Revirement della Cassazione sui dividendi transfrontalieri: riconosciuta l’esenzione per la distribuzione da società figlia italiana nei confronti della madre comunitaria

Di Jacopo Mario Rosa e Alberto Corsello -

Abstract

La sentenza n. 2313/2020 della Cassazione affronta in chiave innovativa il regime fiscale applicabile ai dividendi corrisposti da una società italiana in favore della propria madre inglese in quanto porta a concludere che lo Stato italiano deve esentare, in ogni caso, la distribuzione di dividendi effettuata tra società madri e figlie residenti in differenti Stati membri.

Revirement of the Supreme Court on cross-border dividends: exemption recognized for the payment from an Italian subsidiary towards a EU based mother company. – The Supreme Court, with the decision no. 2313/2020, addresses in an innovative way the tax regime applicable to cross-border dividends paid by an Italian company in favour of its English parent, leading to the conclusion that the Italian State must, in any event, exempt the distribution of dividends between companies residing in different member States.

 

 

Sommario: 1. Il contesto normativo di riferimento – 2. L’analisi della Cassazione n. 2313/2020 – 3. Il precedente orientamento giurisprudenziale – 4. Il principio di diritto sancito dalla Corte di Giustizia – 5. Conclusioni.

 

 

1. La Cassazione, con la sentenza n. 2313/2020, è tornata a pronunciarsi sul regime fiscale applicabile ai dividendi corrisposti da una società italiana in favore della madre residente in un diverso Stato membro.

La pronuncia riveste particolare rilievo, in quanto, in aperto contrasto rispetto ai consolidati orientamenti sul tema, ha ribaltato il precedente grado di merito con il quale era stato confermato il diniego ad un’istanza di rimborso del credito d’imposta presentata da una società di diritto inglese.

2. La nuova posizione espressa dalla S. C. consente di interpretare, in chiave innovativa, il concetto di neutralità fiscale dei dividendi transfrontalieri espressamente esplicitato nella direttiva n. 2011/96/UE (la direttiva n. 90/435/CEE, nota come “direttiva madre-figlia”, è stata rifusa nella direttiva n. 2011/96/UE). La rilevanza della decisione, peraltro, discende anche dal fatto la vicenda si colloca nell’ambito delle imposte dirette, ove non opera il generalizzato principio di armonizzazione che, come noto, caratterizza altri settori del diritto tributario europeo. E pertanto, rappresenta sempre un aspetto positivo ogni singolo intervento teso a superare contrasti interpretativi tra normativa interna e comunitaria.

Nel dettaglio, la direttiva prevede che gli utili distribuiti da una società figlia ad una società madre (o alla sua stabile organizzazione) siano:

  • esenti da ritenuta nello Stato di origine; e
  • parimenti esenti nello Stato di destinazione o, qualora soggetti ad imposizione (in quanto inclusi nel calcolo della base imponibile), tale imposizione sia bilanciata con la possibilità di dedurre la frazione dell’imposta assolta dalla società figlia nello Stato di origine (la frazione deducibile è dunque pari all’Ires assolta sulla quota di utili che danno origine al dividendo).

Al fine di pervenire ad una corretta interpretazione della citata decisione, giova peraltro ricordare la riserva, contenuta nell’art. 7, par. 2, della citata direttiva, secondo la quale i principi in essa stabiliti possono convivere con ulteriori disposizioni pattizie fintanto che non si generi un contrasto di previsioni. Invero, proprio in virtù di tale clausola, la vicenda in esame ha altresì ad oggetto la Convenzione Italia – Regno Unito che, con riguardo al concetto di neutralità fiscale, dispone all’art. 10, par. 4, lett. b) il riconoscimento di un credito d’imposta (pari alla metà del credito d’imposta cui una persona fisica residente in Italia avrebbe diritto se avesse ricevuto gli stessi dividendi)) in favore della società madre a seguito della distribuzione di dividendi transfrontalieri: norma evidentemente finalizzata ad eliminare o attenuare la doppia imposizione.

Nonostante la chiarezza di tale profilo, la criticità che era emersa nei gradi di merito era discesa dalla contrastante previsione di una norma di diritto interno (quale l’art. 27-bis, comma 3 del D.P.R. n. 600/1973) interpretata dall’amministrazione e dal giudice di appello come strumento già idoneo a fugare il rischio di doppia imposizione economica tramite la mancata applicazione di una ritenuta alla fonte sui dividendi corrisposti dalla società figlia.

In realtà, il pregio di tale conclusione è limitato al caso in cui i dividendi non siano stati sottoposti ad imposizione nello Stato della società madre. In tale evenienza, infatti, l’attribuzione di un credito d’imposta garantirebbe un duplice beneficio, chiaramente ingiustificabile nel nostro sistema di diritto.

Diversamente, nell’ipotesi in cui l’importo dei dividendi sia considerato nel calcolo della base imponibile della società controllante, si rende inevitabile l’attribuzione di un credito d’imposta in capo alla società madre. Concludere per il contrario, infatti, implicherebbe una doppia imposizione del dividendo (in primo luogo, in forza dell’Ires assolta dalla società figlia e, in secondo luogo, in ragione dell’imposta sul reddito delle società liquidata dalla società madre) che mal si concilierebbe con il principio di neutralità fiscale stabilito dalla direttiva europea. Ed è questo il tema centrale della decisione in rassegna su cui sono possibili ulteriori riflessioni.

3. Le conclusioni della Cassazione risultano fondate in quanto, in realtà, conformi ad un recente arresto della Corte di Giustizia (vedi la Causa C-389/18, Brussels Securities), in virtù della quale: “occorre evitare non solo la tassazione diretta dei dividendi in capo alla società madre ma anche quella indiretta, intesa come conseguenza dell’applicazione di meccanismi che, sebbene accompagnati da esenzioni o deduzioni generati dalla volontà di tenere conto delle imposte pagate dalla società figlia nel proprio Stato in concreto potrebbero causare in capo alla società madre un trattamento deteriore rispetto a quello che spetterebbe qualora le due società (madre e figlia) fossero dello stesso Stato”.

A ben vedere i giudici di legittimità, per dirimere la questione sottoposta alla loro attenzione, hanno applicato quanto disposto dalla direttiva conformandosi al richiamato principio di diritto espresso dalla Corte di Giustizia. Si ricorda, a tal riguardo, che la questione coinvolge una società residente in Italia e la relativa controllante residente nel Regno Unito, condizione, quest’ultima, che inevitabilmente conduce al riconoscimento del credito d’imposta nel caso in cui i dividendi transfrontalieri siano stati sottoposti ad una doppia imposizione.

Ma ampliando i nostri ragionamenti, è utile domandarsi a quali conclusioni sarebbero giunti i giudici nella (parzialmente) diversa situazione in cui la distribuzione degli utili fosse avvenuta tra una società di diritto italiano e una società residente in un uno Stato con il quale è in vigore una disciplina pattizia che non prevede un meccanismo analogo al credito d’imposta.

In tale scenario, la portata del nuovo orientamento risulta particolarmente apprezzabile dal momento che conduce l’interprete a dover riconoscere l’esenzione da ritenuta sui dividendi transfrontalieri indipendentemente dall’effettiva sottoposizione a tassazione nello Stato di residenza della società madre.

4. Come si anticipava, tale apertura, pregevole anche per il suo excursus logico, appare in contrasto con il precedente orientamento (si veda, tra le altre, la Cass. Civ. n. 25490/2019) che ha negato, in maniera sistematica, il riconoscimento dell’esenzione da ritenuta sulla scorta di una discutibile interpretazione dell’art. 27-bis del D.P.R. 600/1973 (che, come noto, riconosce l’esenzione da ritenuta a condizione che la società percipiente sia assoggettata ad imposizione fiscale sui redditi). L’equivoco in cui sono incorsi fino ad ora i giudici sarebbe quindi di aver valutato, quale condizione per poter riconoscere (o meno) il regime di esenzione, l’assoggettabilità in concreto a tassazione dei dividendi percepiti dalla società madre. In realtà, invece, la sottoposizione a tassazione sarebbe da valutare in astratto, quale mera condizione di riconducibilità della società madre tra i potenziali soggetti passivi dell’imposta estera sul reddito delle società.

Di conseguenza, ogni qualvolta si presentino questioni relative all’esenzione da ritenuta sui dividendi, il giudice italiano dovrebbe sentirsi tenuto ad applicare il principio di neutralità fiscale senza possibilità di addentrarsi in valutazioni extra-territoriali che, peraltro, non rientrano nella sua competenza o facoltà istruttorie (quali il concreto assoggettamento del dividendo ad imposizione fiscale nello Stato della società madre), limitandosi a verificare la mera assoggettabilità della società controllante alla relativa imposta sul reddito.

5. Ad oggi, dunque, sembra prevalere la tesi secondo cui la distribuzione di dividendi in favore di una società madre residente in un diverso Stato membro sia sottoposta ad un regime secondo cui:

  • lo Stato italiano, per conformarsi alla direttiva, deve sempre esentare la distribuzione dei dividendi senza procedere ad alcuna valutazione extra-territoriale;
  • il rischio di doppia imposizione economica è efficacemente scongiurato, in ossequio a quanto enunciato dalla direttiva, solo per il tramite di meccanismi correttivi della tassazione presenti nello Stato di residenza della società madre (quale, nel caso del Regno Unito, il credito d’imposta).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI: Antonini, I chiarimenti della CGE circa l’abuso nel diritto della Direttiva Madre-Figlia, in Corr. Trib., 2019, VI, p. 542; Contrino, Note in tema di dividendi “intraeuropei” e “beneficiario effettivo”, tra commistioni improprie della prassi interna e nuovi approdi della giurisprudenza europea, in Riv. dir. trib., 2020; Del Vaglio, Note minime sulla nozione di “ritenuta alla fonte” di cui alla direttiva CEE cd. “società madri e figlie” secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia, in Riv. dir. trib., 2004, III, p. 3; Garbarino, Diritto tributario convenzionale, 2019, Torino, p. 166; Maisto, La tassazione dei dividendi intersocietari. Temi attuali di diritto tributario italiano, dell’Unione Europea e delle Convenzioni internazionali, 2011, Milano, p. 589; Papotti, Il requisito dell’assoggettamento a imposta per l’esenzione da ritenuta sugli utili a società non residenti, in Corr. Trib., 2019, IV, p. 376; Pistone, Diritto tributario internazionale, 2017, Torino, p. 74.

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