La definizione automatica delle liti ultradecennali

Di Matteo Busico -

La Cassazione, con due recenti sentenze (entrambe della Sez. V, depositate il 17 gennaio 2019, nn. 1111 e 1112), ha affrontato alcune questioni controverse relative al condono delle liti pendenti di cui all’art. 3, comma 2-bis, del D.L. 25 marzo 2010, n. 40, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2010, n. 73 (in argomento si veda M. Busico, L’estinzione del processo tributario, Cedam, 2019, 95).

Ai sensi della disposizione citata, le controversie pendenti innanzi alla Commissione tributaria centrale, con esclusione di quelle aventi a oggetto istanze di rimborso, se originate da ricorsi iscritti a ruolo in primo grado da oltre dieci anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (il 26 maggio 2010), e per le quali l’amministrazione finanziaria dello Stato sia risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio, sono automaticamente definite con decreto del presidente del collegio o di altro componente delegato.

Nei casi affrontati dalla Corte di Cassazione, sicuramente sussistevano i requisiti della pendenza ultradecennale della lite e della soccombenza dell’amministrazione finanziaria nei primi due gradi di giudizio; tuttavia, alla data di entrata in vigore della legge suddetta la Commissione tributaria centrale si era già pronunciata (nel caso della sentenza n. 1112/2019 vi era stata solo la deliberazione della decisione, mentre in quello della n. 1111/2019 era stata anche depositata la sentenza), ma non era stato ancora proposto il ricorso in cassazione.

Si poneva quindi il dubbio se le controversie in esame potessero, alla anzidetta data, definirsi pendenti avanti la Commissione tributaria centrale, dovendosi in tal caso ritenere operante l’estinzione automatica del giudizio ai sensi della normativa ante citata.

A tal proposito, la Cassazione ha richiamato la giurisprudenza (Cass., Sez. VI- 5, ord. 2 agosto 2012, n. 13926) secondo la quale la pendenza della lite va individuata in capo al giudice a quo fino a che non sia spirato il termine utile per esperire gli ordinari mezzi di impugnazione della decisione e tale principio non è contraddetto dalla circostanza il giudice, una volta emessa la sentenza, non ha più ius dicere, essendosi spogliato della potestas iudicandi in relazione alla controversia decisa (così Cass., Sez. V, 9 ottobre 2009, n. 21452).

La Suprema Corte ha, quindi, ritenuto di superare un proprio precedente, che sulla stessa questione si era espressa in termini opposti, sostenendo che qualora alla data di riferimento del condono la CTC avesse già emanato la propria decisione va esclusa la pendenza della controversia avanti allo stessa, “benché non siano ancora decorsi i termini per impugnarla, atteso che con la pubblicazione della sentenza cessa la pendenza e la Commissione suddetta perde il potere di emanare il decreto di estinzione” (Cass., Sez. V, 12 gennaio 2017, n. 560).

Secondo la Corte di Cassazione tale soluzione non può essere accolta, in quanto creerebbe una sorta di “vuoto normativo” per le controversie nelle quali alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto suddetto sia stata depositata la sentenza della CTC e non sia stato ancora proposto ricorso in Cassazione, per cui seguendo tale tesi il procedimento non potrebbe essere considerato pendente avanti ad alcuno dei due organi giurisdizionali, di conseguenza il contribuente non avrebbe avuto accesso né alla definizione automatica delle controversie pendenti in CTC, né a quella prevista per le liti in cassazione, definibili – in base alla medesima normativa – con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia.

Siffatta soluzione risulterebbe contraria allo spirito, palesemente deflattivo, della legge in analisi; in effetti, se il legislatore ha disposto un condono, la ratio di tale scelta va nella direzione di “chiudere” le vertenze tributarie potenzialmente oggetto di definizione, quindi è compito dell’interprete assecondare tale intenzione legislativa, adottando nel dubbio l’opzione ermeneutica che realizza la definizione, non quella che la esclude.

Quanto infine alla previsione legislativa secondo la quale le controversie de quibus sono definite con decreto del presidente del collegio o di altro componente della CTC, la Cassazione ha rimarcato che l’estinzione in rassegna opera automaticamente, con effetto ope legis, pertanto è accertabile anche successivamente dal giudice dell’impugnazione, affermando quindi la rilevabilità d’ufficio della questione dell’estinzione del processo in Commissione Tributaria Centrale (la rilevabilità d’ufficio del condono, in generale della cessazione della materia del contendere, è peraltro ormai pacifica: cfr. sul punto Cass., SS.UU., 27 gennaio 2016, n. 1518, in Dir. prat. trib., 2017, II, 1218, commentata da C. Glendi, Sulla rilevabilità in appello della cessazione della materia del contendere sopravvenuta in primo grado).

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