LE SEZIONI UNITE SI PRONUNCIANO SULL’IRAP PER GLI STUDI MEDICI

Di Francesco Farri -

Molto attesa dagli operatori del settore, dopo lunga gestazione (più di sei mesi dall’udienza) è stata pubblicata il 13 aprile 2016 la sentenza n. 7291, con la quale le Sezioni Unite hanno confermato che gli elementi organizzativi indispensabili per l’esercizio della professione non possono essere considerati indici della ricorrenza del presupposto IRAP neppure quando la modalità organizzativa della professione adottata sia peculiare e più complessa rispetto a quella standard.

Il principio è stato affermato con riferimento al settore medico, per il quale l’ordinamento ha nel corso del tempo previsto l’introduzione di modalità di esercizio della professione in forma aggregata cui, finora, i medici convenzionati con il SSN potevano aderire su base volontaria ma che rispondono a modalità organizzative di fondo che verranno progressivamente rese obbligatorie – già oggi, ad esempio, i medici del Servizio Sanitario Regionale che operano sul territorio devono obbligatoriamente far parte di AFT (Associazioni Funzionali Territoriali) o UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie) (cfr. art. 1 del d.l. n. 158/2012 cd. “Balduzzi”) – al fine di diminuire l’impegno finanziario e organizzativo degli enti pubblici negli ospedali e nelle connesse strutture di pronto soccorso.

L’inserimento di un medico convenzionato con il SSN in tali forme aggregative di esercizio della professione rende obbligatoria la predisposizione delle strutture organizzative che le norme richiedono come necessarie a tali fini (in generale, sono gli Accordi Collettivi a livello Nazionale e Regionale a specificare quali siano nel dettaglio tali richieste): detti elementi possono, a seconda dei casi, spingersi anche molto oltre quello che viene generalmente richiesto al medico generico convenzionato con il SSN ed arrivare a comprendere l’avvalimento di personale infermieristico, di personale di segreteria e l’utilizzo di prestazioni di self help diagnostico. In alcuni casi, come ad esempio quello della “pediatria di gruppo”, gli accordi contemplano anche la possibilità di costituzione di cooperative tra medici come possibile modalità organizzativa prevista al fine di soddisfare i requisiti richiesti per la forma aggregativa considerata. Le ASL sono deputate a controllare costantemente il corretto adempimento delle prescrizioni richieste.

Ebbene, le Sezioni Unite della Cassazione hanno, anzitutto, escluso che tali forme aggregative possano essere equiparate alle società o enti di cui agli artt. 2 e 3 del d.lgs. n. 446/1997 (per i quali il presupposto IRAP si considera sussistente ex lege) e, poi, confermato che in tali casi gli elementi organizzativi previsti come obbligatori per le forme aggregative in cui il medico è inserito non possono essere considerati rilevanti ai fini della verifica della ricorrenza o meno del presupposto impositivo IRAP (“esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi“).

Tale conclusione, pienamente condivisibile, non costituisce altro che l’applicazione nel caso specifico del generale principio per cui tutta l’organizzazione “obbligatoria ai fini dell’instaurazione del mantenimento del rapporto convenzionale, non può integrare di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione caratterizzante il presupposto impositivo” (cfr., fra le molte, Cass., nn. 22770/2011 e 24953/2010). Ciò corrisponde a una corretta lettura della ratio dell’IRAP alla luce del principio di capacità contributiva (per tutti, Fedele A., Prime osservazioni in tema di IRAP, in Riv. dir. trib., 1998, I, 472 ss.; Gallo F., Ratio e struttura dell’IRAP, in Rass. trib., 1998, I, 635 ss.): infatti, come evidente, la finalità delle forme organizzative imposte dall’ordinamento per le aggregazione mediche non è quella di permettere ai medici una maggior capacità di procacciarsi introiti, bensì – come puntualmente ribadisce la sentenza in rassegna – quella di rispondere con la maggiore efficacia e adeguatezza possibili alle esigenze di cura della salute della popolazione alleggerendo, al contempo, il più possibile il peso gravante sulle strutture di pronto soccorso ospedaliero. Pertanto, le misure adottate da un medico per soddisfare i requisiti richiesti dalle regolamentazioni in parola non possono considerarsi alla stregua di indici rivelatori del potere di organizzare autonomamente i fattori della produzione da parte del professionista, quanto – piuttosto e al contrario – come elementi di una para-subordinazione nei confronti delle ASL maggiore e più intensa rispetto a quella che in generale connota l’attività della maggior parte dei medici convenzionati con il SSN.

La sentenza della Suprema Corte, fugando ogni dubbio che era venuto a porsi sul tema, ha quindi correttamente interpretato le norme in tema di presupposto IRAP e ha enucleato e applicato principi di respiro generale, ponendo le basi per una corretta impostazione di quel rapporto tra IRAP ed esercizio dell’attività professionale che troppo spesso ha risentito di rigidità applicative non giustificate.

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