Precisazioni sulla giurisdizione in tema di liti catastali

Di Guglielmo Fransoni -

Cass., SS.UU., sentenza 16 febbraio 2016, n. 2950

La Cassazione ha fornito, con la sentenza in commento, alcune importanti indicazioni in ordine all’ambito della giurisdizione delle Commissioni tributarie nei casi di controversie aventi ad oggetto l’individuazione sotto il profilo materiale degli immobili rilevanti (anche) ai fini della loro rilevazione e iscrizione in catasto.

La Corte Suprema ha correttamente specificato, in particolare, che l’art. 2, comma 2, del D. Lgs. n. 546 del 1992 – nella parte in cui attribuisce al giudice tributario la giurisdizione in materia di “controversie promosse dai singoli possessori concernenti l’intestazione, la delimitazione, la figura, l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella” – “non può riferirsi ad ogni controversia che possa avere ad oggetto le materie […] indicate [in tale disposizione], perchè in tal modo finirebbero per ricadere nella giurisdizione tributaria molte tipiche azioni di rivendica o di regolamento di confini, che palesemente esulano dalla materia che la normativa in discorso intende disciplinare; ne consegue che la sua previsione va riferita a quelle controversie che abbiano ad oggetto atti relativi alla intestazione o a variazioni catastali […] che si pongano come presupposto per l’assoggettamento a tributi o per la determinazione dell’entità degli stessi, mentre, qualora la contestazione coinvolga in radice la titolarità del diritto dominicale, non può che affermarsi la giurisdizione del giudice ordinario”.

Si tratta di una conclusione certamente condivisibile, la quale pone tuttavia un problema ulteriore. Quello, cioè, di stabilire se – nelle controversie che, secondo questo orientamento, devono essere devolute alla giurisdizione del giudice ordinario – sussiste, in capo all’Agenzia, la legitimatio ad causam (intesa come astratta idoneità ad essere destinatari degli effetti della pronuncia giudiziale di merito).

Occorre, in altri termini, chiedersi se l’interesse dell’Agenzia al giudizio sorge in ragione dei possibili effetti riflessi della sentenza sugli atti che, secondo le parole della Corte, “si pongono come presupposto per l’assoggettamento a tributi o la determinazione dell’entità degli stessi”, ovvero se esiste un diverso ed autonomo interesse ad esser parte (e, correlativamente, un autonomo effetto che l’accoglimento della domanda svolge nei riguardi dell’Agenzia).

Solo nel secondo caso, infatti, potrà dirsi sussistente, al tempo stesso, la giurisdizione del giudice ordinario e la legitimatio ad causam dell’Agenzia.

Nel primo caso, invece, è la stessa regola di giudizio enunciata dalla Corte che riconduce la giurisdizione in capo al giudice tributario. Fermo restando che, al di là dei possibili effetti riflessi, deve riconoscersi comunque autonomia alla domanda che, sempre secondo le parole della Corte, “coinvolga in radice la titolarità del diritto dominicale”, rispetto a quella relativa alle conseguenze sul piano della formazione degli atti catastali a rilevanza tributaria. E, in conseguenza di tale autonomia, le due domande dovranno essere proposte separatamente dinanzi a giudici diversi (quello ordinario nel primo caso, il giudice tributario nel secondo) e con la partecipazione dell’Agenzia sono nel secondo giudizio.

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