Il regime fiscale delle riserve di rivalutazione alla luce dei recenti orientamenti dell’Amministrazione finanziaria.

Di Elena Fiorina -

Abstract

La risposta ad un interpello non pubblicato ci offre l’occasione per una riflessione sul regime fiscale delle riserve di rivalutazione. Il presente contributo intende analizzare infatti tale regime e valutare la legittimità della tesi dell’Amministrazione finanziaria volta a ravvisare un presupposto impositivo nel caso di utilizzazione di tali riserve per scopi diversi dalla distribuzione o attribuzione ai soci o partecipanti.

Tax regime of step-up net equity reserves in the Italian Tax Authorities’ recent opinions. – An unpublished tax ruling deals with the tax regime of step-up net equity reserves. This paper analyses this regime and evaluates the solution given by the tax authority in the ruling, which affirms the taxability in case of use of such reserves for aims that differ from profit distribution or allocation to business partners and participants.

 

 

 

Sommario: 1. Premessa. – 2. La risposta all’interpello in commento. – 3. Il saldo attivo di rivalutazione di cui all’art. 13 della Legge n. 342/2000 e l’interpretazione della disposizione da ultimo nominata – 3.1. L’argomento letterale. – 3.2. L’argomento sistematico. –  3.3. L’argomento fondato sull’interpretazione “adeguatrice” dell’art. 13, Legge n. 342/2000. – 4. Alcune precedenti posizioni dell’Amministrazione finanziaria poste a base della risposta all’interpello non pubblicato qui in commento. – 5. Le riserve in sospensione di imposta e le operazioni straordinarie fiscalmente neutrali. Conclusioni.

 

1. Nel presente lavoro si vuole analizzare il regime fiscale delle riserve iscritte in bilancio in contropartita di rivalutazioni di beni patrimoniali e valutare la legittimità o meno della tesi dell’Amministrazione finanziaria, espressa in un documento di prassi non pubblicato, volta ad includere tra le fattispecie impositive l’utilizzo di tali riserve per scopi diversi dalla distribuzione ai soci.

2. Il caso sottoposto all’attenzione dell’Amministrazione finanziaria, nel documento di prassi cui si è fatto cenno nel paragrafo precedente, attiene ad un’operazione di scissione totale c.d. inversa della società Alfa a favore delle sue partecipate (Beta e Gamma). Alle società beneficiarie sono trasferiti, per effetto della scissione, elementi attivi e passivi della società scissa, ivi comprese le partecipazioni nel proprio capitale. Alla società beneficiaria Beta è, in particolare, trasferito un bene immobile precedentemente rivalutato ai sensi dell’art. 15 D.L. n. 185/2008. Si noti, inoltre, come le beneficiarie Beta e Gamma, per effetto dell’annullamento della propria partecipazione, evidenzino, rispettivamente, un avanzo e un disavanzo di scissione.

Posto che nel patrimonio netto contabile della società scissa figura la riserva istituita a fronte della sunnominata rivalutazione, annoverabile tra quelle c.d. in sospensione di imposta in quanto non oggetto di affrancamento, il contribuente ha formulato all’Amministrazione finanziaria i seguenti due quesiti: (i) se la riserva in questione debba “seguire” l’immobile alla luce di quanto previsto dall’art. 173, comma 9, TUIR, oppure se essa sia da attribuire alle due beneficiarie in proporzione alle quote di patrimonio netto contabile ricevute, (ii) se quella di cui si discorre sia o meno qualificabile, ai fini fiscali, alla stregua di “riserva tassata solo in caso di distribuzione” da ricostituire, in occasione dell’operazione di scissione, in base alle condizioni e ai limiti di cui all’art. 172, comma 5, TUIR.

In relazione al primo quesito, l’Amministrazione finanziaria, in linea con il proprio precedente orientamento, ha rimarcato, in estrema sintesi, come l’art. 173, comma 9, prima parte, TUIR, preveda la ricostituzione nel bilancio delle società beneficiarie delle riserve in sospensione d’imposta iscritte nell’ultimo bilancio della società scissa in proporzione alle quote di patrimonio netto assegnate. Tuttavia, ove la sospensione d’imposta dipenda da eventi riguardanti specifici elementi patrimoniali della società scissa, le predette riserve devono essere ricostituite dalle beneficiarie destinatarie di tali elementi. Ebbene, poiché nel caso in esame il periodo di sorveglianza previsto dall’art. 15, comma 21, D.L. n. 185/2008, entro il quale rideterminare le plusvalenze e minusvalenze fiscali nel caso di realizzo dei beni rivalutati, è scaduto, le vicende della riserva in esame risultano indipendenti da quelle relative all’immobile oggetto di rivalutazione. Sulla base di questa considerazione viene correttamente affermato che la riserva di rivalutazione possa essere attribuita alle beneficiarie in base ad un criterio proporzionale (in tal senso si veda anche Risposta ad interpello n. 97 del 17 marzo 2020, Risposta ad interpello n. 98/E del 26 luglio 2017).

Ciò premesso, lascia invece perplessi la risposta al secondo quesito formulato dal contribuente istante rispetto al quale l’Amministrazione finanziaria afferma che la riserva ex art. 15 D.L. n. 185/2008 non è qualificabile come riserva in sospensione di imposta tassabile solo in caso di distribuzione, non condividendo la soluzione interpretativa prospettata dall’istante, per i seguenti motivi: (i) il combinato disposto dell’art. 15, comma 18, D.L. n. 185/2008 e dell’art. 13, comma 1, L. n. 342/2000, i quali prevedono, rispettivamente, l’imputazione del saldo attivo di rivalutazione a capitale sociale o in una riserva speciale designata “con esclusione di ogni diversa utilizzazione, che ai fini fiscali costituisce una riserva in sospensione di imposta” e l’imputazione del saldo attivo di rivalutazione al capitale sociale, ovvero in un’apposita riserva “con esclusione di ogni diversa utilizzazione”; (ii) precedenti posizioni dell’Agenzia delle Entrate, tra cui la ris. 1° marzo 2005, n. 32/E ove viene affermato che “dal punto di vista fiscale ogni utilizzo” della riserva di rivalutazione ex art. 13 L. n. 342/2000 “a fini diversi da quelli previsti dalla norma determina il realizzarsi del presupposto impositivo” (nel caso di specie si trattava della copertura del disavanzo da annullamento di azioni proprie in sede di riduzione volontaria del capitale sociale di una società).

Alla luce di tali motivazioni l’Amministrazione finanziaria ha considerato la riserva di rivalutazione in esame non annoverabile tra quelle tassabili solo in caso di distribuzione “essendo ben possibile che il relativo presupposto impositivo si verifichi (in capo alla società) anche in circostanze diverse dall’attribuzione” ai soci “ossia per utilizzi diversi dalla copertura perdite e senza il rispetto delle formalità indicate nel secondo e terzo comma dell’art. 2445 c.c.”. L’Amministrazione stessa ha poi citato a sostegno della propria tesi, a titolo esemplificativo, la Risposta ad interpello n. 316 del 24 luglio 2019, avente ad oggetto l’utilizzo di una riserva di rivalutazione ex art. 15 D.L. n. 185/2008 a copertura di un disavanzo di fusione imputato a patrimonio netto.

Ciò posto, non si ritiene di poter condividere la tesi espressa dall’Amministrazione finanziaria e ciò in forza di un’interpretazione dell’art. 13 L. n. 342/2000 fondata sull’argomento letterale, sistematico e in base a Costituzione.

3. – 3.1. Vale la pena rammentare come l’art. 13 L. n. 342/2000 preveda nei primi tre commi quanto segue: (i) il saldo attivo risultante dalla rivalutazione deve essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva designata “con esclusione di ogni diversa utilizzazione” (comma 1), (ii) la riserva, ove non venga imputata al capitale, può essere ridotta soltanto con l’osservanza delle disposizioni dei commi secondo e terzo dell’articolo 2445 c.c. e in caso di utilizzo della riserva a copertura di perdite, non si può fare luogo a distribuzione di utili fino a quando la riserva non è reintegrata o ridotta in misura corrispondente con deliberazione dell’assemblea straordinaria (comma 2) e (iii) se il saldo attivo viene attribuito ai soci o ai partecipanti mediante riduzione della riserva ovvero mediante riduzione del capitale sociale o del fondo di dotazione o del fondo patrimoniale, le somme attribuite ai soci o ai partecipanti, aumentate dell’imposta sostitutiva corrispondente all’ammontare distribuito, concorrono a formare il reddito imponibile della società o dell’ente e il reddito imponibile dei soci o dei partecipanti (comma 3).

Si vuole notare come i primi due commi della disposizione in parola definiscano, in linea con le precedenti leggi di rivalutazione, il regime civilistico del saldo attivo di rivalutazione, stabilendo quanto segue: (i) l’assunzione, da parte del predetto saldo attivo, dello stesso regime vincolistico assegnato al capitale sociale (ii) nell’ipotesi di utilizzo della riserva di rivalutazione a copertura perdite, la possibilità di distribuire utili solo previa  reintegrazione o riduzione, con delibera dell’assemblea straordinaria, della riserva stessa. Il comma 3 del citato art. 13 contempla, invece, il regime fiscale attribuibile alla riserva di cui si discorre disponendone il concorso alla formazione del reddito, della società e dei soci o partecipanti, in caso di attribuzione a questi ultimi (cfr. Assonime, circ. 27 febbraio 2001, n. 13; Liburdi D. – Sironi M., La tassazione in capo ai soci e alla società delle riserve in sospensione di imposta, in il fisco, 2020, 8, 721 ss.; Zizzo G., Utilizzo del saldo di rivalutazione: la chiarezza legislativa non ferma le divagazioni interpretative, in Corr. trib., 2019, 10, 841 ss.; Falsitta G., Manuale di diritto tributario – Parte speciale, Padova, 2013, 327-328). Si aggiunga che la medesima Amministrazione finanziaria, in riferimento alla riserva di rivalutazione di cui si discorre, ha avuto più volte modo, nel corso degli anni, di chiarire che “ai fini fiscali (…) il saldo attivo costituisce una riserva in sospensione di imposta tassato, ai sensi dell’art. 13 della legge 342 del 2000, in caso di distribuzione” senza mai ipotizzare eventi impositivi ulteriori (cfr., tra tutte, circ. n. 27 aprile 2017, 14/E; circ. 4 giugno 2014, n. 13/E; circ. 19 marzo 2009, n. 11/E).

3.2. Posto quanto sopra, avendo riguardo ad altre norme aventi ad oggetto la disciplina delle riserve in sospensione di imposta soggette a tassazione anche in casi diversi dalla distribuzione, si nota come le formulazioni lessicali utilizzate siano completamente differenti da quelle adottate dal legislatore nella disposizione qui in oggetto. Ciò lascerebbe intendere che, anche sul piano sistematico, l’interpretazione prospettata dall’Amministrazione finanziaria non colga nel segno.

In particolare, si vuole fare riferimento a quelle disposizioni volte a prevedere i presupposti impositivi di riserve di patrimonio netto fiscalmente qualificate “in sospensione di imposta”. Si pensi, in proposito, all’art. 15, comma 10, D.L. n. 429/1982, il quale stabiliva che la posta costituita per le finalità sancite dal decreto “concorre alla formazione del reddito nel periodo d’imposta e nella misura in cui sia comunque utilizzato”, nonché all’art. 33, comma 9, L. n. 413/1991, il cui fondo, allo stesso modo, “concorre alla formazione del reddito nel periodo d’imposta e nella misura in cui sia comunque utilizzato”. Da tali disposizioni emerge chiaramente che quando il legislatore ha voluto attribuire rilevanza fiscale a “qualsiasi” forma di utilizzo di una determinata posta ha di fatto adottato locuzioni lessicali specifiche e chiare. Così come quando il legislatore ha inteso stabilire che costituiva presupposto impositivo (e quindi causa di tassazione in capo alla società) l’utilizzo di riserve per scopi diversi dalla copertura perdite lo ha chiaramente espresso nella relativa norma (cfr. art. 55TUIR, non più vigente).

Ebbene, è di immediata evidenza che nell’art. 13 L. n. 342/2000 sia individuato e individuabile un solo presupposto impositivo dato, giova ripeterlo, dalla sola distribuzione o attribuzione del saldo di rivalutazione ai soci o partecipanti.

Inoltre, dal confronto, su base sistematica, tra l’art. 13 L. n. 342/2000 e le disposizioni di precedenti leggi di rivalutazione – in specie quelle prevista dalla L. n. 408/1990 e dalla L. n. 413/1991, nelle quali, con riferimento al regime civilistico e fiscale del saldo attivo di rivalutazione, si trovano disposizioni lessicalmente identiche a quella dell’art. 13 qui di interesse (cfr., rispettivamente, l’art. 4 L. n. 408/1990 e l’art. 26 L. n. 413/1991) – emergono ulteriori elementi volti a supportare la tesi qui sostenuta. Invero, nella circ. 4 dicembre 1995, n. 310/E/III-6-1175 interpretativa dell’art. 22, D.L. n. 41/1995 in materia di affrancamento dei fondi in sospensione di imposta, è la stessa Amministrazione finanziaria a ravvisare, anche se in via solo indiretta, il presupposto impositivo dei saldi attivi di rivalutazione citati (i.e. L. n. 408/1990 e L. n. 413/1991) unicamente nella distribuzioni ai soci dei saldi stessi (nello stesso senso si veda Assonime, circ. 12 giugno 2006, n. 23, 34 e circ. 14 luglio 2009, n. 30, 48-49, ove si occupano delle conseguenze dell’affrancamento della riserva di rivalutazione).

3.3. In linea generale va notato che il regime civilistico e fiscale attribuibile alle riserve di patrimonio netto non può che derivare dalla relativa legislazione che ne definisce vincoli e presupposti impositivi, i quali possono trovare fonte di legittimazione solo nella legge e ciò in virtù del principio della riserva di legge di cui all’art. 23 della Costituzione. Il significato della norma costituzionale è chiaro: attribuisce le scelte di politica tributaria al solo legislatore ordinario sottraendole al potere dell’esecutivo, ma anche della stessa Amministrazione finanziaria, garantendo così l’indisponibilità dell’obbligazione tributaria intesa come assenza di discrezionalità amministrativa sull’an e sul quantum debeatur. Ebbene, alla luce di questo principio, ci sembra di poter concludere che l’Amministrazione finanziaria in sede interpretativa non ha la facoltà di adeguare la norma ad interpretazioni che “creano” un presupposto impositivo che il legislatore non ha previsto (cfr. Marongiu G., Abuso del diritto, poteri di accertamento e principio di legalità, in Corr. trib., 2009, 44, 3631 ss.).

4. Si vuole rimarcare come la risposta all’interpello oggetto di commento ponga a fondamento della propria interpretazione due precedenti risposte ad interpello dell’Agenzia delle Entrate precedentemente pubblicate (segnatamente la Risposta ad interpello n. 32/E/2005 e la Risposta ad interpello n. 316/2019) riguardanti, tuttavia, fattispecie diverse e che giungono a conclusioni attinenti casi diversi aventi nulla a che vedere con la questione della ricostituzione delle riserve in sospensione di imposta in occasione di operazioni straordinarie neutrali, quali fusioni e scissioni. Infatti, le due pronunce muovono dal medesimo equivoco concernente il significato da attribuire alla locuzione “con esclusione di ogni diversa utilizzazione”, dal quale fanno discendere il principio secondo cui ogni utilizzo delle riserve di rivalutazione, diverso da quello espressamente previsto dalla norma, determina il presupposto impositivo. In maggiore dettaglio, l’Agenzia delle Entrate, nei summenzionati documenti di prassi, è giunta sostanzialmente ad affermare che l’utilizzo delle riserve di rivalutazione a copertura di perdite non “formalmente” di esercizio sarebbe idoneo a dar luogo alla tassazione delle stesse (e che il contribuente in ogni caso avrebbe potuto utilizzare in compensazione altre riserve disponibili).

Tale posizione si pone in linea con una sentenza della Corte di Cassazione (8 marzo 2017, n. 5943) nella quale i supremi giudici ritengono, in linea con l’interpretazione letterale da noi avanzata, come i primi tre commi del citato art. 13, contemplino “le ipotesi e le modalità di riduzione della riserva da rivalutazione, prevedendo che la stessa possa essere ridotta per attribuzione ai soci (terzo comma) con le modalità di cui all’art. 2445 cod. civ. (dettato in materia di riduzione del capitale sociale), oppure può andare a coprire le perdite, ma in tale caso non può farsi luogo alla distribuzione di utili se non dopo che la riserva sia stata reintegrata o proporzionalmente ridotta (secondo comma). Il terzo comma – che disciplina l’aspetto fiscale della utilizzazione della riserva di rivalutazione – stabilisce, inoltre, che costituisce reddito imponibile della società e dei soci solo il saldo attivo attribuito ai soci o partecipanti”. Tuttavia, sorprendentemente, i giudici proseguono affermando che l’utilizzo delle riserve di rivalutazione a copertura di perdite non sia soggetto a tassazione solo nell’ipotesi che le perdite coperte si qualifichino come “perdite di esercizio, ovvero quelle riferite ad un risultato economico negativo relativo ad un periodo di tempo predeterminato (esercizio sociale) e non la perdita derivante da una singola operazione”, rappresentata, , nel caso analizzato dalla Suprema Corte, dal disavanzo di fusione.

Questa conclusione, comune tanto alla citata sentenza quanto ai documenti di prassi menzionati, non è condivisibile sotto diversi profili, tra cui il fatto che il disavanzo di fusione può ben esprimere perdite pregresse della società incorporata e che nei casi prospettati non si determinava alcuna attribuzione o arricchimento per i soci. In ogni caso, va anche aggiunto che detta posizione era figlia di fattispecie in cui quantomeno una “diminuzione patrimoniale” si realizzava, essendo la riserva di rivalutazione “consumata” a fronte di un differenziale negativo di patrimonio netto. Diversamente, nel caso dell’interpello non pubblicato in commento, nessuna diminuzione patrimoniale è ravvisabile e, quindi, a maggior ragione, non ha fondamento la posizione assunta dall’Amministrazione finanziaria (per taluni contributi che si occupano in modo maggiormente compiuto di criticare le due risposte dell’Amministrazione finanziaria, tra l’altro da noi condivisi, cfr. Briolini E. – Gerardi G., L’impiego del saldo attivo di rivalutazione, in Corr. trib., 2018, 45, 3461 ss.; Zizzo G., Utilizzo del saldo di rivalutazione: la chiarezza legislativa non ferma le divagazioni interpretative, in Corr. trib., 2019, 10, 841 ss.; Cateni M. – Vial E., Spunti di riflessione sui risvolti fiscali connessi all’utilizzo della riserva di rivalutazione monetaria, in il fisco, 2006, 21, 3245 ss.; Monarca P., Utilizzo delle riserve di rivalutazione monetaria, in Corr. trib., 2005, 15, 1221 ss.; Assonime, circ. 5 marzo 2021, n. 6, 26).

5. Se è vero, come sostenuto supra, che le riserve di rivalutazione traenti origine dal citato art. 13 L. n. 342/2000 sono riserve in sospensione di imposta moderata, in caso di operazioni straordinarie fiscalmente neutrali, quali fusioni o scissioni, le stesse andranno ricostituite in capo alla società risultante dalla fusione, ovvero alle società beneficiarie della scissione, solo in presenza e nei limiti dell’avanzo, oppure dell’aumento di capitale eccedente il capitale delle società coinvolte nell’operazione straordinaria, ai sensi, rispettivamente, dell’art. 172, comma 5, e dell’art. 173, comma 9, TUIR. Del resto, questo era stato confermato anche dalla ris. 18 settembre 2001, n. 131/E dove l’Agenzia delle Entrate aveva chiaramente distinto tra “fondi tassabili in ogni caso, qualunque sia la causa che ne ha determinato l’estinzione, e fondi tassabili solo in caso di distribuzione”, annoverando tra questi ultimi proprio le riserve di rivalutazione (nello stesso cfr. ris. 11 gennaio 2001, n. 1/E). L’approccio indicato poc’anzi è peraltro quello seguito, sul piano operativo, nelle operazioni straordinarie effettuate nell’ultimo ventennio e che la risposta all’interpello, sebbene infondata e frutto di un equivoco interpretativo rischia di mettere in discussione.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Assonime, circ. 27 febbraio 2001, n. 13; circ. 12 giugno 2006, n. 23; circ. 14 luglio 2009, n. 30; circ. 5 marzo 2021, n. 6

Beghin M., Riserva di rivalutazione: la girandola di basi imponibili non disorienta la Cassazione, in Corr. trib., 2021, 1, 22 ss.

Briolini E. – Gerardi G., L’impiego del saldo attivo di rivalutazione, in Corr. trib., 2018, 45, 3461 ss.

Cateni M. – Vial E., Spunti di riflessione sui risvolti fiscali connessi all’utilizzo della riserva di rivalutazione monetaria, in il fisco, 21, 2006, 3245 ss.

Falsitta G., Manuale di diritto tributario – Parte speciale, Padova, 2013, 327-328

Liburdi D. – Sironi M., La tassazione in capo ai soci e alla società delle riserve in sospensione di imposta, in il fisco, 2020, 8, 721 ss.

Marongiu G., Abuso del diritto, poteri di accertamento e principio di legalità, in Corr. trib., 2009, 44, 3631 ss.

Monarca P., Utilizzo delle riserve di rivalutazione monetaria, in Corr. trib., 2005, 15, 1221 ss.

Zizzo G., Utilizzo del saldo di rivalutazione: la chiarezza legislativa non ferma le divagazioni interpretative, in Corr. trib., 2019, 10, 841 ss.

Scarica il commento in formato pdf

Tag:, , , , , , ,