Alcune riflessioni su accollo esterno dei debiti tributari e compensazione

Di Stefano Fiorentino -

L’articolo si sofferma sulla compensabilità del debito fiscale accollato, analizzandone le questioni problematiche, con particolare riguardo alla paventata “invalidità generale” di tale ipotesi. Percorrendo tale linea d’indagine, l’accollo esterno del debito fiscale è delineato in linea con i consolidati orientamenti della dottrina e della giurisprudenza civilistica: esso va quindi ricondotto alla stipulazione a favore del terzo, qualificabile in termini di pattuizione bilaterale tra accollante e accollato, rispetto alla quale l’adesione del creditore (Amministrazione) non rappresenta né elemento perfezionativo né requisito di efficacia, determinando essenzialmente l’irrevocabilità del patto nei suoi confronti. Rapportando tale ricostruzione all’ambito tributario, si è altresì chiarito che la fonte negoziale e non legale del debito fiscale accollato non può interferire con prerogative spiccatamente pubblicistiche, per un verso limitandole nei confronti del soggetto passivo accollato (esclusione del beneficium ordinis), per altro verso estendendole nei confronti dell’accollante (esclusione dei poteri di accertamento e riscossione amministrativa per il debito accollato). Da tali assunti, peraltro, non è coerentemente ricavabile alcuna preclusione generale alla compensazione spontanea del debito fiscale accollato. Né tale preclusione generale discende, ex se, dal carattere eccezionale della normativa fiscale sulla compensazione; questa, infatti, correttamente intesa quale normativa recante attuazione atipica del “principio generale” di compensazione, implica che le disposizioni de quibus non possono essere integrate con norme e principi estranei al proprio ambito (segnatamente con norme di derivazione codicistica); mentre all’interno di esso, sono interpretabili ordinariamente. Ciò chiarito, applicando gli ordinari criteri di interpretazione alla normativa sulla compensazione tributaria c.d. spontanea non si rileva alcuna preclusione generale alla compensabilità del debito fiscale accollato. 

The article deals with the study of the possibility to compensate the accrued tax debt, exploring the problematic issues, with particular regard to the dreaded “general disability” of this hypothesis. Going through this line of investigation, the external taking on of the tax debt is outlined in line with the consolidated guidelines of the doctrine and the civil jurisprudence: it must therefore be traced back to the stipulation in favor of the third party, in terms of bilateral agreement between the accosdating and accosted, with respect to which the creditor’s membership (Administration) is neither a perfection nor a requirement of effectiveness, essentially determining the irrevocability of the agreement with him. In the tax discipline, it has also been clarified that the negotiating and non-legal source of the accured tax debt cannot interfere with distinctly publicity prerogatives, on the one hand limiting them to the accused taxable person (exclusion of beneficium ordinis), on the other hand extending them towards of the attendant (exclusion of the powers of assessment and administrative collection for the accured debt). From these assumptions, moreover, no general foreclosure on the spontaneous compensation of the accrued tax debt can be deduced. This general foreclosure does not derive, ex se, from the exceptional nature of the tax legislation on compensation; this, in fact, correctly understood as a law containing atypical implementation of the “general principle” of compensation, implies that the provisions in question cannot be integrated with rules and principles extraneous to its own sphere (in particular with rules of code-based derivation); while within it, they can be routinely interpreted. This clarified, applying the ordinary criteria of interpretation to the legislation on tax compensation c.d. spontaneously there is no general foreclosure of the compensation of the tax debt taken.