Il principio della prevalenza della sostanza sulla forma nel nuovo Conceptual Framework for Financial Reporting

Di Guglielmo Fransoni          -

Osservazioni sul Conceptual Framework for Financial Reporting March 2018

1. Il 29 marzo 2018 lo IASB ha definitivamente approvato il Conceptual Framework for Financial Reporting (“Framework (2018)”) il quale è entrato immediatamente in vigore per lo IASB, mentre avrà effetto per le imprese dal 2020.

Con questa approvazione si è conclusa la lunga fase di revisione del Framework approvato dallo IASC Board nel 1989 e poi adottato dallo IASB nel 2001 (“Framework (2001)”) avviata, fin dal 2004, dallo IASB di concerto con il FASB e, inizialmente, circoscritta alla messa a punto di alcuni concetti base relativi agli obiettivi dell’informazione contabile e finanziaria e alle caratteristiche qualitative di un’informazione contabile idonea.

Questa prima revisione ha condotto ad una parziale riedizione del documento nel 2010 (Framework (2010)”) la quale innovava rispetto al Framework (2001) per quanto riguardava il primo e il terzo capitolo (mentre il secondo capitolo restava in attesa di completa definizione), ma lasciava espressamente invariato il resto.

Dal 2012 il progetto di revisione è ripreso, ancorché senza la partecipazione del FASB, e ha trovato il suo epilogo con l’approvazione del Framework (2018) che preserva larga parte delle novità già contenute nel Framework (2010), ma riformula in modo assai significativo le parti del Framework (2001) fino ad oggi rimaste vigenti.

Le novità introdotte nel Framework (2018) rispetto al precedente del 2001 appaiono, a nostro avviso, particolarmente rilevanti per comprendere l’esatto contenuto del principio della c.d. prevalenza della sostanza sulla forma.

2. Merita appena ricordare, in via preliminare, che per lo IASB il Framework non è un principio contabile, bensì un essenziale punto di riferimento nell’elaborazione e nell’interpretazione dei principi contabili.

Proprio per tale sua natura esso – diversamente da quanto avviene per gli altri principi contabili propriamente detti – non è sottoposto al processo di endorsement da parte dell’UE.

È abbastanza pacifico, però, che tutto questo non fa venir meno l’efficacia normativa del Framework.

Non solo perché i principi in esso enunciati sono, in prevalenza, riflessi nei singoli IFRS, nè perché esso è richiamato da vari standards (IFRS 2, 3, 6 e 14; IAS 1, 34, 37 e 38). Soprattutto, il suo rilievo normativo deriva dal rinvio che al Framework (2018) è fatto dallo IAS 1 e dallo IAS 8.

Il par. 15 dello IAS 1 (come modificato a seguito dell’approvazione del Framework (2018)) stabilisce, infatti, che la «Fair presentation requires the faithful representation of the effects of transactions, other events and conditions in accordance with the definitions and recognition criteria for assets, liabilities, income and expenses set out in the Conceptual Framework for Financial Reporting» così ponendo il Framework (20189 quale parametro di valutazione della osservanza del principio della fair presentation affermato dallo IAS 1. È importante evidenziare che questo rinvio al Framework (2018) riguarda, in particolare, le definizioni di attività, passività, ricavi e spese sulle quali avremo modo di ritornare. In questo contesto il ruolo del Framework (2018) è sottolineato particolarmente dal fatto che il par. 19 dello IAS 1 (come modificato a seguito dell’approvazione del Framework (2018)) stabilisce la possibilità di derogare a un altro IFRS se si riscontra che, nel caso concreto, l’osservanza dello stesso comporterebbe una rappresentazione talmente poco corretta da risultare in contrasto «with the objective of financial statements set out in the Conceptual Framework».

A sua volta, i parr. 10 e 11 dello IAS 8, nell’individuare la soluzione da seguire nei casi cui si riscontri «the absence of an IFRS that specifically applies to a transaction» stabiliscono che si debba prima di tutto fare riferimento agli IFRS «dealing with similar and related issues» e, in mancanza, ai «definitions, recognition criteria and measurement concepts for assets, liabilities, income and expenses in the Conceptual Framework for Financial Reporting».

Senza indugiare nel sottolineare come questa disciplina non solo legittimi l’applicazione di procedimenti sostanzialmente analogici, ma per giunta lo faccia secondo lo stesso schema concettuale previsto dall’art. 12 delle Preleggi, sembra evidentemente impossibile negare efficacia normativa al Framework (2018) sia per ciò che attiene alla disciplina del bilancio, sia per quanto riguarda il reddito d’impresa in forza del ben noto principio di derivazione rafforzata.

3. È proprio in considerazione di siffatto evidente valore normativo proprio del Framework (2018) che appare opportuno verificare come il principio della c.d. prevalenza della sostanza sulla forma è in esso declinato.

Si può anzi affermare che, se si vuole restare solidamente ancorati al diritto positivo (come sarebbe necessario fare nella nostra materia), il principio della c.d. prevalenza della sostanza sulla forma può essere applicato anche nell’ordinamento tributario solo in quanto espressamente sancito nel Framework (2018) e in ragione della sua vigenza attraverso la strada, alquanto tortuosa ma facilmente riconoscibile, di una serie di rinvii: quello contenuto nell’art. 83, comma 1, t.u.i.r. che richiama i principi IAS-IFRS e quello, di cui si è appena detto, contenuto nei principi IAS e IFRS (e, in specie, negli IAS nn. 1 e 8) che ha ad oggetto il Framework (2018).

Il principio della substance over form è, quindi, una regola normativamente imposta (non un dogma come talora viene rappresentato) e da interpretarsi come tale. Per comprenderlo appieno è importante, allora, richiamare l’attenzione:

a) al contesto nel quale esso è disciplinato;

b) al contenuto che è ad esso attribuito nel Framework (2018).

3.1.     Per quanto attiene al contesto occorre evidenziare che il Framework (2018) contiene una definizione degli asset orientata in senso espressamente giuridico.

Il confronto fra il punto 49.a del Framework (2001) e i punti 4.3 e 4.4 del Framework è già di per sé significativo.

Mentre il punto 49.a del Framework (2001) si limitava ad affermare che «An asset is a resource controlled by the entity as a result of past events and from which future economic benefits are expected to f low to the entity», i punti 4.3 e 4.4 del Framework (2018) rendono più esplicita questa definizione suddividendola in due parti e enfatizzando, così, la centralità del dato giuridico: «4.3. An asset is a present economic resource controlled by the entity as a result of past events. 4.4 An economic resource is a right that has the potential to produce economic benefits».

La prospettiva spiccatamente giuridica a partire dalla quale la nozione di asset viene concepita, elaborata e descritta è ulteriormente evidenziata nei paragrafi successivi dove, nel passare ad analizzare i vari termini contenuti nella definizione generale fornita ai parr. 4.3 e 4.4, viene riconosciuta la priorità logica che, in quella definizione, assume il termine “right”.

Al riguardo, lo IASB sottolinea:

a) la distinzione fra diritti relativi (par. 4.6.a) e diritti assoluti (4.6.b);

b) la possibile diversità nei titoli d’acquisto dei diritti evidenziando la possibile differenza fra titoli derivativi di fonte contrattuale o legale (par. 4.7) e titoli originari (4.7.a. e 4.7.b).

È evidente, peraltro, che lo IASB non si rivolge a soggetti che operano in una specifica giurisdizione e disciplina un’informativa che è diretta, a sua volta, a soggetti anch’essi operanti in plurime giurisdizioni. Conseguentemente, le definizioni fornite non rispondono a una specifica tassonomia concettuale e hanno una forma descrittiva. Ma questo non fa venir meno l’essenzialità del substrato giuridico da cui esse muovono. E, d’altra parte, questo profilo è confermato ulteriormente dal rilievo che, nella definizione di “control”, assume «the ability to enforce legal rights» (par. 4.22).

Il richiamo al concetto di “resource” (che era esclusivo nel Framework (2001)) o, meglio, di “economic resource” (secondo la terminologia del Framework (2018)) assume, in questo contesto, il valore di una specificazione. Nella prospettiva dell’attività d’impresa, infatti, le attività rilevanti sono quelle che presentano l’idoneità a costituire “fattori della produzione”, pertanto solo esse meritano di essere rilevate come assets (cfr. par. 4.14 ss.).

Nel contesto del Framework (2018) la qualificazione “economica” diventa, più esplicitamente, quella di un profilo che attiene alla “rilevanza” dell’asset e non alla sua natura la quale resta, comunque, quella di “diritto”.

3.2.     Analogo discorso può essere svolto per la definizione di passività (la quale, tuttavia, si discosta meno da quella già presente nel Framework (2001)) incentrata sulla nozione di “obligation” (cfr. parr. 4.28-4.35).

Altrettanto significativa, ai nostri fini, è ancora l’attenzione che il Framework (2010) dedica al rapporto fra prestazione e controprestazione, con particolare riguardo alla distinzione fra contratti non eseguiti da entrambe le parti (executory contracts) e contratti eseguiti da almeno una parte (executed contracts) (cfr. parr. 4.47, 4.56-4-58).

3.3.     In definitiva, senza poter condurre ulteriormente l’analisi in dettaglio (attesa l’economia del presente scritto), sembra di poter affermare con sufficiente fondatezza che secondo il Framework (2010) la situazione finanziaria dell’impresa e le sue modificazioni sono la conseguenza degli assetti giuridici sia pure riguardati nella prospettiva specifica della loro rilevanza economica, ossia della loro idoneità a produrre effetti rilevanti in quanto incremento o decremento della “ricchezza” (per uno studio delle vicende patrimoniali dell’impresa in questa prospettiva, sia consentito il rinvio a G. Fransoni, La categoria dei redditi d’impresa, in P. Russo, Manuale di diritto tributario. Parte Speciale, Milano 2009, pagg. 172 ss.).

4. È, dunque, in questo contesto che deve essere interpretato il concetto di “substance” delineato nei parr. 2.12 e 4.59-4.62 del Framework (2018).

Innanzi tutto, è opportuno registrare la modifica terminologica intervenuta rispetto al Framework (2001).

In quella sede esisteva un paragrafo intitolato “Substance over form”. Viceversa, nel Framework (2018) i paragrafi dedicati all’esposizione del rilievo da attribuirsi ai profili sostanziali (parr. 4-59-4.62) sono intitolati “Substance of contractual rights and contractual obligations”.

Viene messo così in evidenza che il problema che s’intende affrontare non è quello di una contrapposizione fra sostanza economica e forma legale, bensì quello della individuazione della effettiva consistenza economica dell’assetto legale.

L’aspetto maggiormente fuorviante del Framework (2001) era costituito dall’affermazione secondo cui occorreva rappresentare i fatti d’impresa «in accordance with their substance and economic reality» (par. 35); espressione che, isolatamente considerata, poteva indurre a ritenere che esistesse una “realtà economica” non solo contrapponibile a quella “legale”, ma soprattutto “estrinseca” rispetto ad essa.

Come si è detto, già l’intitolazione dei parr. 4.59-4.62 pone in evidenza che la “sostanza” non deve essere ricercata “altrove” rispetto alla disciplina legale, essendo, invece, essa stessa un profilo intrinseco dei rapporti contrattuali.

I successivi paragrafi declinano più nel dettaglio questo concetto sottolineando come la ricerca della sostanza passi da un’analisi delle clausole contrattuali (par. 4.59) diretta a evidenziare il loro esatto contenuto anche in termini “impliciti” (par. 4.60) nonché dando evidenza ai rapporti fra gruppi o serie di contratti (4.62).

5. Il Framework (2018) non rappresenta un superamento del Framework (2001), bensì solo un affinamento e un’esplicitazione dei concetti (forse, troppo) sinteticamente enunciati in quella sede.

Tuttavia, non sembrerebbe essere dubbio, alla luce di quanto si è esposto (e, si badi bene, l’analisi potrebbe essere condotta ulteriormente in dettaglio ma sempre con esiti confermativi di quanto si va affermando), che la migliore e più precisa enunciazione del rilievo della “sostanza” nel Framework (2018) consente di escludere che, anche nella prospettiva contabile (e, quindi e per “derivazione”, in quella del reddito d’impresa) vi sia spazio per una contrapposizione fra “fatto economico” e “fatto giuridico” (secondo le conclusioni cui era già giunta la migliore dottrina: cfr., per tutti, L. Del Federico, Forma e sostanza nel reddito d’impresa: spunti per un chiarimento concettuale, in Riv. dir. trib., 2017, I, 140 ss. e, ivi, estesi riferimenti bibliografici).

Ciò che rileva nell’ambito del bilancio sono soltanto le vicende giuridiche. L’unica particolarità, peraltro scontata, è che queste vicende rilevano secondo la prospettiva funzionale pertinente all’attività d’impresa e congruente con l’interesse di coloro che sono destinatari dell’informativa di bilancio. Cosicché esse sono, quindi, rilevate e rappresentate nella loro dimensione economica.

Questa particolarità di prospettiva dei fenomeni oggetto di rilevazione e rappresentazione porta naturalmente a dare diversa importanza ai diversi fattori che sono naturalmente ricompresi nelle situazioni giuridiche soggettive e nelle loro modificazioni.

Le situazioni giuridiche soggettive (anche quelle più elementari) sono una complessa sintesi di molti elementi giuridicamente rilevanti: nel mero “diritto di credito” sono sintetizzati, sotto una sola denominazione, poteri (p.es. quello di agire per la sua tutela), doveri (p.es. quello di rendere possibile la prestazione dell’obbligato), aspettative ecc. Le formule che identificano diritti dalla natura più complessa – primo fra tutti, verosimilmente, il diritto di proprietà – esprimono in forma sintetica un complesso di posizioni ancora più articolato e variegato.

È naturale, allora, che, là dove queste situazioni giuridiche – e gli atti giuridici che ne comportano la modificazione o il trasferimento – siano riguardati in una prospettiva funzionalistica, si attribuisca maggiore rilevanza ad alcuni dei profili ricompresi in quella specifica sintesi verbale.

Nella prospettiva funzionale propria dell’impresa e dell’informativa riguardante la condizione e l’andamento finanziario della stessa, è quindi altrettanto naturale – diremmo, anzi, necessario – che sia attribuita rilevanza decisiva ai profili “economicamente” rilevanti, ossia al contenuto dei diritti e delle obbligazioni che appare idoneo a determinare incrementi o decrementi della capacità finanziaria dell’impresa, ossia della sua capacità di remunerare i capitali investiti. E ciò specialmente là dove, come chiarisce bene il Framework (2018) anche gli azionisti sono considerati alla stregua non già di co-titolari dell’impresa collettiva, ma quali “investitori” (su questa duplicità di possibili prospettive si può rinviare, anche per estesi riferimenti alla dottrina gius-commercialistica a F. Padovani, Investimenti in società di capitali e imposizione sul reddito, Milano 2009).

Tale selezione, secondo la prospettiva funzionale rilevante, di alcuni dei contenuti dei diritti e delle obbligazioni può, altrettanto naturalmente, condurre a classificazioni delle situazioni giuridiche soggettive diverse rispetto a quelle preferite dai cultori del diritto civile, commerciale ecc.: è classico, da questo punto di vista, l’esempio del contratto di leasing e quello di proprietà. Classificazioni diverse, appunto, però certamente non contrapposte e per nulla ignote (basta pensare, per restare all’esempio fatto, alle note tesi sulla natura reale della locazione ad longum tempus), ma soprattutto non fondate, lo ripetiamo, su dati estrinseci rispetto al fenomeno giuridico, bensì proprio ed esclusivamente su questo.

Il Framework (2018) costituisce da questo punto di vista – ma non solo, perché il documento si lascia complessivamente apprezzare per la sua maggiore chiarezza e il più elevato grado di rigore concettuale – un assai apprezzabile chiarimento.

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