L’equity crowdfunding e le agevolazioni fiscali all’innovazione

Di Samantha Buttus -

1. In un precedente intervento (v., I diversi modelli di crowdfunding nell’imposizione sui redditi, in Riv. dir.trib.-On.line, 24 luglio 2014) si è rilevato come il legislatore fiscale non si sia troppo occupato fenomeno del crowdfunding, con eccezione del c.d. lending based crowdfunding, ma che, ciononostante, sia possibile individuare le implicazioni reddituali dei finanziamenti erogati secondo i diversi modelli sviluppatisi nella prassi.

In realtà, il legislatore fiscale si è occupato anche di equity crowdfunding, seppur solo indirettamente: all’art. 29 del D.L. 179/2012, ovverosia lo stesso provvedimento normativo che ammetteva le start up innovative alla raccolta di capitale di rischio tramite portali online, ha previsto alcune agevolazioni fiscali in favore, almeno inizialmente, di chi investisse nelle stesse società (l’accezione di “investimento agevolato” è stata chiarita nel D.M. di attuazione n. 98410 del 2016).

La leva fiscale, dunque, è stata fatta agire sull’investitore, il quale si avvantaggia di specifiche norme di favor che – la considerazione è quasi scontata – non rispondono alla ratio di incentivare il crowdfunding in sé.

Invero, il legislatore fiscale, tramite le norme agevolative di cui all’art. 29 del D.L. 179 del 2012 ha inteso perseguire il fine (extrafiscale) della diffusione, sviluppo, incentivazione di quelle società che possono offrire capitale di rischio anche in crowdfunding.

Di tal che l’equity crowdfunding viene agevolato solo indirettamente e soltanto in quanto costituisce una modalità attraverso la quale è possibile effettuare un investimento di capitale in determinate società: è l’investimento in sé ad essere incentivato (l’art. 4 del D.M. di attuazione è rubricato proprio “nozione di investimento agevolato”), in quanto destinato ad incrementare il capitale di certi soggetti, a prescindere da canale prescelto per l’effettuazione del conferimento.

Si agevola l’accesso in determinate società, l’investimento tout court di capitale di rischio nelle stesse.

Tant’è che, come si osserverà infra, le agevolazioni sono state variamente estese, consentendo il perseguimento di fini extrafiscali anche diversi.

2. In un primo tempo, le disposizioni dell’art. 29 del D.L. n. 179/2012 consentivano una detrazione Irpef, riportabile in avanti fino al terzo periodo d’imposta, del 19% dell’investimento dell’importo massimo di € 500.000, da mantenere per almeno due anni (la detrazione saliva al 25% se si fosse trattato di start up a vocazione sociale o start up aventi ad oggetto lo sviluppo e la commercializzazione esclusiva di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico), ovvero una deduzione Ires del 20% dell’investimento dell’importo massimo di € 1.800.000, da mantenere per almeno due anni (la deduzione saliva 27% se si fosse trattato di start up a vocazione sociale o start up aventi ad oggetto lo sviluppo e la commercializzazione esclusiva di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico).

La misura è stata modificata con l’art. 1, comma 66, l. n. 232/2016 (legge di stabilità per il 2017) e, avendo ottenuto l’autorizzazione Commissione Europea (SA 47184 del 18.09.2017) fino al 31.12.2025, la disciplina a regime consente una detrazione Irpef, riportabile in avanti fino al terzo periodo d’imposta, del 30% dell’investimento dell’importo massimo di € 1.000.000, da mantenere per almeno tre anni, ovvero in una deduzione Ires del 30% dell’investimento dell’importo massimo di € 1.800.000, da mantenere per almeno tre anni.

Infine, ma solo per il 2019, subordinatamente al placet europeo che ancora si attende, l’art. 1, comma 218, l. n. 145/2018, ha elevato le percentuali dal 30% al 40%, consentendo altresì una deduzione del 50% se l’investimento sia effettuato da soggetti Ires diversi da start up innovative, con acquisizione dell’intero capitale sociale e questo sia mantenuto per almeno tre anni.

Si tratta di agevolazioni ex lege (sia consentito, sul punto, il rinvio a S. BUTTUS, Il giudicato tributario nelle liti sulle agevolazioni, in Rass. trib., 2010, 110) la cui applicazione non impone alcuna previa istanza: le condizioni per godere dei benefici fiscali sono dettate dall’art. 5 del D.M. n. 98410 del 2016 e l’Amministrazione finanziaria potrà contestare (in sede di controllo formale nel caso di detrazione Irpef, in sede di avviso di accertamento, in caso di deduzione Ires) la mancata integrazione di qualsivoglia elemento della fattispecie (anche quello di start up della società partecipata, nonostante l’evidenza camerale. Cfr., con riguardo ai poteri del giudice fallimentare, G.P. MACAGNO, Dichiarazione di fallimento della start-up innovativa priva dei requisiti, in Fallimento, 2018, 1446 ss.).

3. Come già accennato, almeno in un primo tempo, le agevolazioni in parola concernevano pacificamente solo le start up innovative, rectius, l’investimento di rischio in start up innovative, società che direttamente, in quanto tali, beneficiano di altre norme di favore, tra cui le ultime previste dal c.d. “Piano Nazionale Industria 4.0” (Cfr. A. URICCHIO, La fiscalità dell’innovazione nel modello Industria 4.0, in Rass. trib., 2017, 1041 ss.; F. GALLIO – B. RIZZI, Industria 4.0 e agevolazioni fiscali: le opportunità da cogliere, in Corr. trib., 2017, 3393 ss. e P. PIANTAVIGNA, Start-up innovative e nuove fonti di finanziamento, in Riv. dir. fin., 2014, 264 ss.).

Questi benefici fiscali sono destinati ai loro soci in un’ottica di miglior rispondenza alle logiche dalla quarta rivoluzione industriale, la quale si caratterizza non è tanto per lo sfruttamento dell’innovazione nella produzione, quanto e soprattutto per la propensione a ideare, progettare e produrre innovazione: l’innovazione, dunque, non è più solo mezzo, ma è l’oggetto stesso della produzione.

L’impresa innovativa è, infatti è innanzitutto un’impresa che produce innovazione (requisito necessario) e che nel produrla, utilizza l’innovazione (requisito alternativo).

Le agevolazioni del ripetuto art. 29 s’inquadrano perfettamente nell’ottica dell’allocazione del valore nella “testa” dell’impresa (il soggetto che gode del beneficio fiscale è il socio investitore), mentre le altre agevolazioni del Piano Industria 4.0 rispondono maggiormente all’intento di incentivare l’acquisizione dell’innovazione, degli investimenti in innovazione tecnologica da impiegare nella fase produttiva (S. DORIGO, La tassa sui robot tra mito (tanto) e realtà (poca), in Corr. trib., 2018, 2364 ss.).

La leva fiscale sembra, dunque, lo strumento principale, ma non l’unico, per stimolare l’impresa all’innovazione.

Ma le misure non sono facilmente sistematizzabili, ancorché le agevolazioni de quibus siano strutturate a regime (temporanee sono solo le maggiori percentuali valevoli per il 2019).

Proprio in considerazione della ratio evidenziata dovrebbe risultare chiara l’estensione di tali agevolazioni anche alle PMI innovative, pur sempre “creatrici” di innovazione (M. CIAN, Società start-up innovative e PMI innovative, in Giur. Comm., 2015, 969 ss.).

4. Come già rilevato in apertura, oggi tutte le PMI possono allocare le proprie quote di partecipazione in crowdfunding (l’art. 57, d.lgs. n. 50 del 2017 ha sostituito con “PMI” le parole “start up innovative” e “start up innovativa” all’articolo 26, commi 2, 5 e 6, del D.L. n. 179 del 2012).

All’indomani della modifica normativa, ci si era chiesti se dovesse considerarsi modificato anche l’ambito soggettivo di applicazione delle agevolazioni di cui all’art. 29, posto che l’art. 57, d.lgs. n. 50/2017 aveva inciso solo su alcuni commi del citato art. 26 del decreto 179/2012.

L’autorizzazione della Commissione Europea intervenuta a fine dicembre 2018 ha dissipato ogni dubbio, considerando legittimi aiuti di stato destinati a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio, gli incentivi fiscali all’investimento nel capitale di rischio non di qualsivoglia PMI, ma solo delle PMI innovative (così come definite dalla Raccomandazione 2003/361/CE e dal D.L. 3/2015, ovverosia società di capitali, anche in forma cooperativa, non quotate in un mercato regolamentato, con l’ultimo bilancio certificato, che presentano un chiaro carattere innovativo, identificato dal possesso di almeno due dei seguenti tre criteri: a) volume di spesa in ricerca e sviluppo in misura almeno pari al 3% della maggiore entità fra costo e valore totale della produzione; b) forza lavoro costituita, in una quota pari ad almeno 1/3 del totale, di titolari di laurea magistrale, oppure, in una quota pari ad almeno 1/5 del totale, da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori; c) titolarità, anche quali depositarie o licenziatarie, di almeno una privativa industriale, ovvero titolarità di un software registrato).

Oggi, dunque, le agevolazioni di cui all’art. 29 del decreto crescita bis (pur mancando il decreto di attuazione del MEF, di concerto col MISE), riguardano tanto gli investimenti sia nelle start up, quanto nelle PMI, purché siano “innovative”, nel rispetto della ratio legislativa che è appunto quella di incentivare lo sviluppo dell’innovazione, non la forma societaria in sè.

Investimenti che possono, ma non necessariamente devono, essere effettuati attraverso il modello dell’equity crowdfunding, strumento che oggi ha un ambito applicativo soggettivo più ampio rispetto a quello delle agevolazioni fiscali della cui analisi ci si è sin qui occupati.

5. Rispondente ad una ratio diversa l’estensione delle agevolazioni de quibus alle imprese sociali, enti del terzo settore, nominate nell’art. 4 del d.lgs. n. 117/2017 (c.d. Codice del Terzo settore), ma disciplinate autonomamente dal d.lgs. n. 112/2017: in tal caso, il fine extrafiscale perseguito è il sostegno di quelle realtà imprenditoriali che esercitano un’attività non a scopo di lucro, ma per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e, dunque, perseguendo uno scopo solidaristico, altruistico.

Già le start up innovative a vocazione sociale (qualificabili come imprese sociali) potevano raccogliere capitali di rischio in crowdfunding in base al D.L. n. 179/2012 e godere delle stesse agevolazioni (anzi, fino al 2017 in misura maggiore), ma ciò tanto in quanto si trattava pur sempre di start up innovative.

Oggi è stata riconosciuta a tutte le imprese sociali la possibilità di accedere alla raccolta di capitale di rischio in crowdfunding e l’art. 18 del d.lgs. n. 112/2007 ha esteso le agevolazioni in parola a tutte le imprese sociali, che, ex art. 1 del citato d.lgs. n. 112/2017, possono avere qualsivoglia forma commerciale.

6. In caso di mancanza dei presupposti normativi di accesso, le agevolazioni verranno negate dall’Amministrazione finanziaria; se, invece, i requisiti per il loro mantenimento vengono successivamente meno, vi sarà decadenza dalle agevolazioni, come disposto dall’art. 6 del D.M. n. 98410 del 2016, con recupero ad imposizione dell’importo detratto o dedotto.

Le ipotesi di decadenza rispondono a rationes differenti.

Cosicché, l’investitore, soggetto passivo Irpef o Ires, decadrà dalle agevolazioni se entro tre anni dalla data in cui l’investimento rileva si verifichi : a) la cessione, anche parziale, a titolo oneroso, delle partecipazioni ricevute in cambio degli investimenti, inclusi gli atti a titolo oneroso che importano costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento e i conferimenti in società, nonché la cessione di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni o quote (si vogliono evitare manovre speculative); b) la riduzione di capitale e/o la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovraprezzo di emissione delle azioni o quote delle start up innovative (si vogliono evitare manovre abusive); c) il recesso o l’esclusione degli investitori (viene meno la solidità della società e/o del progetto); d) la perdita, da parte della start up innovativa, di uno dei requisiti richiesti dall’art. 25, c. 2, D.L. n. 179/2012 (viene meno la ratio delle agevolazioni).

Non comporta, invece, la perdita delle agevolazioni: a) il venir meno della qualifica di start up innovativa nel caso di decorrenza dei cinque anni dalla costituzione della società o di superamento della soglia di € 5.000.000 (cinque milioni) del valore della produzione annua o di ammissione alla quotazione su un sistema multilaterale di negoziazione; b) il trasferimento delle partecipazioni a titolo gratuito o a causa di morte del contribuente, nonché il trasferimento conseguente alle operazioni straordinarie.

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