Responsabilità per debito altrui e forme di tutela

Di Francesco Farri -

Cass. Civ., sez. trib., 18.11.2015, n. 23553 e 23544

Il 18 novembre u.s., la Sezione Tributaria della Cassazione ha depositato due sentenze sui profili di tutela del soggetto chiamato a rispondere per debiti tributari accertati in prima battuta nei confronti di un soggetto (o di una entità) diverso, ma collegato. La sentenza n. 23553/2015 si riferisce al caso della moglie che ha presentato dichiarazione congiunta con il marito destinatario di un accertamento; la sentenza n. 23544/2015 si riferisce al frequente caso dei soci di società di persone destinataria di accertamento.

Entrambe le sentenze hanno ritenuto applicabile al soggetto – nel primo caso la moglie codichiarante e nel secondo caso il socio di società di persone – destinatario di un atto della riscossione per il debito tributario rispettivamente già accertato, con atto divenuto definitivo o con sentenza passata in giudicato, in capo al marito o alla società di persone l’articolo 19, comma 3 del d.lgs. n. 546 del 1992: al soggetto destinatario dell’atto della riscossione (moglie codichiarante e socio di società di persone) è stata dunque consentita, in sede di ricorso contro l’atto della riscossione, una difesa estesa al merito della pretesa.

Nel caso della sentenza n. 23553, tale soluzione era necessitata alla luce della sentenza interpretativa di rigetto della Corte Costituzionale n. 184 del 1989; nell’altro caso, la soluzione indicata dalla Cassazione merita sicuramente di essere condivisa, permettendo all’obbligato una difesa che  non sempre la giurisprudenza civile generale riconosce in casi analoghi (sull’inquadramento del problema da un punto di vista civilistico generale cfr. specialmente Balena G., Sentenza contro società di persone ed effetti per il socio, in Il giusto proc. civ., 2009, 35 ss.).

Le sentenze in esame fissano un principio di valenza generale, applicabile anche ai casi di responsabilità d’imposta, ai casi di cui agli artt. 35 e 36 del  d.P.R.. n. 602 del 1973 e alle ipotesi affini. Diversi sono invece gli strumenti di tutela (opposizione di terzo o azione di nullità della sentenza: Cass., sez. III, n. 5796/2005; Cass., SS.UU., n. 1238/2015) nelle ipotesi in cui la giurisprudenza ha ritenuto sussistenti i presupposti del litisconsorzio necessario: si tratta, in particolare, delle ipotesi dei rapporti tra società di persone e soci in materia di imposta sul reddito, dove opera il regime di trasparenza (Cass., SS.UU., n. 14815/2008, Cass., sez. trib., n. 3830/2010), mentre per le altre tipologie di tributi relativi alle società di persone, così come per le altre tipologie di rapporti sopra menzionati, la configurabilità di un litisconsorzio necessario è invece sempre stata esclusa (Cass., sez. trib., n. 2094/2015 e n. 24795/2014).

Sull’argomento, meritano di essere svolte due ulteriori annotazioni. Per un primo verso, ove l’ente creditore non notifichi, al soggetto collegato a quello accertato,atti di riscossione impugnabili dinnanzi al giudice tributario (cartella di pagamento o intimazione di pagamento), ma proceda direttamente al pignoramento, il pignorato potrà proporre opposizione agli atti esecutivi dinnanzi al giudice ordinario nonostante il disposto dell’art. 57 del d.P.R. n. 602/1973 (Cass., sez. III, n. 9246/2015). Per un secondo verso, occorre ricordare come la notifica di un atto idoneo nei confronti di uno solo dei condebitori solidali interrompa anche nei confronti degli altri la prescrizione (art. 1310 c.c.), ma non le eventuali decadenze previste dall’ordinamento per il compimento dell’atto stesso, le quali risultano impedite soltanto nei confronti del destinatario dell’atto (art. 2964 c.c.): pertanto, deve condividersi il rilievo di quella giurisprudenza di merito – ad oggi minoritaria (cfr. CTP Prato, n. 349/V/2014, inedita; C.T. I gr. Bolzano, n. 56/I/2012, in Boll. trib., 2013, 532) – secondo la quale i termini di decadenza stabiliti dalla legislazione tributaria per la notifica degli atti della riscossione devono essere rispettati anche per le notifiche nei confronti dei soggetti collegati a quelli nei confronti dei quali è stato effettuato l’accertamento, a nulla rilevando per gli altri condebitori il fatto che la decadenza sia impedita nei confronti di uno soltanto di essi.