Ancora sui criteri di attribuzione della rendita catastale delle centrali elettriche alimentate da fonte eolica: la questione dello scorporo delle torri su cui poggiano gli aereogeneratori.

Di Mario Del Vaglio -

Abstract

La questione dello scorporo di impianti e macchinari dalla rendita catastale degli immobili industriali parrebbe non essere stata definitivamente risolta dal legislatore con la disciplina dello scorporo degli imbullonati previsto dalla Legge finanziaria del 2016. Permangono gli epigoni di un contenzioso che si concentra soprattutto sulla legittimità di scorporare anche le torri degli impianti eolici. Sono però confortanti alcuni recenti arresti della giurisprudenza di merito, che suggeriscono i giusti spunti attraverso i quali addivenire ad una composizione di queste vertenze senza necessariamente dovere ricorrere alla S.C.. Come dire: escludere dal computo della rendita catastale le torri su cui poggiano gli aerogeneratori è una scelta di buon senso oltre che rispondente alla legge catastale.

Further considerations on the calculation of the cadastral income of the wind power plants: the issue of the towers on which the wind turbines rest. – The issue of the spin-off of plants and machinery from the cadastral income of industrial properties seems not to have been definitively resolved by the legislator with the regulation of the spin-off of the bolted ones provided for by the 2016 Financial Law. The litigation focuses on the legitimacy of removing also the towers of the wind farms. However, some recent decisions of the tax courts suggest the answers to reach a settlement of disputes without having to resort to the Supreme Court. How to say: excluding from the calculation of the cadastral income the towers on which the wind turbines rest is a choice of common sense as well as complying with the cadastral law.

 

Sommario: 1. L’applicazione della disciplina del cd. scorporo degli imbullonati al caso delle pale eoliche – 2. Un breve excursus3. Osservazioni conclusive.

 

1. Sembrerebbe sufficiente una prima, e seppur non esaustiva, rassegna della recente giurisprudenza di merito (v. sentenze nn. 315/2019, 100/2019e 629/2019 della Comm. Trib. Reg. del Molise, nn. 398/2019e 7315/2018 della Comm. Trib. Reg. della Campania e n. 1576/2019 della Comm. Trib. Reg. della Toscana) per sincerarsi dell’orientamento dei giudici tributari, ad oggi, allineati sulla tesi dell’esclusione delle cd. torri dal computo degli elementi rilevanti ai fini della attribuzione della rendita catastale delle centrali elettriche alimentate da fonte eolica (i cd. aerogeneratori).

Un esito giudiziale che parrebbe scontato e che – azzardando un pronostico – probabilmente non sarà smentito dal prosieguo del contenzioso che, anche in sede di legittimità, verrà verosimilmente coltivato dall’amministrazione finanziaria sin qui soccombente.

Come opportunamente notato dalla giurisprudenza tributaria, infatti, è irragionevole la posizione assunta dai vari uffici catastali rispetto al puntuale disposto di cui all’art. 1 comma 21 della Legge di stabilità 208/2015 (genericamente riferito ad impianti e macchinari facenti parti di compendi industriali, iscritti nei registri catastali nell’ambito delle categorie speciali del gruppo “D” ); a mente della richiamata norma, infatti, devono essere esclusi dalla stima della rendita catastale tutti gli impianti e macchinari, anche se strutturalmente connessi al suolo e alle costruzioni che ne accrescono la qualità e l’utilità. Di modo che, con specifico riferimento al caso degli impianti eolici, non è dato comprendere le motivazioni dell’amministrazione finanziaria ostinata a sostenere la tesi secondo cui alle torri (ossia il supporto che innalza l’aerogeneratore dal suolo per carpire il vento) si debba riservare un trattamento fiscale differente rispetto agli altri elementi che compongono la centrale eolica (gondole, rotori, pale, etc.).

La questione in realtà è piuttosto semplice ma affonda le radici in un contenzioso risalente e dunque merita alcune precisazioni.

2. Pendeva, ben prima dell’entrata in vigore della disciplina dello scorporo degli imbullonati, un copioso contenzioso che già verteva proprio sui criteri di accatastamento dei parchi eolici. Dopo un ondivago orientamento assunto da diversi giudici di merito (v. Cfr. Comm. trib. prov. di Foggia, Sez. V, 20 giugno 2007, n. 45; Comm. trib. prov. di Foggia, Sez. II, 19 settembre 2007, n. 127; Comm. trib. prov. di Benevento, 17 gennaio 2008; Comm. trib. prov. di Bologna, Sez. XV, 10 marzo 2008, n. 183, Id., 10 marzo 2008, n. 184; Comm. trib. prov. di Foggia, Sez. II, 16 aprile 2008, n. 57; Comm. trib. prov. di Bologna, Sez. XII, 28 aprile 2008, n. 103, Comm. trib. prov. di Bologna, Sez. VI, 12 gennaio 2009, n. 11; Comm. trib. reg. Emilia Romagna, Sez. II, 12 ottobre 2009, n. 106; Comm. trib. prov. di Bologna, Sez. II, 21 gennaio 2010, n. 7), il contrasto è stato definitivamente risolto dalla S.C. (cfr. Cassazione, Sez. trib., Sent. 14 marzo 2012 n. 4030) che ha sostanzialmente chiarito che i parchi eolici, in quanto centrali elettriche, sono accatastabili nella categoria speciale «D/1» (Opifici). Con la necessaria conseguenza che anche le pale e gli altri elementi di cui si compongono gli aerogeneratori devono essere computati, ai fini della determinazione della rendita, come le turbine di una centrale idroelettrica, poiché anch’esse costituiscono una componente strutturale ed essenziale della centrale stessa: sicché una centrale eolica senza le pale non potrebbe più essere qualificata come tale.

Ma quelle indicazioni, a suo tempo condivise da cui scrive (v. del VAGLIO, La categoria catastale attribuibile alle centrali eoliche, in GT – Riv. giur. trib., 2009, 918), non possono più dirsi valide ed efficaci.

Seppur con un metodo scomposto, il Legislatore, con la citata disciplina del 2015, ha finalmente risolto il contrasto interpretativo ingenerato dal precedente intervento normativo contenuto nell’art. 1, comma 244, della Legge di stabilità per il 2015 (L. 23 dicembre 2014, n. 190); norma questa che pretendeva di risolvere il tema degli imbullonati con un irrituale e generico rinvio alla prassi ministeriale (cfr. Circolare 30 novembre 2012, n. 6/T).

Ad oggi tuttavia il quadro interpretativo sembra pacifico; le ultime indicazioni della stessa Direzione Centrale dell’Agenzia delle Entrate (Cfr. circolare 1 febbraio 2016, n. 2/E) hanno sgombrato il campo da possibili fraintendimenti, allorché sono stati forniti gli opportuni chiarimenti, anche operativi, su come perfezionare le procedure di scorporo. E dunque nessun alibi ci pare possa essere concesso agli uffici provinciali che si ostinano a pretendere di mantenere nel computo delle rendite catastali degli impianti accertati anche le torri ovverossia componenti impiantistici inequivocabilmente rientranti nella previsione della disciplina dello scorporo degli imbullonati.

3. Volendo immaginare un costruttivo esercizio finalizzato a fornire una lettura sistematica della fattispecie in esame (così da comporre anche i suoi riflessi sul piano processuale), non sembra possibile pensare di poter trascurare la natura agevolativa della cd. disciplina degli imbullonati. Ossia una scelta ben precisa del legislatore volta ad alleggerire il carico fiscale (ai fini del tributo locale) nei diversi settori produttivi (siderurgia, manifattura, energia, etc.) resa possibile dalla semplice esclusione, dai tradizionali metodi di calcolo della base imponibile del tributo locale di opifici e più in generale di tutti i fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività produttiva, del valore di impianti e macchinari.

Se partiamo da questo presupposto, dunque, era inevitabile che i profili applicativi della nuova procedura di scorporo degli imbullonati avrebbero necessitato un approccio diverso da quello consolidatosi sulla precedente prassi amministrativa formatasi sulle risalenti disposizioni della legge catastale (in primis, gli artt. 8, 30, 52 del Decreto Presidente della Repubblica 01/12/1949 n. 1142, in tema di accatastamento delle categorie speciali) che, seppur ancora in vigore, non possono non essere interpretate in combinato disposto con la novella di cui all’art. 1, comma 21 della Legge n. 208/2015.

Consegue allora che, anche dal punto di visita della disciplina catastale dello scorporo, l’impianto eolico deve essere qualificato come un unicum inscindibile ove: la torre non ha senso e significato ingegneristico in assenza dell’aerogeneratore, né questo ha possibilità di funzionare in assenza della torre.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ESSENZIALI: SALANITRO, Profili sostanziali e processuali dell’accertamento catastale, Milano, 2003;  ID., Catasto (Diritto tributario)in Diz. dir. pubbl. Cassese, Milano, 2006, II, 814 ss.; BUCCICO, Il catasto. Profili procedimentali e processuali, Napoli, 2008; del VAGLIO, La categoria catastale attribuibile alle centrali eoliche, in GT – Riv. giur. trib., 2009, 918; GAGGERO, Categoria catastale dei parchi eoliche ed elementi da computare nella determinazione della relativa rendita, in Dir. Prat. Trib., 2013, II, 263; del VAGLIO – BONOMO, Escluse dalla rendita catastale degli impianti eolici le torri degli aerogeneratori, in Corr. Trib., 2018, 3589; PARENTE, La rendita catastale degli impianti eolici: problematicità delle fonti e trasversalità dei criteri di determinazione, in Rass. Trib., 2019, 188.

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