ISTANZA DI DEFINIZIONE AGEVOLATA DEI CARICHI AFFIDATI ALL’AGENTE DELLA RISCOSSIONE (C.D. ROTTAMAZIONE TER) E DIVIETO DI COMPENSAZIONE ORIZZONTALE DEI CREDITI TRIBUTARI

Di Bernardo Bellicini -

1. Com’è noto, il contribuente non può utilizzare i crediti fiscali maturati per far fronte ad altre obbligazioni relative a imposte di diversa natura, nel caso in cui risulti moroso al pagamento di cartelle esattoriali che si considerano quindi scadute.

Ciò in forza del disposto dell’art. 31, comma 1, del D.L. 78/2010 (avente ad oggetto la preclusione dell’autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi), secondo cui la compensazione orizzontale dei crediti, relativi alle imposte erariali, è vietata sino a concorrenza dell’importo dei debiti di ammontare superiore a € 1.500, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, e per i quali è scaduto il termine di pagamento. In caso di inosservanza del divieto è applicata la sanzione del 50 per cento dell’importo dei debiti iscritti a ruolo per imposte erariali (e relativi accessori) per i quali è scaduto il termine di pagamento, fino a concorrenza dell’ammontare indebitamente compensato. Solo la pendenza di impugnazione giudiziale o amministrativa dell’iscrizione a ruolo può inibire, temporaneamente, l’irrogazione della sanzione, che non può essere comunque superiore al 50 per cento di quanto indebitamente compensato.

La norma statuisce, dunque, il divieto di saldare, per esempio, un debito Irpef utilizzando un credito IVA, ma non impedisce la compensazione verticale, ossia l’utilizzo di un credito per il pagamento di un debito relativo alla medesima imposta.

2. In ragione dell’elevato numero di contribuenti inadempienti e dell’oggettiva difficolta dell’amministrazione finanziaria di provvedere al recupero coattivo degli importi non corrisposti, è stato prevista – con l’art. 3 del D.L. n. 119/2018 – la “Definizione agevolata 2018” (cosiddetta “rottamazione-ter”) per tutti coloro che hanno debiti con l’Agenzia delle Entrate – Riscossione relativi al periodo 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017: il termine di presentazione della domanda, inizialmente fissato nel 30 aprile 2019, è stato di recente prorogato al 31 luglio 2019.

La suddetta disciplina consente – come noto – di estinguere i debiti iscritti a ruolo contenuti nelle cartelle di pagamento mediante il versamento delle somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora, con possibilità di optare per un pagamento rateale.

A fronte della presentazione della domanda, è previsto che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione – limitatamente ai debiti rientranti tra i c.d. “debiti definibili” – non dia seguito alle procedure esecutive già avviate, salvo che non abbia avuto luogo il primo incanto con esito positivo; e che, inoltre, non avvii nuove procedure cautelari o esecutive, restando comunque attivi i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti alla datata di presentazione della domanda. E’ previsto altresì che, a seguito della presentazione della dichiarazione di adesione, vengano sospesi i termini di prescrizione e decadenza dei carichi inseriti nella domanda e gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti rateizzazioni.

3. Da quanto appena esposto deriva che anche il solo deposito della domanda di “rottamazione” provoca, in attesa dell’ammissione effettiva alla procedura e al successivo puntuale adempimento degli obblighi di versamento, la sterilizzazione (seppur temporanea) della posizione debitoria del contribuente, tanto da poter addirittura ottenere, in pendenza di tale situazione, il DURC.

Quest’ultima circostanza è stata chiarita dall’Inps con il provvedimento n. 4844/2018, che regolamenta le novità introdotte dalla legge 136/2018 di conversione del decreto n. 119/2018: in sostanza, è stata estesa alla “rottamazione-ter” la disposizione di cui all’art. 54 del D.L. 50/2017, che consentiva il rilascio del DURC in caso di adesioni ai precedenti provvedimenti di definizione agevolata.

Resta da appurare se l’adesione alla definizione agevolata permetta il superamento del divieto espresso alla compensazione orizzontale dei crediti fiscali, per quei contribuenti titolari di debiti iscritti a ruolo di importo superiore ad € 1.500, come disposto dell’art. 31, comma 1, del D.L. 78/2010.

A tutta prima, un’interpretazione logico-sistematica dell’art. 3 del Decreto Legge n. 119/2018 potrebbe, in effetti, lasciar ipotizzare che il solo deposito dell’istanza di ammissione alla procedura sia sufficiente a provocare la decadenza del suddetto divieto di compensazione.

4. L’Agenzia delle Entrate è intervenuta, sul punto, con la risposta all’interpello 913-844/2018, confermando che, in effetti, in presenza di “rottamazione” non vige il divieto di compensazione orizzontale dei crediti fiscali per i contribuenti che hanno debiti iscritti a ruolo di importo superiore a € 1.500, avallando così la possibilità di deroga alla disciplina di cui al citato art. 31, comma 1, del D.L. 78/2010.

In particolare, l’Agenzia ha chiarito che in caso di “rottamazione” ex art. 3 del D.L. n. 119/2018 il divieto di compensazione considerato non opera perché ”la presentazione della domanda di definizione agevolata determina la sospensione dell’attività di riscossione e che il pagamento della prima o unica rata estingue le attività esecutive già intraprese”: infatti, come precisato dall’art. 3, la sola presentazione dell’istanza di definizione agevolata inibisce l’attività di recupero del riscossore (ad evidente tutela del contribuente).

Ciò è, in effetti, coerente con gli effetti scaturenti dal deposito della domanda (già sopra brevemente richiamati): (a) sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza; (b) sono sospesi, sino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione, gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere alla data di presentazione; (c) non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi quelli già iscritti alla data di presentazione; (d) non possono essere avviate nuove procedure esecutive; (e) non possono essere proseguite le procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non sia tenuto il primo incanto con esito positivo; (f) il debitore non è considerato inadempiente ai fini di cui agli artt. 28-ter e 48-bis del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 602; f-bis) si applica la disposizione di cui all’art. 54 del d.l. 50/2017, ai fini del rilascio del DURC.

Senza peraltro considerare che la normativa sulla “rottamazione ter” prevede, inoltre, l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia già tenuto il primo incanto con esito positivo, al momento del pagamento della prima o unica rata delle somme dovute per il perfezionamento della definizione.

5. Da ciò conseguente che la definizione agevolata dovrà ritenersi priva di effetti, con ripresa della riscossione e contestuale riattivazione del divieto di compensazione ex 31, comma 1, soltanto in caso di inadempimento degli obblighi di versamento, per mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata, o di una di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento.

Inoltre, come chiarito nella parte finale della risposta all’interpello 913-844/2018, nel caso in cui il contribuente risulti inadempiente o la definizione agevolata sia inefficace (il riferimento è, sostanzialmente, ma non solo, ai casi di presentazione dell’istanza di rottamazione a scopo dilatorio) anche le compensazioni effettuate nel corso della “rottamazione” saranno considerate in violazione del divieto di cui al più volte citato art. 31, comma 1, con susseguente applicazione della sanzione del 50 per cento dei debiti iscritti a ruolo.

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