Omesso versamento di ritenute previdenziali anche in caso di cessazione della carica.

Di IVO CARACCIOLI -

Sentenza n. 1511/18

La Cassazione con la sentenza n. 1511/2018 ritiene che del reato di cui all’art. 2 D.L. n. 463/1983 convertito in L. 638/1983, omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali, risponde colui che era obbligato al versamento al momento dell’insorgenza del debito contributivo, anche se “ medio tempore” abbia perduto la rappresentanza o la titolarità dell’impresa  stessa.

Nel caso esaminato l’imputato aveva cessato la carica di amministratore della società nel momento in cui era stata notificata la diffida ex art. 2 comma 1 bis l. 683/1983 e questo portava la difesa a ritenere che lo stesso non potesse piu regolarizzare la posizione contributiva essendo ormai estraneo alla compagine sociale con conseguente esclusione della sua responsabilità per non aver commesso il fatto.

La Corte, al contrario, ribadisce che il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali è un reato omissivo istantaneo che si consuma nel momento in cui scade il termine ultimo concesso al datore di lavoro per il versamento, attualmente fissato al giorno 16 del mese successivo a quello a cui si riferiscono i contributi, essendo irrilevante che la data per adempiere al pagamento sia fissata nei tre mesi successivi alla contestazione della violazione, poiché tale termine determina esclusivamente la sospensione del corso della prescrizione per il tempo necessario a consentire al datore di lavoro di avvalersi della causa di non punibilità di cui all’art 2 comma 1 bis del citato D.L..

Di conseguenza il soggetto attivo del rapporto previdenziale è solo ed esclusivamente il datore di lavoro tale al momento dell’insorgenza del debito , tenuto ad adempiere alla diffida anche se nel frattempo abbia perso la rappresentanza o la titolarità dell’impresa: resta cioè tenuto a sollecitare chi abbia nel frattempo assunto la veste di datore di lavoro al pagamento nel termine trimestrale decorrente dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

La Cassazione ritiene cioè che la possibilità per il datore di lavoro di pagare oltre il termine iniziale sia un mero beneficio che il legislatore concede a costui, il quale può avvalersi della speciale causa di non punibilità di cui all’art. 2 citato. Ma il soggetto attivo del rapporto previdenziale è solo ed esclusivamente il datore di lavoro che era in carica al momento dell’iniziale scadenza per il pagamento ed è sempre solo questi ad essere obbligato all’adempimento anche nel caso abbia perso la titolarità dell’azienda, perché il pagamento costituisce una causa personale di esclusione della punibilità cui è tenuto solo l’autore del reato o su sua sollecitazione il succeduto amministratore.

                                                                                          IVO CARACCIOLI

Omesso versamento di ritenute previdenziali anche in caso di cessazione della carica.