Ancora un po’ di confusione sulle controversie previdenziali

Di Francesco d’Ayala Valva -

(Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, ordinanza 24 aprile 2019, n. 11221)

(Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza 6 maggio 2019, n. 11801)

1. Con ordinanza n. 11221/2019, pubblicata il 24 aprile 2019, la Corte di cassazione a Sezioni Unite ha dichiarato la giurisdizione del giudice tributario ed ha rimesso le parti davanti alla Commissione Provinciale competente per territorio.

Alla Corte la questione era stata rimessa dalla commissione tributaria provinciale di Caserta, con ordinanza n. 687/2018. Dalla lettura di quest’ultima si evince che si trattava di un avviso di intimazione di “contributi INPS”, per i quali la stessa commissione aveva negato la propria giurisdizione trattandosi di “contributi previdenziali”. Rimetteva quindi la questione al giudice ordinario e “specificatamente al giudice del lavoro, in ragione della natura non tributaria dell’intimazione di pagamento”. Il giudice del lavoro accoglieva l’eccezione dell’INPS e delle parti opposte, riteneva sussistere la giurisdizione del giudice tributario e si dichiarava a sua volta sfornito di giurisdizione. Riassunto nuovamente il giudizio con la richiamata ordinanza n. 687/2018 del 5 febbraio 2018 la Commissione tributaria rimetteva gli atti alla Corte di cassazione.

Assegnato il fascicolo alla sesta sezione T, questa prendeva atto della rimessione sulla “questione processuale se la lite in quanto avente ad oggetto contributi previdenziali, ai sensi degli artt. 19-2, d.lgs. 546/1992 rientri nella competenza giurisdizionale del giudice tributario speciale ovvero di quello ordinario”. Rilevava che si trattava di un conflitto di giurisdizione sollevato di ufficio e disponeva la trasmissione del procedimento alle Sezioni Unite.

Nella successiva camera di consiglio delle SS.UU. venivano lette le conclusioni scritte del Sostituto procuratore Generale, il quale chiedeva alla Corte il “rigetto del ricorso per regolamento”.

Nell’ordinanza n. 11221/2019 la Corte ha ricordato che il contribuente aveva proposto opposizione dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Caserta contro l’intimazione di pagamento avente per oggetto crediti previdenziali e assistenziali per il Servizio sanitario nazionale.

Avendo la Commissione tributaria ed il giudice del lavoro declinato la propria giurisdizione sull’oggetto del contendere, la Corte a SS.UU. menzionava l’ordinanza interlocutoria della sesta sezione della stessa corte, n. 26286/2018 (In questa rivista telematica con nota d’Ayala Valva F., Alle sezioni unite della Corte di cassazione la questione del giudice naturale sulle controversie contributive previdenziali) con la quale era stata disposta la trasmissione del procedimento al fine di risolvere il conflitto di giurisdizione tra il giudice tributario speciale e il giudice ordinario.

La Corte, nel considerato in diritto, ripeteva che “La controversia ha ad oggetto un’opposizione avverso l’intimazione di pagamento relativa a contributi previdenziali e assistenziali del Servizio Sanitario Nazionale. Da qui la decisione della “devoluzione della controversia al giudice tributario, ai sensi dell’art. 2 del d.lgs. 31/12/1992, n. 546, come modificato dall’art. 12, comma 2, L. n. 448/2001”.

Statuiva che “sono pertanto devolute alle commissioni tributarie le controversie concernente l’abrogato contributo al servizio sanitario nazionale, stante il carattere tributario dello stesso, desumibile dall’imposizione di un sacrificio economico attraverso un atto autoritativo ablatorio e dalla destinazione del relativo gettito alla copertura delle spese pubbliche, nonché dalla sua riconducibilità, quale sovrimposta IRPEF, alle imposte sui redditi, ai sensi dell’art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992”.

A sostegno dell’affermazione ed a riprova della sussistenza di una tale costante affermazione della stessa Corte l’ordinanza richiamava in tal senso Cass. Sez. Un. (rectius sezione tributaria) del 08/06/2018, n. 14997; Cass. Sez. Un. del 6/2/2009, n. 2871; Cass. Sez. Un. del 13/02/2012, n. 1987.

Per tali motivi ha dichiarato la “giurisdizione del giudice tributario”.

Va subito rimarcato che le tre sentenze richiamate riguardano controversie relative ad un mancato versamento di un contributo al Servizio Sanitario Nazionale. Nelle stesse si precisa che avendo tale contributo natura tributaria, emergente da un atto autoritativo ablatorio il cui ricavato è destinato a copertura di pubbliche spese, le relative controversie rientrano nella giurisdizione tributaria, specie a seguito del nuovo contenuto dell’art. 2 d.lgs. n. 546/1992.

La motivazione dell’ordinanza n. 11221/2019, che dichiara la giurisdizione del giudice tributario su una controversia relativa al contributo al Servizio nazionale coerentemente alle richiamate sentenze, è pienamente da condividere, non sussistendo dubbi in proposito.

L’espressione usata nella premessa per identificare la materia oggetto del giudizio, quale contributi previdenziali e assistenziali del Servizio Sanitario Nazionale, non è invece coerente con l’ordinanza n. 687/2018 della commissione tributaria e con l’ordinanza n. 26286/2018 della stessa sesta sezione della corte.

Si tratta di un “innesto” sull’originario ceppo della controversia, nella quale si trattava esclusivamente di contributi previdenziali, di altro distinto elemento denominato contributo del servizio sanitario nazionale.

Qualche perplessità potrà nascere in capo alla commissione tributaria destinata a decidere nel merito dopo l’affermazione della propria giurisdizione su tale controversia. Quest’ultima aveva infatti declinato il potere giurisdizionale in relazione ad una controversia avente per oggetto contributi previdenziali e la stessa qualificazione si rinviene nella lettura dell’ordinanza interlocutoria della sesta sezione della Corte n. 26286/2018, ove esplicitamente si parla di contributi previdenziali, senza altre aggiunte o precisazioni.

Indipendentemente dalla motivazione dell’ordinanza a SS.UU. n. 11221/2019, competente a decidere sulla controversia è ora la commissione tributaria provinciale, che mai potrà andare di contrario avviso. Avrà invece l’opportunità di ripensare sull’originaria presa di posizione, analizzare gli elementi costitutivi della prestazione previdenziale, rinvenendo nella stessa gli elementi indefettibili del tributo e quindi della propria giurisdizione.

2. Le controversie derivanti da evasione contributiva previdenziale sono numerose e spesso viene eccepita la carenza di giurisdizione del giudice tributario. La recentissima ordinanza della sesta sezione della Corte di cassazione n. 11801/2019 del 6/5/2019 ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice tributario relativamente a crediti di natura previdenziale.

La concisa motivazione è la seguente:“Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario e non di quello tributario la controversia avente per oggetto diritti ed obblighi attinenti ad un rapporto previdenziale obbligatorio ……. non solo per l’intrinseca natura del rapporto, ma anche perché l’art. 24 del d.lgs. 26 febbraio 1999 n. 46, sul riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, nell’estendere tale procedura anche ai contributi o premi dovuti agli enti pubblici previdenziali, espressamente prevede che il contribuente in presenza di richiesta di contributi previdenziali può proporre opposizione contro l’iscrizione a ruolo avanti al giudice del lavoro (Sez. U. n. 6359 del 18/3/2010)”.

La motivazione si regge su due pilastri, riportati direttamente dalla ordinanza Cass SS.UU. n. 6539/2010, e cioè l’intrinseca natura del rapporto e la previsione della possibilità di proporre opposizione contro l’iscrizione a ruolo avanti al giudice del lavoro, a mente dell’art. 24 del d.lgs 26 febbraio 1999 n. 46.

Poiché si tratta di mera trasposizione della motivazione della citata ordinanza n. 6539/2010, valgono le medesime censure a suo tempo formulate (d’Ayala Valva F., L’evasione previdenziale verso il giudice tributario e il Garante del contribuente, Boll. Trib., 2011, n. 21, 1603)

L’intrinseca natura del rapporto previdenziale non è idonea a contrastare la giurisprudenza, che è ferma nel ritenere devolute, dal 2002, alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi natura tributaria, in quanto derivanti da un rapporto autoritativo ablativo, i cui importi siano destinati a pubbliche spese e che siano carico di un soggetto, che dimostri relativa capacità contributiva. Non pare esservi dubbio che tali elementi sussistono in ogni rapporto contributivo previdenziale.

Quanto al richiamo alla normativa del 1999, sull’impugnazione dei ruoli dinanzi al giudice ordinario, si può ricordare che la Corte a SS.UU., con sentenza n. 2871 del 2009, più sopra richiamata per altro profilo, ha affermato che la mera estensione delle norme in materia di accertamento e riscossione (come nella specie) non possono incidere sulla giurisdizione. La Giurisdizione tributaria comprende ora tutti i tributi di ogni genere e specie comunque denominati indipendentemente da precedenti disposizioni legislative non formalmente abrogate. Da qui l’evidente mancata attenzione all’evolversi della normativa sulla giurisdizione tributaria dopo il 2002 e l’inutilità del richiamo acritico alla ben nota precedente giurisprudenza sul tema del giudice naturale delle controversie previdenziali.

Dalla lettura delle due ordinanze emerge la necessità di una maggiore attenzione sui contenuti motivi in ordine alla giurisdizione tributaria e dell’abbandono del richiamo automatico al precedente, che ha impedito, per oltre tre lustri il riconoscere il passaggio al giudice tributario delle controversie da evasione tributaria.

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