Si può estendere il regime fiscale dei beni culturali?

Di Andrea Fedele -

Commento a Corte Costituzionale 20.5.2016, n. 111

24 settembre 2016

Su questa sentenza sarà presto pubblicata, nella parte seconda della Rivista, un’ampia, ben documentata ed argomentata, nota della dott.ssa Silvia Giorgi cui rinvio per ogni ulteriore considerazione.

Mi limito qui ad un sintetico rilievo sull’intrinseca coerenza della motivazione della pronuncia della Corte.

La Corte accetta, in ordine alla giustificazione del particolare regime fiscale dettato dalle norme di cui era contestata la legittimità costituzionale, l’argomento consolidato nella giurisprudenza propria e della Cassazione: le misure fiscali in questione “trovano la loro ratio in esigenze di equità fiscale derivanti dalla minore utilità economica che presentano i beni immobili di interesse storico o artistico in conseguenza del complesso di vincoli e limiti cui la loro proprietà è sottoposta”. Si tratta dello specifico riscontro di una delle contrapposte giustificazioni dei regimi fiscali c. d. “sottrattivi”: la riduzione della misura del tributo corrisponde alla minor capacità contributiva evidenziata, in determinate ipotesi, dal presupposto. Non intendo qui toccare il problema della natura delle “agevolazioni fiscali” secondo questa prospettiva teorica; ricordo però che, secondo la prospettiva stessa, la concessione del “beneficio” è per il legislatore doverosa, non discrezionale, trattandosi di diretta applicazione del principio di capacità contributiva, che risulterebbe violato dall’applicazione del regime “ordinario”, sproporzionato per eccesso rispetto alla minore attitudine alla contribuzione evidenziata dal presupposto.

Nella motivazione, al punto 3.3, la Corte, richiamando la costante giurisprudenza propria e della Cassazione, attribuisce alle norme di agevolazione fiscale, frutto dell’esercizio di un potere discrezionale del legislatore, carattere “eccezionale e derogatorio” e d afferma che esse sono censurabili solo al limite della palese arbitrarietà ed irrazionalità. Ma questa affermazione contrasta proprio con la giustificazione addietro riportata della riduzione dell’imponibile per gli immobili “culturali”. Se fondata sull’individuazione di una “minore capacità contributiva”, la norma è coerente, non in contrasto, con il principio ispiratore del tributo: non può dunque definirsi “eccezionale”. Poiché il riferimento al carattere “derogatorio”, che richiederebbe in sé un discorso più ampio, ha in questa sentenza (ed in tutta la giurisprudenza richiamata) valore di mera reiterazione della tesi della natura eccezionale delle norme di agevolazione fiscale, si deve concludere che l’intera argomentazione di cui al primo periodo del punto 3.3 della motivazione risulta incoerente con il secondo periodo del punto stesso, in cui si afferma, invece , la possibilità di estendere i “benefici”, se la loro ratio lo consentisse.

Infatti, la parte finale della motivazione afferma (ma direi non dimostra) che “la diversità di regime degli immobili di interesse culturale rispetto agli immobili che tali non sono, pur essendo soggetti ad un vincolo indiretto strumentale alla protezione dei primi, legittima il diverso trattamento fiscale degli uni rispetto agli altri e non autorizza ad estendere ai secondi ciò che il legislatore ha inteso, con buone ragioni, riservare ai primi”. Insomma, dall’affermazione dell’insindacabilità, sino al limite dell’arbitrio, della discrezionalità legislativa in materia di agevolazioni tributarie si passa al giudizio sulla ragionevolezza e congruità delle scelte legislative in materia tributaria, sempre più coltivato nella recente giurisprudenza della Corte. Resta tuttavia inespresso il criterio, deducibile dalla ratio del “beneficio”, in base al quale regimi giuridici ambedue idonei, sia pure in misura diversa, ad incidere sulla specifica capacità contributiva rilevante ai fini dell’applicazione del tributo possano essere ragionevolmente discriminati cosicché l’uno comporti un rilevante abbattimento del tributo, l’altro risulti totalmente irrilevante.

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