Perdita di benefici prima casa nel caso di assunzione da parte dello Stato in un luogo non di residenza del contribuente

Di Manuel Seri -

(commento a Cass., sez. trib,. 19 ottobre 2018, n. 26328)

 

1. La questione riguarda il recupero dell’Imposta di Registro ordinaria su un acquisto immobiliare agevolato “prima casa” per mancato trasferimento della residenza entro i prescritti 18 mesi. La vicenda può essere riassunta come segue.

Nel Luglio 2004 una Contribuente ha acquistato nell’ambito di una procedura esecutiva un’unità immobiliare come “prima casa”, approfittando delle relative agevolazioni fiscali; nei successivi diciotto mesi però non ha trasferito la propria residenza nel Comune dove insisteva l’unità immobiliare (Galatone) e pertanto l’Ufficio finanziario ha revocato i benefici, esigendo il pagamento dei tributi indiretti nella misura ordinaria. Il relativo Avviso di Liquidazione è stato impugnato dalla Contribuente, opponendo che l’inadempimento era stato determinato, fra l’altro, da una sopravvenuta causa di forza maggiore dovuta ad un incarico di insegnamento scolastico in Lombardia (Lodi e Piacenza) con conseguente necessità di dimorare stabilmente in prossimità dei luoghi di lavoro. L’Ufficio finanziario ha sempre negato che l’impedimento lamentato potesse configurare una causa di forza maggiore, enfatizzando il contributo volitivo determinante della Contribuente nell’aver accettato l’incarico lontano dal luogo di residenza; il ché avrebbe escluso in radice la inevitabilità oggettiva del fatto impeditivo sopravvenuto, riconducendolo nell’ambito della libera scelta personale.

Tanto il primo che il secondo grado si sono conclusi in senso favorevole alla Contribuente:

  • la CTP di Lecce (Sent. n. 384/2/11) ha ritenuto determinante <<… l’occasione di un lavoro …>> in quanto <<… diritto/dovere insopprimibile del cittadino che non può essere contrapposto ad un trattamento di favore fiscale …>> e comunque risolutiva la circostanza secondo cui, pretendendo la Legge <<… non già il trasferimento della residenza presso l’abitazione acquistata, ma presso il comune dove è ubicato l’immobile …>>, il relativo onere avrebbe una <<… chiara natura antielusiva finalizzata ad evitare trattamenti di favore per acquisti speculativi che nel caso … sono certamente da escludere …>>; tale impostazione è molto interessante sotto il profilo sociologico e teleologico, ma piuttosto border line in presenza di una condizione perentoria che non ammette deroghe e che può al massimo tollerare solo sopravvenuti impedimenti oggettivi ed insuperabili;
  • la CTR della Puglia (Sent. 2112/23/15), pur ammettendo che <<… nell’ambito dell’insegnamento … l’avere accettato l’incarico … è elemento imputabile alla volontà della Contribuente e pertanto escluso dalla causa di forza maggiore, cosa ben diversa …[è]… la destinazione dell’incarico, ossia il luogo ove di fatto si deve svolgere l’attività di insegnamento, … stabilita da Organi della Pubblica Istruzione e quindi da altri …>> perché ciò <<… rappresenta certamente un ostacolo (oggettivo) all’adempimento … caratterizzato dalla non imputabilità alla parte obbligata …>>; tale impostazione è anch’essa molto interessante per aver spostato l’attenzione sulla location che sarebbe sottratta alla scelta individuale in quanto imposta dal datore di lavoro pubblico a prescindere dalle esigenze, dalle aspettative e dai desideri dell’Insegnante; con ciò si aprirebbe uno spazio più ampio alla possibilità di invocare la causa di forza maggiore.

La controversia è stata sottoposta al vaglio di legittimità ad iniziativa dell’Agenzia delle Entrate che ha sollevato come unico motivo la violazione dell’art. 1, nota II-bis, della Tariffa – Parte Prima allegata al D.P.R. 131/1986, censurando ex art. 360 c. 1 n. 3 c.p.c. la decisione del Giudice di secondo grado nella parte in cui ha ritenuto sussistente la causa di forza maggiore nella destinazione come Insegnante a sedi scolastiche (Lodi e Piacenza) distanti dal Comune ove insisteva l’unità immobiliare acquistata con le agevolazioni “prima casa” (Galatone).

La Corte di Cassazione, dopo aver rimarcato la perentorietà del trasferimento della residenza nel termine prescritto e ricordato i requisiti essenziali per la sussistenza della causa di forza maggiore (imprevedibilità, non imputabilità alla parte inadempiente ed inevitabilità), con la decisione in rassegna ha cassato senza rinvio la Sentenza di secondo grado, statuendo molto laconicamente che <<… la collocazione in ruolo … per l’insegnamento consegue a domanda dell’interessata, essendo tutt’altro che imprevedibile, soprattutto per gli insegnanti meridionali, trattandosi di fatto di comune esperienza, la possibilità di essere utilmente collocati in graduatoria nel nord Italia piuttosto che nelle regioni di residenza …>> ed escludendo ogni possibilità di invocare in tali casi l’invocata esimente.

2. In relazione alla riferita statuizione sorge spontaneo domandarsi quantomeno se la Contribuente era stata inserita in una graduatoria formata a seguito del superamento di un concorso nazionale ordinario o straordinario: nell’un caso infatti la nomina poteva riguardare qualunque istituto scolastico del territorio nazionale e dunque la questione della sussistenza della causa di forza maggiore poteva essere introdotta e valutata (positivamente o negativamente); nell’altro caso invece la nomina poteva riguardare soltanto gli istituti scolastici del territorio provinciale/regionale interessato dal bando e dalla relativa domanda di partecipazione e perciò la causa di forza maggiore non avrebbe potuto ricorrere posto che sarebbe stata la stessa Contribuente ad scegliere l’ambito territoriale d’interesse partecipando a quello specifico concorso straordinario.

Ipotizzando peraltro che la Contribuente fosse stata inserita in una graduatoria nazionale per aver partecipato ad un concorso ordinario e che dunque l’assegnazione della sede scolastica poteva avvenire ovunque, sembra francamente azzardato ritenere che per un “Insegnante meridionale” sarebbe notoria l’alta probabilità di essere dislocato al nord Italia piuttosto che al sud, opinando una discutibile discriminazione sulla provenienza territoriale; considerata la priorità dell’opportunità di lavoro su altre incombenze, la scelta di accettare comunque la dislocazione da parte dell’Insegnante appare più come una eventualità necessaria ed irrinunciabile, piuttosto che come una opzione volontaria ed rinunciabile. Di conseguenza, sarebbe stato forse più conseguenziale ritenere prioritario l’aver accettato il lavoro agognato rispetto ad altre incombenze, che risulterebbero impedite proprio dalla corrispondente sopravvenuta opportunità (oltretutto la stessa nota II-bis all’art. 1 della Tariffa – Parte Prima allegata al D.P.R. 131/1986, alla lett. c esclude tassativamente la replicabilità in un altro acquisto immobiliare dell’agevolazione già usufruita; per tale motivo il riconoscimento eccezionale della causa di forza maggiore non avrebbe comunque consentito ulteriori vantaggi futuri alla Contribuente beneficiata.

Nel delineato contesto dunque, l’adozione una statuizione così lapidaria e “umorale” avrebbe forse richiesto un adeguato approfondimento degli elementi tipizzanti la fattispecie per verificare in concreto la genesi dell’incarico di insegnamento riguardante la Contribuente, se del caso disponendo un rinvio ad altra Sezione del Giudice a quo (vista la rilevanza del profilo in fatto) con invito ad uniformarsi al principio di diritto secondo cui, se la scelta dell’ambito territoriale della sede scolastica era ab origine riconducibile all’iniziativa della Contribuente, la causa di forza maggiore non avrebbe potuto operare mentre invece, se l’individuazione della sede scolastica dipendeva unicamente dalla libera scelta dell’Autorità scolastica preposta e interessava tutto il territorio nazionale, la causa di forza maggiore poteva anche avere la sua rilevanza. Una decisione in tal senso avrebbe salvaguardato alcuni valori paritariamente rilevanti di matrice costituzionale e precisamente

  • il prioritario diritto/dovere di lavorare riconosciuto e garantito ai Cittadini sia come principio generale ispiratore (secondo l’art. 1 c. 1 Cost. “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”), sia come obbligo morale personale (cfr. art. 4 Cost.), sia come impostazione dell’organizzazione dei relativi rapporti (cfr. artt. 35 ss. Cost.),
  • il diritto alla eguaglianza sostanziale che impone allo Stato di adoperarsi per evitare discriminazioni indirette fra i Cittadini (secondo l’art. 3 c. 3 Cost. “è compito della Repubblica rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …”) e che pertanto, se fosse vero il “fatto di comune esperienza” che al nord Italia esistono maggiori opportunità di insegnamento per i Cittadini del sud Italia, l’applicazione delle agevolazioni fiscali non può accentuare lo svantaggio territoriale,
  • il diritto alla libera circolazione (pure trattato nella Sentenza in rassegna per escludere l’eccezione di legittimità costituzionale adombrata nel controricorso presentato dalla Contribuente laddove ha evidenziato il differente trattamento riservato al Contribuente italiano trasferitosi all’estero per ragioni di lavoro, beneficiario dell’agevolazione “prima casa” senza bisogno di spostare la residenza nel Comune ove insiste l’unità immobiliare, rispetto al Contribuente italiano trasferitosi in altra Regione per le medesime ragioni, impossibilitato ad usufruire dell’agevolazione senza trasferire la residenza nel senso indicato) che non è soltanto riconosciuto all’interno dell’Unione Europea (art. 45 del Trattato U.E.), ma ancor prima è riconosciuto all’interno del territorio della Repubblica italiana (cfr. art. 16 Cost.).

3. Del resto, una interpretazione adattata ai principi generali di sistema in materia di agevolazioni “prima casa” non sarebbe neppure una novità per la Giurisprudenza di legittimità che, proprio in materia, ha dimostrato una lodevole sensibilità: in un caso in cui lo spostamento della residenza non era possibile perché l’acquirente era un dipendente Nato rientrante nel regime speciale dei militari e non (“elemento civile”) che lavorano nelle relative basi (cfr. L. 1335/1955), la Corte di Cassazione si è uniformata ai principi del diritto di famiglia (anch’essa costituzionalmente garantita – cfr. artt. 29 ss. Cost.) statuendo testualmente che <<… ciò che conta non è tanto la residenza dei singoli coniugi quanto quella della famiglia: [secondo] l’artt. 144 c.c. … i coniugi fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa … quale oggetto autonomo rispetto ai coniugi; … pertanto anche la norma tributaria va letta ed applicata nel senso che diventa prevalente l’interesse della famiglia rispetto a quello dei singoli coniugi, per cui il metro di valutazione dei requisiti per ottenere il beneficio deve essere diverso in considerazione della presenza di un’altra entità quale la famiglia …>> (cfr. C. Cass., Sez. trib., Sent. 1494/2016; in senso conforme cfr. anche C. Cass., Sez. Trib., Sentt. 16355/2013 e 2109/2009).

Il ché dimostra che è sempre possibile una interpretazione delle norme anche agevolative non rigidamente asettica, ma adeguatrice e sensibile alle varie situazioni, alle mutevoli esigenze ed ai fatti imprevisti pure meritevoli della medesima tutela ordinamentale.

Di conseguenza, anche nella fattispecie in rassegna un sapiente esercizio della funzione nomofilattica avrebbe potuto offrire un interessante contributo all’applicazione delle agevolazioni “prima casa”, mediando il rigore della stretta interpretazione con il buon senso giuridico illuminato dai principi generali.

Peraltero, nella sentenza in rassegna la stessa Corte di Cassazione si è riportata al proprio <<…indirizzo tradizionale … secondo cui “in tema di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa è consentito il mantenimento dell’agevolazione esclusivamente qualora il trasferimento della residenza … non sia tempestivo per causa sopravvenuta di forza maggiore, rilevando a tal fine i soli impedimenti non imputabili alla parte obbligata [non è certamente imputabile alla parte obbligata l’assegnazione della sede scolastica in un qualsiasi plesso del territorio nazionale disposta secondo le necessità organizzative dell’Autorità preposta], inevitabili [posto che obiettivo dell’inserimento in una graduatoria per l’insegnamento è quello di vedersi assegnata una sede scolastica dove insegnare, è per definizione “inevitabile” per non perdere una preziosa ed essenziale occasione di lavoro – n.d.r.] ed imprevedibili [posto che la necessità di ricoprire i posti vacanti è comunque distribuita su ogni territorio provinciale/regionale, la probabilità di essere dislocati fuori regione o talmente distanti dalla propria terra da doversi addirittura trasferire fisicamente e permanentemente è estremamente bassa e comunque tale da non poter rientrare affatto nell’ambito della “comune esperienza”, tantomeno per gli “insegnanti meridionali” – n.d.r.] >>; di conseguenza, come evidenziato nelle note sintetiche interposte al testo riprodotto della Sentenza, esisteva lo spazio per arrivare a conclusioni diverse o comunque più aderenti alla particolare fattispecie, se del caso attraverso un rinvio al Giudice a quo per gli occorrenti accertamenti in fatto.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

 

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