INUTILIZZABILITÀ IN GIUDIZIO DEI DOCUMENTI NON ESIBITI IN FASE ISTRUTTORIA TRA LEGGE E COSTITUZIONE

Di Francesco Farri -

La sentenza n. 5734 del 23 marzo 2016 affronta il tema dell’utilizzabilità o meno a favore del contribuente dei documenti che lo stesso non abbia esibito in sede istruttoria ed esclude l’utilizzabilità a favore del contribuente della documentazione che, in quel giudizio, il contribuente aveva depositato in sede di appello (art. 32, commi 4 e 5 del d.P.R. n. 600/1973). La Cassazione illustra la propria decisione sulla base di considerazioni, al contempo, fattuali e giuridiche.

Le considerazioni fattuali attengono alla specifica vicenda oggetto di esame e insistono sul fatto che il contribuente non aveva dimostrato né che i funzionari avevano omesso di segnalare le conseguenze derivanti dalla omessa esibizione della documentazione richiesta, né che la mancata esibizione di tale documentazione era derivata da fatti non imputabili al contribuente. Sul punto, la sentenza appare senz’altro conforme ai principii, essendo semmai opportuno ricordare in aggiunta che l’operatività della preclusione è limitata ai documenti specificamente richiesti dall’Ufficio in sede istruttoria e non in via generalizzata a tutti i documenti suscettibili di avere attinenza con l’oggetto dell’istruttoria.

Le considerazioni giuridiche, invece, attengono al fatto che il contribuente potrebbe produrre la documentazione, che senza colpa non abbia potuto esibire durante l’istruttoria all’Ufficio, “solamente depositando[la] in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa“. Sul punto, merita di essere effettuata una precisazione. Infatti, è doveroso osservare come la formulazione del comma 5 dell’art. 32 del d.P.R. n. 600/1973 non consente una interpretazione letterale in forza del quale il contribuente, che sia in grado di depositare la documentazione richiesta soltanto dopo la presentazione del ricorso giurisdizionale, dovrebbe vedersi preclusa tale possibilità in virtù della menzione, nel testo di legge, della necessità di allegazione della stessa all’atto introduttivo del primo grado di giudizio. Una simile deroga alla generale disciplina dei termini per la produzione dei documenti nel processo tributario (artt. 32 e 58 del d.lgs. n. 546/1992), infatti, non risponderebbe ad alcuna ragione giuridicamente apprezzabile e si tradurrebbe, perciò, in una inammissibile disparità di trattamento e in una violazione del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost. che non potrebbero superare il vaglio di legittimità costituzionale. Non si vedrebbe, invero, perché il contribuente che sia stato incolpevolmente impossibilitato a reperire e presentare certi documenti in fase istruttoria potrebbe difendersi nel caso in cui sia riuscito a reperirli entro il termine di deposito del ricorso in Commissione Tributaria Provinciale, mentre non potrebbe difendersi se dimostri di esser riuscito a reperirli solo successivamente ma comunque entro gli ordinari termini nei quali è prevista la generale possibilità di produzione di documentazione nel giudizio tributario di merito. Allora, risulta indispensabile fornire dell’art. 32, comma 5 cit. una lettura teleologica e costituzionalmente orientata, la quale intenda l’inciso “in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa” come riferito alla necessità del rispetto dei termini processuali di deposito dei documenti, o comunque una lettura sistematica in combinato con il principio positivizzato dall’art. 153, comma 2 c.p.c., che consente alla parte di essere rimessa in termini quando dimostri “di essere incorsa in decadenza per causa ad essa non imputabile” e che risulta applicabile al giudizio tributario in virtù del rinvio di cui all’art. 1, comma 2 del d.lgs. n. 546/1992.

Un’ultima osservazione, infine, si rende necessaria al fine di precisare come la preclusione di cui all’art. 32, comma 4 del d.P.R. n. 600/1973 possa trovare applicazione soltanto laddove si sia di fronte al formale esercizio di un potere istruttorio da parte dell’Ufficio e non, invece, quando si esplichi il contraddittorio endoprocedimentale tra Ufficio e contribuente. Il fatto che entrambe le vicende (esercizio di poteri istruttori, da un lato, ed esplicazione del contraddittorio endoprocedimentale, dall’altro lato) comportino, in concreto, un contatto tra Ufficio e contribuente non deve far passare in secondo piano la circostanza per cui esse non sono né fungibili né rette da principii assimilabili. Il legislatore è chiaro nell’affermare l’applicabilità della preclusione di cui all’art. 32, comma 4 del d.P.R. n. 600/1973, di cui si è sopra detto, solo ed esclusivamente quando la mancata presentazione di documentazione avvenga “in risposta agli inviti dell’ufficio“. In sede di contraddittorio, invece, il contribuente è tendenzialmente libero di non mostrare all’ufficio alcuni documenti che ritenga strategicamente più opportuno esibire soltanto in un momento successivo, senza con ciò temere di vedersi preclusa l’utilizzabilità degli stessi nel successivo eventuale giudizio. Su tutt’altri piani, infatti, devono giocarsi le valutazioni di compatibilità della strategia difensiva del contribuente con il principio di buona fede che, secondo l’art. 10 dello Statuto dei diritti del contribuente, deve informare i rapporti tra contribuenti ed amministrazione.

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