Infedele dichiarazione: spetta al giudice di merito l’applicazione dello ius superveniens sulle sanzioni.

Di IVO CARACCIOLI -

Sentenza n.946/18

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 946/2018 conferma il principio consolidato secondo cui le sanzioni amministrative previste dall’art. 1 D. Lgs. 471/1997 per il caso di dichiarazione infedele (art. 4 D. Lgs. 74/2000) sono dovute a prescindere dalla circostanza che l’imposta, non dichiarata, vada poi effettivamente riscossa oppure debba essere compensata da perdite pregresse.
Essa ritiene che l’eventuale possibilità di computare ex post le perdite pregresse, per ridurre o azzerare il maggior reddito accertato, attiene al profilo dell’entità della pretesa fiscale, ma è inidonea ad evitare gli effetti sanzionatori che derivano dall’infedeltà oggettiva della dichiarazione, derivante dall’aver indicato un reddito inferiore a quello accertato.
La Corte, anche in altre pronunce, aveva ritenuto applicabile la sanzione per infedele dichiarazione poiché “è tale infedele dichiarazione che legittima e rende necessario il conseguente accertamento, che a sua volta determina l’irrogazione della sanzione, mentre la fase della riscossione è successiva” (così Cass. ord. 2486/2013; nonché Cass. ord. 13014/2011). Si ritiene così che solo dopo la fase accertativa potrà poi procedersi alla successiva riscossione, perciò il fatto che in tale seconda sede vengano eccepiti e riconosciuti titoli di compensazione, non spiega alcun riflesso sull’applicabilità alla fattispecie concreta del disposto del D.Lgs. 471/1997, art. 1 commi 2 e 4.
I supremi giudici, nell’ordinanza in commento, stabiliscono poi che sia il giudice di rinvio a deliberare la questione dello ius superveniens di cui all’art. 15 comma 1 lett.a), D. Lgs. 158/2015 che ha consentito la possibilità di scomputare le perdite coeve e pregresse rispetto al perodo di accertamento.
A ben vedere il ricalcolo da parte dell’Ufficio delle sanzioni sulla maggior imposta dovuta, al netto dello scomputo delle perdite, comporta il superamento del consolidato orientamento giurisprudenziale sulla materia, fondato sulla convizione che la sanzione colpisse l’infedeltà a prescindere dall’importo dell’imposta evasa, che, invece, deve dunque essere calcolata in concreto dopo il computo delle perdite.

IVO CARACCIOLI

Infedele dichiarazione: spetta al giudice di merito l’applicazione dello ius superveniens sulle sanzioni.