. European Commission, Review of Current Practices for Taxation of Financial Instruments, Profits and Remuneration of the Financial Sector, cit.).

Contrariamente all’Italia, in sintesi, la Francia, dopo aver approvato delle misure specifiche per il settore bancario, le ha revocate a soli due anni di distanza, non prevedendo più alcuna particolare agevolazione per il settore bancario.

 

6. Il trattamento fiscale riservato agli NPL incide sulle modalità di gestione e copertura degli stessi (Bank of england, Staff Working Paper No. 594 – Non-performing loans: regulatory and accounting treatments of assets, 2016).

L’eccessivo differimento della deducibilità delle svalutazioni e delle perdite su crediti, a cui abbiamo assistito in Italia nel corso degli ultimi 30 anni, ha portato ad avere enormi quantità di DTA in bilancio, senza un mercato sviluppato di crediti deteriorati tramite il quale poter rapidamente smaltire gli NPL e portare la perdita in deduzione integralmente nello stesso periodo d’imposta in cui essa si era verificata. Ciò è la dimostrazione di come la disciplina fiscale possa influire (negativamente) su un problema già pronunciato e di come, al contrario, una norma più favorevole, quale quella attualmente vigente, abbia in effetti aiutato gli enti finanziari a migliorare la qualità dei crediti iscritti a bilancio.

Sono molti i Paesi che, come si è visto, preferiscono consentire la deducibilità delle perdite e degli accantonamenti solo al verificarsi di determinati eventi, temendo che tali poste negative di bilancio riducano significativamente il reddito imponibile degli istituti di credito e il relativo gettito fiscale. Per prevenire possibili abusi, inoltre, molti Paesi richiedono elementi probatori specifici, quale ad esempio una dichiarazione di fallimento, per comprovare la definitività delle perdite e consentirne la deducibilità: ciò tuttavia crea uno scollamento tra regole fiscali e prassi bancaria, la quale per motivi regolamentari e contabili deve operare svalutazioni graduali.

Sarebbe auspicabile un regime fiscale condiviso a livello europeo di integrale deducibilità delle perdite e delle svalutazioni su crediti, come ad esempio quello proposto nel 2011 e poi di nuovo nel 2016 con l’art. 25 del progetto CCTB, rubricato “Bad debts deductions”, secondo cui sarebbero deducibili sia le specific sia le general provisions, previo rispetto di alcuni requisiti quanto alle masse di crediti. Una disciplina di tal fatta sarebbe in linea con la nuova definizione di default entrata in vigore dal 1° gennaio 2021 e contenuta nell’art. 178 del Reg. UE n. 575/2013, così come integrata dalle Linee Guida EBA (EBA/GL/2016/07) e dal Regolamento delegato UE n. 171/2018 della Commissione Europea del 19 ottobre 2017: con la fissazione di criteri e regole più stringenti in materia di classificazione a default, si è provveduto ad armonizzare a livello europeo la relazione tra ente creditizio e debitore e i requisiti patrimoniali che il primo è tenuto a rispettare.

Un regime europeo sarebbe fondamentale per rafforzare l’unione bancaria e creare una vera integrazione tra istituti finanziari comunitari, creando, anche in questo ambito, un efficiente level playing field, alla stessa stregua di quanto si è già realizzato a livello regolamentare.

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