Brevi considerazioni sulle effettive possibilità di ripresa del processo tributario nella seconda fase dell’emergenza sanitaria.

Di Samantha Buttus -

Abstract

Il contributo analizza le norme dettate dall’art. 83, comma 7 d.l. 18/2020 per lo svolgimento delle udienze civili, concludendo per una limitata compatibilità delle stesse con il processo tributario ([1]).

Brief remarks about the effective possibilities of resumption of the tax proceedings during the second phase of the health emergency. – In this article, the author analyses the rules laid down by art. 83, paragraph 7 d.l. 18/2020 for the conduct of civil hearings, reaching for the conclusion of a restricted compatibility between those and the tax proceedings.

SOMMARIO: 1. La sospensione dei termini processuali e delle udienze nella c.d. fase 1 dell’emergenza. – 2. Le misure astrattamente previste per la ripresa dell’attività giudiziaria. – 3. Il perimetro della discrezionalità nell’adozione delle misure. – 4. Applicabilità delle misure previste per i processi civili al processo tributario avanti le Commissioni tributarie. – 5. L’udienza pubblica a distanza nel processo tributario. – 6. Il decreto Rilancio.

1. A causa del diffondersi dell’epidemia di Covid-19, il legislatore, con decretazione d’urgenza, è intervenuto anche in materia di giustizia e, per quanto di interesse, di giustizia tributaria e, prima con gli artt. 1 e 2 d.l. 8 marzo 2020, n. 11, poi con l’art. 83 del d.l. 17 marzo 2020, n. 18, successivamente convertito nella legge 24 aprile, n. 27, ha sospeso dal 9 marzo al 15 aprile (il termine è stato poi ulteriormente prorogato all’11 maggio dall’art. 36 del d.l. 8 aprile 2020, n. 23) tutti i termini processuali e tutte le udienze civili e penali, salvo quelle normativamente individuate come indifferibili.

Nonostante un espresso riferimento ai “termini per la notifica del ricorso in primo grado innanzi alle Commissione tributarie” e al “termine di cui all’art. 17-bis, comma 2 del d.lgs. n. 546 del 1992”, per il processo tributario non sono state previste norme ad hoc come per il processo amministrativo, ma le disposizioni dell’art. 83 citato (che, in realtà, riguardano sia il processo civile che quello penale) sono state estese, “in quanto compatibili”, anche “alle commissioni tributarie”.

Per quanto riguarda i termini, nonostante l’intervento dell’Agenzia delle entrate con Circ. 23 marzo 2020, n. 6/E, rimane tutt’ora irrisolta la questione della cumulabilità di tale periodo di sospensione “emergenziale” con i termini di sospensione relativi alla procedura di accertamento con adesione, a guisa di quanto avviene con i termini di sospensione feriale, dopo l’intervento interpretativo di cui all’art. 7-quater, comma 18, del d.l. n. 193 del 2016.

Per quanto concerne le udienze, sono sicuramente indifferibili nel processo tributario le udienze cautelari, probabilmente in virtù del riferimento dell’art. 3, lett. a) dell’art. 83 del d.l. n. 18 ai “procedimenti di cui agli articoli 283, 351 e 373 del codice di procedura civile” (ancorché il giudizio cautelare sia autonomamente disciplinato dagli artt. 47, 52 e 62-bis del d.lgs. n. 546 del 1992): invero, l’art. 67 dello stesso d.l. n. 18, con norma ad esclusivo favore dell’amministrazione finanziaria, ha sospeso bensì i termini per la riscossione, ma non l’attività di riscossione tout court, lasciando permanere l’attualità dell’interesse ad ottenere una pronuncia giudiziale di sospensione degli effetti degli atti impugnati.

Come stabilito nel comma 5 del citato art. 83, già nella c.d. fase 1 e limitatamente all’attività giudiziaria non sospesa, i capi degli uffici giudiziari potevano adottare le misure di cui al comma 7, lettere da a) a f) e h), delle quali si dirà in seguito.

 

2. Se nel primo periodo, salvo quanto più sopra rilevato con riguardo ai termini, non si sono posti grossi problemi di compatibilità delle norme previste per i processi civili con il processo tributario, l’approssimarsi della c.d. fase 2, quella ricompresa tra il 12 maggio e il 31 luglio (il termine del 30 giugno è stato prorogato dal d.l. 30 aprile 2020, n. 28 che ha inciso sull’art. 83 del d.l. n. 18), durante la quale l’attività giudiziaria deve (o dovrebbe) riprendere il suo corso seppur con tutte le cautele determinate dalla perdurante situazione emergenziale, ha messo ancor più in risalto la gravità dell’assenza di norme specificamente dedicate al processo tributario e la debolezza della sua assimilazione a quello civile (del resto, il rinvio operato dall’art. 1, comma 2 del d.lgs. n. 546 del d.lgs. n. 546 del 1992 alle norme del codice di procedura civile deve intendersi effettuato non già a tutte le norme del processo civile, ma solo a quei principi del diritto processuale comune che, per contingenti ragioni storiche, hanno trovato espressione nella legge scritta del processo civile, prima che nel processo tributario o amministrativo).

Se a ciò si aggiunga la confusione creata dal comma 7 del citato art. 83, attributivo del potere ai capi degli uffici giudiziari di adottare misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie a contenere l’ulteriore espandersi del contagio, l’effetto è quello di una situazione di assoluto caos, una babele in cui risulta difficile credere che i principi consacrati negli artt. 101 e 111 Cost., in primis quello della primazia della legge, non vengano inammissibilmente calpestati.

L’art. 83 in esame elenca una serie di misure organizzative necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienicosanitarie e delle prescrizioni in materia fornite con i plurimi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per contrastare l’emergenza epidemiologica in corso, misure che i capi degli uffici giudiziari (nonché i presidenti delle diverse Commissioni tributarie), possono adottare “al fine di evitare assembramenti all’interno dell’ufficio giudiziario e contatti ravvicinati tra le persone”.

Il potere, meramente amministrativo, non già normativo, è stato attribuito ai capi degli uffici giudiziari e non già ai singoli giudici, non interferendo con le immutate prerogative di questi in ordine alla direzione della singola udienza.

Nonostante ad una lettura frettolosa delle disposizioni, sembri sussistere spazio per una scelta di ciascun capo dell’ufficio giudiziario tra le diverse misure organizzative che riguardano le modalità di svolgimento delle udienze (disciplinate alle lettere e, f ed h del comma 7 dell’art. 83), ad un esame un po’ più attento risulta evidente come l’ambito della discrezionalità esercitabile sia decisamente limitato: come si osserverà ancor meglio infra, per ciascuna tipologia di udienza, fatto salvo il rinvio, la legge prevede solo una specifica misura alternativa allo svolgimento ordinario, da eventualmente adottare in considerazione dello stato dei luoghi e delle concrete possibilità dell’ufficio di garantire lo svolgimento delle udienze nel rispetto delle norme di sicurezza.

Non si tratta, dunque, di misure alternative, variamente combinabili: la scelta è stretta tra lo svolgimento ordinario, l’adozione della misura alternativa o il rinvio.

E trattandosi di una decisione di natura amministrativa, il provvedimento presidenziale dovrà venir debitamente motivato.

Una diversa interpretazione determinerebbe una inammissibile disomogeneità delle norme processuali nel territorio nazionale.

Come in concreto sta avvenendo.

 

3. A suffragio di quanto appena osservato, si consideri che i) per le udienze pubbliche penali e civili, è possibile disporne la celebrazione a porte chiuse (lettera e); ii) per le udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice, è ammesso lo svolgimento da remoto (lettera f); per le udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, è utilizzabile la trattazione scritta (lettera h).

Nella lettera g), invece, sia per i procedimenti civili che penali e sempre con l’eccezione delle c.dd. udienze indifferibili, si prevede il rinvio delle udienze a data successiva al 31 luglio 2020, misura che nella fase 2 dedicata alla ripresa dell’attività giudiziaria, dovrebbe essere assunta quale extrema ratio.

Si tratta evidentemente di misure concepite avendo a mente le diverse udienze che possono svolgersi davanti al giudice civile (ulteriori norme specifiche per il processo penale sono previste nei commi successivi dello stesso art. 83, mentre il processo amministrativo ha una sua autonoma disciplina nell’art. 84, ove si prevede un generalizzato passaggio in decisione di tutte le cause fissate per la trattazione, sia in udienza camerale sia in udienza pubblica, senza discussione orale, disciplina implementata dall’art. 4 del d.l. n. 28 del 2020 con la previsione e regolamentazione dell’udienza mediante collegamento da remoto).

Pertanto, in considerazione di ciascuna tipologia di udienza, il capo di ciascun ufficio giudiziario potrà stabilire se, nel rispetto delle distanze minime tra le persone e di tutte le altre prescrizioni imposte nell’emergenza sia possibile lo svolgimento in via ordinaria o lo svolgimento alternativo previsto per la c.d. fase 2.

Se entrambe tali modalità non sono concretamente adottabili per tutte le ragioni che dovranno venir esplicitate nel provvedimento, allora non potrà che disporre il rinvio dell’udienza ad una data successiva al 31 luglio 2020.

Così, le udienze civili di discussione che non potranno celebrarsi pubblicamente, dovranno venir celebrate a porte chiuse: a ben vedere, in tal modo, è stato attribuito in via generale al capo dell’ufficio giudiziario quel potere ordinariamente attribuito dall’art. 128 c.p.c. al giudice procedente di discutere a porte chiuse la singola udienza, potere limitato a ragioni di sicurezza dello Stato, ordine pubblico e buon costume.

Le udienze civili diverse da quelle pubbliche, che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice, come ad esempio l’udienza per il tentativo di conciliazione ex art. 185 c.p.c. o l’udienza per il giuramento del c.t.u., sempre che non possano essere normalmente celebrate nel rispetto delle misure imposte dall’emergenza sanitaria, potranno essere tenute da remoto, con i collegamenti individuati dal provvedimento dd. 10.03.2020 del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia.

Lo svolgimento dell’udienza da remoto, ha precisato l’art. 3 del d.l. n. 28, deve avvenire con la presenza del giudice presso l’ufficio giudiziario, discriminando così tra giudici civili e amministrativi, visto che il citato art. 4 del d.l. n. 28, per il giudizio amministrativo da remoto prevede che “il luogo da cui si collegano i magistrati, gli avvocati e il personale addetto è considerato udienza a tutti gli effetti di legge”.

Peraltro, la necessaria presenza fisica del giudice civile, monocratico o collegiale, presso l’ufficio giudiziario potrebbe rappresentare una ragione atta a giustificare il rinvio, quando non possano essere garantite le condizioni di sicurezza normativamente imposte (si dovrebbe trattare di un’eventualità da valutare con estremo rigore, proprio per evitare l’ulteriore paralisi della giustizia).

Solo le udienze civili, sempre diverse da quelle pubbliche, che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, come l’udienza ex art. 183 c.p.c. o l’udienza di precisazione delle conclusioni, potranno venir decise con trattazione scritta che si concreta nello scambio e deposito in telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni e nella successiva adozione fuori udienza del provvedimento del giudice.

Qualsivoglia ulteriore tipologia di udienza civile non considerata dal d.l. n. 18, come quella di assunzione dei testimoni, dovranno giocoforza venir rinviate a una data successiva al 31 luglio 2020.

 

4. In base a tutto quanto sin qui osservato, per valutare quali di queste misure possano essere adottate anche dai presidenti delle commissioni tributarie, il giudizio di compatibilità impone di tener conto delle diverse udienze contemplate nel processo tributario che si svolge avanti le Commissioni tributarie, giudizio al quale la parte processuale rappresentata da un difensore non partecipa mai al fine di esercitare proprie specifiche prerogative.

Invero, il giudizio tributario di cognizione, instaurato con l’impugnazione di uno degli atti autoritativi indicati nell’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, è caratterizzato dalla “ordinaria” trattazione del ricorso in camera di consiglio, salvo che almeno una delle parti non abbia chiesto la discussione in pubblica udienza: l’oralità, carattere indefettibile del giusto processo, è stata così subordinata alla valutazione della parte della sussistenza di obiettive esigenze di tutela da discutere in pubblica udienza (sul requisito della pubblicità, come principio coessenziale in un ordinamento democratico fondato sulla sovranità popolare, Corte Cost. 14 aprile 1965, n. 25 e 2 febbraio 1971, n. 12; sulla non irragionevolezza della previsione di un rito camerale condizionato alla mancata istanza di parte della discussione della causa, si veda Corte Cost. 23 aprile 1998, n. 141 che ha considerato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 33, comma 1 del d.lgs. n. 546 del 1992).

Le stesse modalità si osservano anche per lo svolgimento del grado di appello e del giudizio di revocazione.

Il processo cautelare disciplinato dagli artt. 47, 52 e 62-bis del d.lgs. n. 546 del 1992 implica una camera di consiglio partecipata dai soli difensori e lo stesso avviene con riguardo al giudizio di ottemperanza di cui all’art. 70 del d.lgs. n. 546 del 1992, esperendo il quale il contribuente può ottenere tutela esecutiva a fronte di una sentenza che gli sia favorevole.

Pertanto, le uniche udienze tributarie che necessitano di veder organizzato il loro svolgimento da parte del presidente di Commissione nel rispetto dei fini di contrasto dell’emergenza epidemiologica sono solo quelle pubbliche e quelle camerali in presenza dei difensori, mentre la necessità di ulteriori rinvii dei giudizi da trattare in camera di consiglio non trova disciplina nell’art. 83, comma 7 in esame.

senza la presenza delle parti, non potrà venir ulteriormente rinviata.

A ben vedere, il legislatore si è preoccupato anche delle deliberazioni collegiali in camera di consiglio, disponendo al comma 12-quinquies dello stesso art. 83 che possano essere assunte mediante collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, precisando che “il luogo da cui si collegano i magistrati è considerato Camera di consiglio a tutti gli effetti di legge”.

Ora, un tale provvedimento è stato emanato già in data 10 marzo 2020: sono così stati individuati i collegamenti da remoto per lo svolgimento delle udienze civili (oltre che penali), ma è stato ovviamente altresì disposto che “i collegamenti effettuati con i due programmi su dispositivi dell’ufficio o personali utilizzano infrastrutture di quest’amministrazione o aree di data center riservate in via esclusiva al Ministero della Giustizia”.

Come ben noto, il processo tributario non si svolge utilizzando l’apparato amministrativo del Ministero della giustizia, bensì quello del MEF, con la conseguenza che il provvedimento dd. 10.03.2020 non ha reso attuale la camera di consiglio da remoto.

Manca, dunque, un urgente provvedimento del MEF che sani questa lacuna e consenta i collegi da remoto anche per la trattazione dei ricorsi tributari (raccomanda lo svolgimento delle camere di consiglio da remoto, il Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria nella delibera dd. 15 aprile 2020; reputano possibile tale modalità CTR Veneto, decreto dd. 29 aprile 2020; CTR FVG, decreto, 27 aprile 2020).

Le eventuali camere di consiglio che si siano svolte da remoto in assenza di tale provvedimento daranno luogo alla nullità processuale della sentenza.

Quando la trattazione debba avvenire in pubblica udienza, in base alla richiesta di una delle parti, in coerenza con quanto sopra sostenuto, le uniche misure adottabili tra quelle previste dall’art. 83, comma 7 del d.l. n. 18 sono la celebrazione a porte chiuse (lettera e) ovvero il rinvio (lettera g), da disporsi, questo, sulla scorta di adeguata motivazione, solo nell’ipotesi in cui lo stato dei luoghi non garantisca condizioni adeguate (si segnala CTP Reggio Emilia, decreto dd. 21 aprile, ove è stata prevista la chiamata cadenzata a orari fissi di un massimo di otto udienze per volta e la celebrazione delle pubbliche udienze a porte chiuse, consentendo l’ingresso in aula a non più di sei persone).

L’eventualità in cui all’udienza partecipi un ausiliario del giudice, come un consulente tecnico d’ufficio, non consentirà di assimilarla a quelle ricomprese nella lettera f) del comma 7 dell’art. 83, in quanto sarà pur sempre un’udienza pubblica, da celebrare, dunque, a porte chiuse ovvero da rinviare.

Con riguardo alle udienze in relazione alle quali almeno una delle parti abbia presentato istanza di pubblica udienza, esercitando, dunque, l’opzione per l’oralità garantita dalla legge, un decreto presidenziale non potrà legittimamente prevederne la trattazione in camera di consiglio come se l’istanza ex art. 33 del d.lgs. n. 546 del 1992 non fosse mai stata formulata, né la trattazione scritta disciplinata dalla lettera h) del comma 7 dell’art. 83.

Certamente ciascuna parte può decidere se esercitare o meno la facoltà di richiesta della pubblica udienza, decisione che in questo momento verrà presa anche in considerazione delle effettive possibilità di trattazione: se, presso una determinata commissione, le udienze pubbliche non potendosi celebrare neppure a porte chiuse, dovranno necessariamente essere rinviate, ciascuna parte (peraltro autonomamente) ben potrebbe decidere di non formulare l’istanza di pubblica, preferendo una trattazione in camera di consiglio piuttosto che un rinvio.

Ma per le udienze già pubbliche manca per il processo tributario la previsione di un meccanismo analogo a quello che è stato previsto dall’art. 84 del d.l. n. 18, ove alle parti costituite, al di fuori delle facoltà ordinarie, si consente di fare congiuntamente richiesta per passare alla decisione senza discussione orale.

Non si misconosce che “nel nuovo processo tributario i due riti, in pubblica udienza e in camera di consiglio, coesistono in rapporto di alternatività” (Corte Cost. n. 141 del 1998, già citata), ma salvo ritenere che quando la legge subordina la pubblica udienza ad una richiesta di parte, implicitamente ammetta anche il suo contarius actus, deve escludersi che, stante la generale indisponibilità della normativa processuale, coperta da riserva di legge, senza un’espressa previsione normativa che legittimi la rettifica di una scelta già operata in favore della pubblicità e oralità del processo, tale possibilità di rettifica possa essere introdotta in virtù di un provvedimento presidenziale, quand’anche subordinando l’efficacia della rettifica all’assenso dell’altra parte (per la legittimità di una rinuncia alla discussione orale, Consiglio di Presidenza nella delibera dd. 15 aprile 2020; CTR Toscana, decreto dd. 20 aprile 2020; CTR Emilia-Romagna, decreto 24 aprile 2020)

Si ripete, la pubblica udienza non ammetterà neppure una celebrazione con collegamento da remoto ai sensi della lettera h) del comma 7 dell’art. 83, contemplando tale disposizione le sole udienze civili diverse da quelle pubbliche che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice (di contrario avviso, il Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria ancora nella delibera dd. 15 aprile 2020; CTR Veneto, decreto dd. 29 aprile 2020; CTR Emilia-Romagna, decreto 24 aprile 2020).

Quanto all’udienza cautelare e a quella di trattazione del giudizio di ottemperanza, queste potrebbero ritenersi contemplate nella lettera h) del comma 7 dell’art. 83, in quanto udienze camerali che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, ma alle note scritte ivi previste (che si risolvono nelle c.dd. note di udienza da scambiare e depositare però telematicamente), sia comunque liberamente consentito alle parti il deposito di memorie difensive, nonché della documentazione che avrebbero potuto offrire in comunicazione al giudice nel corso dell’udienza.

Stante l’indifferibilità dei procedimenti cautelari la trattazione scritta così concepita si sarebbe potuta adottare anche nella prima fase dell’emergenza.

 

5. Una soluzione, almeno parziale, al giudizio tributario in praesentia, potrebbe rinvenirsi al di fuori della legislazione “emergenziale”.

Il riferimento va all’art. 16 del d.l. n. 119 del 2018, ove già si disciplina l’udienza pubblica tributaria a distanza, con disposizione proprie, autonome, che non necessitano un vaglio di compatibilità per essere introdotte e, soprattutto, che non necessitano di un decreto presidenziale per essere adottate, bensì di un provvedimento del direttore generale delle finanze, da emanare sentito il Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria e l’Agenzia per l’Italia Digitale, di quel decreto del MEF tanto annunciato, ma che ancora non è stato emanato.

A tale decreto è rimessa l’individuazione delle regole tecnico-operative per consentire la partecipazione all’udienza tributaria a distanza, la conservazione della visione delle relative immagini e le Commissioni tributarie presso le quali attivare l’udienza pubblica a distanza.

Ad onor del vero, la partecipazione a distanza è consentita solo alle parti (ergo ai loro difensori), che ne possono fare richiesta nel ricorso o nel primo atto difensivo, ma, se attuata, tale disciplina comunque ridurrebbe l’affluenza nell’aula di udienza, limitandola ai tre membri del collegio giudicante e al segretario.

Peraltro, in virtù il decreto del MEF consentirebbe di attuare la camera di consiglio da remoto ai sensi del già citato art. 12-quinquies dell’art. 83 del d.l. n. 18, evitando ai giudici di recarsi fisicamente presso gli uffici della Commissione per la decisione di tutti i ricorsi da trattare solo in camera di consiglio.

Ancora una volta il processo tributario soffre la mancanza di adeguata attenzione sia da parte del legislatore sia da parte degli organi deputati all’attuazione delle disposizioni legislative: ma a simile noncuranza non potranno certamente sopperire le buone intenzioni dei presidenti di commissione.

6. Con il c.d. decreto Rilancio, per ora diffuso solo in bozza non verificata, si apportano modifiche all’art. 16, comma 4 del d.l. n. 119 del 2018, consentendo che l’udienza tributaria a distanza, possa avvenire con collegamento da remoto non solo delle parti, ma anche dello stesso giudice, tant’è che si estende tale modalità anche alla trattazione in camera di consiglio.

Si conferma, quindi, l’impossibilità, a legislazione vigente, della celebrazione del processo tributario con collegamento da remoto ai sensi della lettera h) del comma 7 dell’art. 83 del d.l. n. 18 del 2020.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI: G.M. Cipolla, Revirements giurisprudenziali e profili di illegittimità costituzionale nel doppio rito di trattazione nel processo tributario, in Rass. trib., 2016, 2090; V. Denti, Oralità (principio dell’oralità – dir. proc. civ.), in Enc. Giur. Treccani, XXI, Roma, 1990; E.T. Liebman, Manuale di diritto processuale civile. Principi, Milano, 1984; F.P. Luiso, Diritto processuale civile vol. 1, Principi generali, Milano, 2019; Id., Diritto processuale civile vol. 2, Il processo di cognizione, Milano, 2019; C. Mandrioli – A. Carratta, Diritto processuale civile vol. 2 – Il processo ordinario di cognizione, Torino, 2019; A. Marcheselli, Coronavirus, tributi & Jessica Rabbit, in Riv. dir. trib. – Online, 31 marzo 2020; E. Marello, Sospensione dei termini per l’adesione, in versione pandemica, in Riv. dir. trib. – Online, 6 aprile 2020; O. Mazza, Distopia del processo a distanza, in Arch. pen., n. 1, 2020, 3; F. Moschetti, Profili costituzionali del nuovo processo tributario, in Riv. dir. trib., 1994, I, 853 ss.; M. Nussi, art. 1, in Commentario breve alle leggi del processo tributario, Padova, 2017, 5 ss. A. Poddighe, Giusto processo e processo tributario, Milano, 2010; A Segni – S. Costa, Oralità, in Noviss. Dig. it., XI, Torino, 1965; F. Tesauro, Il giusto processo tributario, in Rass. Trib., 2006, 55 ss.; C. Vocino, Oralità del processo (dir. proc. civ.), in Enc. dir., XXX, Milano, 1980.

[1] Testo, rivisitato e integrato della bibliografia essenziale, dell’intervento che è stato svolto dall’Autrice al Webinar “Processo tributario: fine dell’emergenza e nuovi traguardi”, organizzato dalla Scuola dell’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi (UNCAT), in data 8 maggio 2020.

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