L’alternatività iva-registro ed i suoi limiti

Di Andrea Fedele -

La Cassazione interpreta restrittivamente la disposizione di cui alla nota II all’art. 8 tariffa, parte prima allegata al DPR 131/1986, escludendo dall’alternatività IVA- registro le sentenze, di accertamento, che ammettono al passivo un credito costituente corrispettivo soggetto ad IVA. La Corte costituzionale, qualificando tale indirizzo interpretativo come “diritto vivente”, restringe, con sentenza “manipolativa”, l’efficacia normativa della lettera c) comma 1 dell’art. 8 della tariffa stessa, ottenendo l’estensione, argomentata per identità di ratio, dell’alternatività alle sentenze suddette. L’artificiosità della costruzione dimostra che è preferibile un’interpretazione analogica della succitata nota II.

The Supreme Court (Corte di Cassazione) interprets strictly the rule set out in note II to Section 8 of the tariff, part one, attached to the Presidential Decree (DPR) 131/1986, thus excluding from the alternativity between VAT and registration tax those (declarative) court decisions which admit among the bankruptcy’s liabilities credits arising from a consideration subject to VAT. The Constitutional Court, by qualifying such interpretation as “living law”, limits (through a “modificative” decision) the effectiveness of letter c), paragraph 1, of Section 8 of the same tariff, thus achieving the extension, based on the same ratio, of the alternativity between VAT and registration tax for such court decisions. The artificiality of such interpretation proves that an analogical (and therefore broader) interpretation of the abovementioned note II is pr eferable.