IL TRIBUNALE FEDERALE SVIZZERO SI PRONUNCIA SULLA NOZIONE DI BENEFICIARIO EFFETTIVO

Di Paolo Arginelli -

Tribunale Federale_Sentenza 2C_752:2014

Sentenza del Tribunale Federale del 27 novembre 2015, causa 2C_752/2014, concernente l’applicazione dell’articolo 10 della Convenzione per evitare le doppie imposizioni conclusa tra Svizzera e Lussemburgo il 21 gennaio 1993

Con la sentenza in rassegna la Corte Suprema della Confederazione Elvetica (Tribunale Federale) si è pronunciata in merito alla nozione convenzionale di beneficiario effettivo, con particolare riferimento all’applicazione dell’articolo 10, comma 2, della Convenzione per evitare le doppie imposizioni conclusa tra Svizzera e Lussemburgo il 21 gennaio 1993 (di seguito “Convenzione”). La controversia concerneva il pagamento di un dividendo da una società di capitali residente nella Confederazione a una società di persone retta dal diritto lussemburghese e ivi qualificata come soggetto trasparente ai fini delle imposte sui redditi, di guisa che i redditi della stessa erano attribuiti ai soci in proporzione alle quote di partecipazione. Il socio di maggioranza, una società di capitali lussemburghese priva di struttura organizzativa materiale e personale (uffici, dipendenti, ecc.) e controllata da una società del Delaware (Stati Uniti d’America), aveva richiesto – ai sensi dell’articolo 10, comma 2, lettera b) della Convenzione – l’integrale rimborso della ritenuta alla fonte a titolo di imposta prelevata dalla società svizzera sulla quota parte del dividendo a lui imputabile per trasparenza. L’Amministrazione Federale delle Contribuzioni aveva rigettato l’istanza di rimborso ritenendo che il socio lussemburghese non fosse il beneficiario effettivo dei dividendi. Il diniego del rimborso era stato successivamente fatto proprio dalla corte di merito investita della causa.

Il Tribunale Federale, nel confermare la non spettanza del rimborso, ha anzitutto risolto il tema della discrasia terminologia tra lettera a) e lettera b) dell’articolo 10, comma 2 della Convenzione. La lettera a) di tale disposizione riproduce pedissequamente l’articolo 10, comma 2 del Modello di Convenzione fiscale sui redditi e sul patrimonio elaborato dall’OCSE (Modello OCSE) e impiega l’espressione “bénéficiaire effectif” ponendo tale status come requisito di applicazione dei benefici della convenzione ai dividendi provenienti dall’altro Stato contraente. La lettera b) della medesima disposizione dispone un’esenzione dei dividendi – non prevista dal Modello OCSE – subordinata al verificarsi di più stringenti requisiti, sempre che il percettore sia il “bénéficiaire” del reddito. Sul punto, la Suprema Corte, richiamando le norme sull’interpretazione dei trattati internazionali recate dagli articoli 31 e 32 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati e la propria giurisprudenza in materia (in particolare, le sentenze pronunciate il 5 maggio 2015 nelle cause 2C_364/2012 e 2C_377/2012), ha rigettato un’interpretazione strettamente formalistica della Convenzione ed ha contestualmente rilevato come un’interpretazione sistematica e teleologica della disposizione recata dalla lettera b) conduca alla conclusione che solamente le società che risultino essere “bénéficiaire effectif” dei dividendi possano legittimamente fruire dell’esenzione da imposizione in Svizzera. La circostanza che la lett. b) della disposizione pattizia operasse il richiamo al mero status di beneficiario (non di beneficiario effettivo) doveva ritenersi ininfluente. La Suprema Corte ha peraltro notato, a supporto della suddetta ricostruzione ermeneutica, come detta imprecisione terminologica sia stata eliminata attraverso l’emendamento della lettera b) operato dal Protocollo aggiuntivo firmato il 25 agosto 2009, il quale, sebbene non applicabile ratione temporis alla fattispecie oggetto di giudizio, evidenzia l’accordo delle Parti Contraenti in merito alla interpretazione della disposizione in oggetto, ponendo rimedio ad un evidente errore nella redazione del testo pattizio.

Il Tribunale Federale ha quindi valutato se il socio lussemburghese potesse qualificarsi come beneficiario effettivo dei dividendi. Richiamando la propria giurisprudenza (causa 2C_364/2012 cit.) e la dottrina nazionale ed internazionale che si è occupata del tema (inter alia, K. Vogel e M. Lehner, Doppelbesteuerungsabkommen der Bundesrepublik Deutschland auf dem Gebiet der Steuern vom Einkommen und Vermögen: Kommentar auf der Grundlage der Musterabkommen, Monaco, 2008, Art. 10-12, S. 824; X. Oberson, Le régime d’imposition des dividendes, intérêts et redevances, selon la Convention de double imposition entre la France et la Suisse, suite à l’avenant du 22 juillet 1997, RDAF 2000 II, pp. 163 ss.; B. Baumgartner, Das Konzept des beneficial owner im internationalen Steuerrecht der Schweiz, Diss. Zürich 2010) la Suprema Corte ha delineato la nozione di beneficiario effettivo nel senso del soggetto che percepisce un reddito e può disporne effettivamente. Per qualificarsi come beneficiario effettivo, la persona che riceve il dividendo deve avere il controllo sulle somme percepite e mantenere il pieno godimento sulle stesse, senza che il potere di disporne sia limitato da un obbligo giuridico assunto nei confronti di terzi. Tale limitazione del potere di disporre può emergere dalla legge, da un contratto scritto, ovvero da circostanze fattuali. In ogni caso, il requisito della limitazione al potere di disporre delle some si concretizza esclusivamente qualora l’obbligo di trasferire a terzi le somme percepite sia causalmente legato e subordinato alla percezione dei redditi in parola. La nozione di beneficiario effettivo fatta propria dal Tribunale Federale appare conforme a quella formulata dall’OCSE nel Commentario al Modello di Convenzione fiscale, come emendato nel 2014 (cfr. par. 12.4 del Commentario all’articolo 10 del Modello OCSE 2014), nonché a quella elaborata dalla migliore dottrina internazionalistica (inter alia, S. Van Weeghel, The Improper Use of Tax Treaties, Deventer, 1998, pp. 64 ss.; K. Vogel, On Double Taxation Conventions, Londra, 1997, Preface to Arts. 10-12, m.no. 5-14; A. Martín Jiménez, Beneficial Ownership: Current Trends, 2 World Tax J. (2010), Journals IBFD). Tale nozione appare peraltro tendenzialmente condivisa dalle Commissioni Tributarie italiane che più di recente si sono occupate del tema (cfr. CTR Lombardia (Brescia), sentenza n. 2897 del 29 giugno 2015; CTP Milano, sentenza n. 9819 del 2 dicembre 2015; nonché la rassegna di giurisprudenza in F. Avella, Recent Tax Jurisprudence on the Concept of Beneficial Ownership for Tax Treaty Purposes, 55 Eur. Taxn. 2/3 (2015), Journals IBFD; e F. Avella, Nuove pronunce nella giurisprudenza di merito in materia di beneficiario effettivo nelle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni, in Rivista di diritto tributario, V, p. 3, 2014).

Il Tribunale Federale, prendendo le mosse dalla nozione di beneficiario effettivo sopra delineata, ha valutato gli elementi fattuali accertati dalla corte di merito e concluso che il socio lussemburghese non fosse il beneficiario effettivo del dividendo. A supporto della propria decisione, la Suprema Corte ha valorizzato i seguenti elementi di fatto: la sottocapitalizzazione della società lussemburghese; l’assenza di strutture materiali e personali; il mancato esercizio di qualsivoglia attività; il fatto che dall’analisi della contabilità fosse emerso che la società lussemburghese fosse impiegata come una mera conduit tra la società di persone lussemburghese e la società statunitense; il significativo controllo finanziario esercitato sulla società lussemburghese da parte dei soci statunitensi; l’assenza di un controllo effettivo da parte della società lussemburghese sulle somme percepite a titolo di dividendi, come emergente dall’analisi dei rapporti negoziali in essere tra le parti (Preferred Equity Certificates utilizzati per finanziare la società lussemburghese).

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