Agevolazioni fiscali da prendere al volo per le “zone franche urbane”

Di Francesco d’Ayala Valva e Licia Fiorentini -

Sono ancora aperti i termini di presentazione delle domande di agevolazione fiscale e contributiva, in relazione alle attività di impresa e professionali svolte all’interno delle “Zone Franche Urbane” di Pescara, Matera, Velletri, Sora, Ventimiglia, Campobasso, Cagliari, Iglesias, Quartu Sant’Elena, Massa-Carrara.

Nella circolare del Ministero dello Sviluppo Economico n. 172230 del 09 aprile 2018 sono esplicati i presupposti oggettivi e soggettivi, nonché le modalità ed i termini di presentazione delle istanze di agevolazione.

Si tratta di una finestra ristretta, con decorrenza dalle ore 12.00 del 04 maggio 2018 alle ore 12.00 del 23 maggio 2018 e, quindi, sostanzialmente atta a rimanere in parte inevasa, per inadeguatezza temporale.

Il susseguirsi intrecciato di norme non aiuta, inoltre, una analisi critica immediata del bando, che fa rimando alla disposizione istitutiva delle “Zone Franche Urbane” ed alle successive modifiche ed integrazioni al perimetro di applicazione, nonché alle condizioni e modalità delle agevolazioni fiscali e contributive (art. 1, comma 340, 341 e 341 ter della L. n. 296/2006, Delibera CIPE n. 14 del 08/05/2009, art. 37 del D.L. n. 179/2012 – L. 221/2012, Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 10 aprile 2013, Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 05 giugno 2017).

In specie, l’agevolazione è legata, innanzitutto, al requisito territoriale, trattandosi di ambiti prestabiliti, dove si concentrano programmi di defiscalizzazione e decontribuzione rivolti a determinati soggetti economici, proprio al fine del rilancio economico dei territori urbani, previamente individuati quali bisognevoli di interventi di riqualificazione.

I beneficiari dell’agevolazione, nella specie, sono le imprese ed i professionisti.

Con riferimento a questi ultimi, il DM del 05 giugno 2017, ha ritenuto necessario estendere il campo applicativo delle agevolazioni, tenuto conto “sia di quanto stabilito, benché con riferimento ai benefici erogati con fondi europei per il periodo di programmazione 2014-2020, dall’art. 1, comma 821, della legge 28 dicembre 2015 n. 208 (legge di stabilità 2016), sia della particolare tipologia e delle finalità delle medesime agevolazioni fiscali e contributive”.

Deve trattarsi, inoltre, di soggetti, regolarmente iscritti, non sottoposti a liquidazione volontaria o a procedure concorsuali, o di soggetti che si impegnino ad avviare l’attività in un arco temporale normativamente definito, fermo restando, comunque, il requisito della ubicazione, sulla base di un “titolo idoneo di disponibilità regolarmente registrato”, all’interno del perimetro della “ZFU”, ritualmente comunicato, rispettivamente, per quanto riguarda le imprese, alla Camera di Commercio, per quanto riguarda i professionisti, all’Agenzia delle Entrate, ex art. 35 Dpr 633/1972.

Il programma di defiscalizzazione e decontribuzione prevede l’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’imposta regionale sulle attività produttive, dall’imposta municipale propria, e l’esonero contributivo sulle retribuzioni da lavoro dipendente, secondo i tempi, nella misura e secondo le modalità definiti dalle norme agevolative, ferma restando la previsione di soglie massime di esonero.

Al riguardo va segnalata, difatti, la considerazione del DM 05 giugno 2017, circa la “necessità di adeguare la disciplina dettata dal predetto decreto ministeriale 10 aprile 2013 alle previsioni contenute nel nuovo regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti <de minimis>, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L. 352 del 24 dicembre 2013, che ha sostituito, con decorrenza 1 luglio 2014, il precedente Regolamento (Ce) n. 1998/2006”.

Da qui la previsione, vuoi di un tetto massimo dell’agevolazione, vuoi dell’esclusione dal campo di applicazione di quelle attività non ammesse dalla regola “de minimis”.

Le domande di agevolazione sono accompagnate, come di consueto, dal peso materiale e giuridico dell’onere della prova, incombente sul contribuente, per l’ipotesi di contestazione dei requisiti di defiscalizzazione e di decontribuzione (ex plurimis, Cass. Sez. L ., Ordinanza n. 1157 del 18/01/2018; sez. 6-5, Ordinanza n. 23228 del 04/10/2017).

Al riguardo non può non segnalarsi, quindi, un momento di criticità della normativa, con riferimento all’attività libero-professionale, in relazione alla prova del requisito del concreto svolgimento dell’attività all’interno del perimetro della “ZFU”.

Giova osservare che, per le attività “non sedentarie”, la prova della territorialità è data dal 25% del volume d’affari che sia legato al territorio stesso, ovvero dall’impiego nell’ufficio o locale, collocato all’interno del perimetro, di un dipendente a tempo pieno o parziale.

L’attività libero professionale non è, di certo, un’attività ambulante, non si svolge in spazi pubblici né necessariamente presso il cliente; al contempo, la stessa rifugge anche da necessarie collocazioni spazio-temporali.

Per l’ipotesi di contestazione potrebbe, dunque, rivelarsi difficoltosa la prova del concreto svolgimento dell’attività in un determinato luogo, laddove il volume di affari non necessariamente debba indicare una clientela legata ad un determinato territorio, né il professionista necessariamente debba avere un dipendente a tempo pieno o parziale, ovvero una organizzazione atta a comprovare una vitalità in loco.

Ugualmente a dirsi, saranno soggetti al test di vitalità, tutti i requisiti in capo alle imprese ed ai professionisti, richiesti dalla normativa agevolativa, con tutte le possibili zone grigie di interpretazione del requisito di territorialità, anche in relazione all’attrazione di una sede dell’impresa o dell’attività professionale nell’ambito della “ZFU”.

Come in ogni vicenda agevolativa, si può stimare, quindi, sin da subito, una particolare attività del Fisco all’accertamento postumo della concreta esistenza o meno di un’attività d’impresa o libero professionale in loco, attraverso la contestazione di elementi sintomatici atti ad indicare la non corrispondenza della realtà al dichiarato.

Il rischio fiscale è atto anch’esso, quindi, assieme alle difficoltà di pratica adesione alle norme agevolative nell’arco temporale della breve apertura della suddetta finestra agevolativa, a rendere faticosamente appetibile il nuovo investimento nelle zone urbane, pur riconosciute meritevoli di riqualificazione economica.

Sarebbe opportuno, quindi, allungare i termini per la presentazione delle domande agevolative, al fine di non polverizzare l’intento normativo e la finalità pubblicistica di rilanciare, non solo nominalmente, ma effettivamente le attività economiche nelle zone, allo scopo, perimetrate.

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