Alle Sezioni Unite della Corte di cassazione la questione del giudice naturale sulle controversie contributive previdenziali

Di Francesco d’Ayala Valva -

(Corte di Cassazione, sezione sesta civile-T, ordinanza n.26286, del 18 ottobre 2018)

La Commissione tributaria provinciale di Caserta, avendo negato la propria giurisdizione per una lite avente per oggetto contributi previdenziali, aveva rimesso la controversia al Tribunale di Santa Maria di Capua Vetere; quest’ultimo dichiarava a sua volta il proprio difetto di giurisdizione e rimetteva la controversia al giudice a quo. Con successiva ordinanza la Commissione tributaria ha rimesso alla Corte di Cassazione la problematica processuale della identificazione del giudice competente sulla lite. La sesta sezione della Corte, alla quale era stato assegnato il fascicolo, dopo aver rilevato che il conflitto riguardava la giurisdizione negata da entrambi i giudici, ha trasmesso il procedimento alle Sezioni Unite.

Dalla sintetica esposizione dei fatti riportati dall’ordinanza di rimessione della Corte emerge che la questione riguarda contributi previdenziali richiesti dalla Agenzia delle entrate–Riscossione s.p.a.; si tratta, quindi, di un credito contributivo vantato da un ente previdenziale a carico, presumibilmente, di un datore di lavoro per contributi dovuti e non versati.

Riguardando un regolamento di giurisdizione, la Corte a Sezioni Unite, ai sensi dell’art. 382 cpc, dovrà statuire quale è il giudice competente sulla lite avente per oggetto la contestata debenza di contributi previdenziali.

La problematica non è nuova, ma la circostanza che ambedue i giudici abbiano dichiarato il proprio difetto di giurisdizione sta a significare che la questione merita una particolare attenzione da parte della Suprema Corte.

Su questa questione la Corte ha già una granitica giurisprudenza, che deriva da costanti precedenti, che hanno nel tempo formato un solido orientamento sul quale ormai poggia la giurisprudenza anche più recente (Cass. SS.UU. 23/7/2018, n. 19.523). Il dato consolidato ha avuto come effetto quello di, progressivamente, sintetizzare ogni motivazione sul permanere la giurisdizione in capo al giudice ordinario fino a renderle quasi insufficienti al limite della apoditticità.

Per affrontare correttamente il problema la Corte dovrà prendere atto, preliminarmente, che per effetto dello jus superveniens (Cass. SS.UU. 24/6/2005, n. 13.549) con l’ampliamento della giurisdizione tributaria (art 2 D.Lgs. n. 546/1992, modificato dall’art. 12, c. 2, L. 448/2001, ancora modificato dall’art. 3-bis, c. 1 lett. a), D.L. 30 settembre 2005, n. 203, convertito con modificazioni dalla legge 2/12/2005, n. 248) tutte le controversie tributarie sono devolute alle commissioni tributarie, alle quali è stata attribuita la giurisdizione in via esclusiva e ratione materie, con connotazione di pienezza e di esclusività (Corte Cost., 31/5/2018 n. 114).

Dovrà riconoscere che tutta la propria giurisprudenza sul punto, anche più recente, non ha considerato l’impatto dell’innovazione normativa (dal 2005) sulla normativa generale della giurisdizione tributaria, contenuta nel D.Lgs. n. 546/1992 e, quindi, che nessun valore può attribuirsi ai precedenti specifici.

Dovrà considerare, invece, le sentenze della Corte costituzionale e proprie (Cass. SS.UU. 24/6/2005 n. 13.549), con le quali sono stati identificati gli elementi costituivi di ogni prelievo coattivo da classificare come tributo.

Dovrà prendere atto che nel “contributo previdenziale”, pur nella varietà dei tipi e la diversità funzionale di cui sono contraddistinti (Cass. 8/11/2018, n. 28.605), sono presenti gli elementi costitutivi di ogni tributo, quali l’obbligatorietà della prestazione prevista da una legge, il prelievo a fini generali delle pubbliche spese ex art 38 Cost. (Cass. 12/1/2018, n. 672) con l’assenza di un sinallagma (Cass. 7/11/2018, n. 28.468), il riferimento all’indice di capacità contributiva a carico del soggetto passivo (Cass. 26/1/2011, n. 1782). Infine dovrà riconoscere che la terminologia di “contributo”, come pure i riferimenti alla “galassia previdenziale” oppure ai “circuiti previdenziali”, non sono idonei ad escludere la natura tributaria di un tale prelievo.

Rimane ancora il rapporto tra la norma generale sulle controversie previdenziali attribuite all’A.G.O. dal c.p.c. e dal disposto dell’art. 24 del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, in contrapposizione alla normativa sulla giurisdizione tributaria, integrata dalla novella del 2005, che ha attribuito alle commissioni tributarie la giurisdizione su tutte le controversie di natura tributaria.

Si può affermare che ambedue gli insiemi di norme hanno carattere della generalità ed infra specialità. Non è contestabile che il legislatore sia libero di stabilire il quantum di giurisdizione da attribuire ad ogni organo giudiziario. Il solo limite è quello della coerenza e razionalità degli interventi; in questo senso va ricordato che la Corte costituzionale ha espunto dalla giurisdizione delle commissioni tributarie le controversie su sanzioni, non derivanti da normative tributarie, proprio ricordando la natura di giudice unico sulle controversie tributarie delle riformate commissioni.

Di fronte ad una analoga forza di due normative di carattere indubbiamente generale, non si può negare il maggior valore delle norme successive (2005) di rideterminazione della giurisdizione e l’intrinseca coerenza di queste ultime nel delegare ad un solo giudice tutta la materia dei prelievi comunque denominati, ma aventi in comune gli elementi caratterizzanti un tributo.

La realizzazione di una giurisdizione tributaria generale risponde anche alle esigenze di coerenza e di razionalizzazione della materia identificata dall’art. 53 Cost.. All’A.G.O. continueranno ad essere imputate tutte le controversie azionate da chi chiede il riconoscimento di un proprio diritto ad una prestazione previdenziale; alle Commissioni tributarie vanno devolute tutte le controversie da evasione contributiva previdenziale, analogamente a qualsiasi altra evasione di tributi di ogni genere e specie comunque denominati. All’A.G.O. viene confermata la funzione di tutela dei diritti del singolo, alle Commissioni tributarie viene riconosciuto il riscontro del corretto adempimento dei doveri tributari.

Alla Corte sono, quindi, presenti tutti gli elementi normativi per riconoscere la giurisdizione tributaria anche sulle liti da omessi versamenti contributivi.

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