Bene giuridico e principio di offensività nello specchio del delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte

Di Paolo Aldrovandi -

Nell’attuale momento storico di crisi del principio di legalità, la funzione garantista del “principio di offensività” – vero e proprio baluardo posto a difesa di un “diritto penale del fatto” – tende a cedere spazio all’utilizzo in chiave espansiva del concetto di bene giuridico, al fine di coprire qualsiasi (supposto) vuoto di tutela determinato dalla formulazione delle fattispecie incriminatrici, con ricorso a vere e proprie forme di analogia in malam partem, in tensione con il principio di tassatività, ricavabile dall’art. 25, comma 2, Cost. Il fenomeno è particolarmente evidente nel settore penaltributario, ove la rilevanza del bene che viene in considerazione (l’interesse alla percezione dei tributi, che trova fondamento nell’art. 53 Cost.) ha spesso spinto la giurisprudenza a dilatare lo spettro applicativo delle disposizioni incriminatrici, forzandone la tipicità. Tale processo ha interessato anche la fattispecie di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, in relazione alla quale, peraltro, si deve registrare come, ad un orientamento che ha valorizzato in chiave espansiva il concetto di “bene giuridico”, si siano venute accostando pronunce che sono giunte a trascurare anche la dimensione offensiva, con la conseguenza che il disvalore sembra talora concentrarsi sulla qualità del soggetto attivo, cioè di contribuente con un debito superiore a cinquantamila euro. Rimane alla fine l’idea che si punisca non una significativa offesa all’interesse tutelato dalla norma (garanzia patrimoniale), ma un “significativo contribuente”, che arrechi qualsiasi offesa, anche del tutto trascurabile, al bene tutelato: la logica sembra quindi quella di un “diritto penale dell’autore” anziché “del fatto”.

In the current historical moment of legality principle crisis, the “principle of offensiveness” guarantee function – a “criminal law of the fact” real wall – gives way to the expansive use of the concept of legal property, in order to cover any (supposed) void of protection determined by the formulation of the incriminating cases, with recourse to real forms of analogy in malam partem, against the principle of exhaustivity of criminal offences, deriving from art. 25, paragraph 2, of the Constitution. This fact is particularly evident in the penal sector, where the relevance of the asset that is taken into consideration (the interest in taxes perception, which is based on art. 53 of the Constitution) has often pushed the jurisprudence to dilate the application spectrum of the incriminating provisions, forcing their typicality. This process also involved the case of fraudulent conversion from the taxes payment, in respect of which, moreover, it must be noted that, next to an orientation that has enhanced the concept of “legal good” in an expansive key, pronouncements came up neglecting the offensive dimension, with the consequence that the negative value sometimes seems to concentrate on the quality of the active subject, that is, of a taxpayer with a debt of more than fifty thousand euros. In the end, it appears that is not a “significant offense” against the interest protected by the law (property guarantee) to be punished, but a “significant taxpayer” which causes any offense to the protected asset: the “criminal law of the author” instead of the “ criminal law of the fact”.